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Carsòli

comune in provincia di L'Aquila (103 km), 95,27 km², 5086 ab. (carsolani), patrono: santa Vittoria (23 agosto).

Centro situato nell'alta valle del fiume Turano, tra le due rive del fiume. Nei pressi sorgeva l'italica Carseolis, città degli Equi e poi colonia romana (sec. III a. C.). Devastato da Longobardi e Saraceni, e ricostruito a poca distanza e fortificato, divenne feudo degli Orsini, dei Barberini e infine dei Colonna. Durante la seconda guerra mondiale subì ingenti danni. § L'abitato è formato da una parte antica, in posizione elevata, e da una moderna, a valle. Nella parte antica sono il castello (sec. XIII), in rovina, e la parrocchiale di Santa Vittoria (sec. XVI, restaurata), con facciata in cotto e portali provenienti dalla chiesa di Santa Maria in Cellis. Questa (1132, rimaneggiata nel sec. XVI) sorge nei pressi del cimitero e conserva, dell'edificio primitivo, il campanile, la pianta ad aula unica, il portale, il pulpito e un candelabro in pietra per il cero pasquale. Resti di un altro castello sono in frazione Colli di Montebove. A Piano della Civita sono le vestigia di Carseolis. § Sviluppato polo industriale attivo nei settori elettronico, cartario, dell'abbigliamento, dei materiali da costruzione e della lavorazione del legno, basa la sua economia anche sull'agricoltura, che produce barbabietole da zucchero e patate; sono praticate le attività di sfruttamento dei boschi (castagne) e la pioppicoltura. È una frequentata meta turistica. § Nei dintorni sono la grotta del Cervo e quella di Pietrasecca, con stalattiti e stalagmiti.