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Cassiti

adico Kaššû). Popolazione dei monti iranici, che si infiltrò in Mesopotamia a partire dal sec. XVIII a. C. e prese il potere a Babilonia(da essi detta Kar-Duniaš, Vallo di Duniaš) nel 1592 a. C. col re Agum II, fondandovi una dinastia che si mantenne fino al 1157 a. C. (secondo una lista dinastica i re furono 36). Sotto i Cassiti Babilonia si trovò inserita in un mondo politicamente complesso: militarmente stretta fra Assiria ed Elam, riuscì a far fronte a entrambe; intrattenne relazioni diplomatiche con l'Egitto e gli Ittiti, rassegnandosi a essere non più il centro del mondo ma uno dei tanti elementi. I Cassiti parlavano una lingua (della quale abbiamo pochi resti, specialmente nomi propri) d'incerta classificazione, nella quale era infiltrato qualche elemento indeuropeo. Calati in Mesopotamia in scarso numero e dotati di una cultura assai semplice, furono rapidamente assimilati sul piano linguistico e culturale dalla popolazione semitica locale. Portarono però la tecnica di addestramento bellico del cavallo e l'accentuazione di certi rapporti “feudali”. Sull'altopiano iranico erano ancora presenti nel I millennio a. C. e sono segnalati come kossáioi da fonti greche. § I monumenti più caratteristici dell'arte cassita, che rientra nel quadro dell'arte mesopotamica nel II millennio a. C., sono i kudurru, pietre di confine attestanti con parole e immagini le donazioni fatte dai re ai templi. Questi massi in diorite nera, su cui sono scolpiti, oltre all'iscrizione, la scena tradizionale della presentazione del donatore al dio e talora i simboli degli dei chiamati a garantire la donazione, testimoniano che lo stile figurativo dei Cassiti era più aspro e monumentale di quello dei Sumeri e dei Babilonesi (kudurru del re Melishipak, sec. XII a. C.; Parigi, Louvre). In architettura i Cassiti, che ricostruirono numerosi santuari babilonesi, seguirono la tradizione mesopotamica, introducendo però alcune novità, come le volte a tutto sesto per le porte e i rilievi architettonici figurali in cotto che dovevano trovare larga eco presso gli Achemenidi.