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Achemènidi

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Storia

Dinastia del primo impero persiano, detto anche achemenide dal nome del capostipite Achemene. Il loro impero si estese dall'India nordoccidentale e dal fiume Jaxartes (Syrdarja) al Mar Egeo e all'Egitto, unificando in un'unica organizzazione statale la massima parte del mondo civile fra i sec. VI e IV a. C. La potenza del clan degli Achemenidi, appartenente alla tribù persiana dei Pasargadi, ebbe inizio con Ciro II il Grande e fu riaffermata e consolidata da Dario I; prima di Ciro, re di Anšan, gli Achemenidi erano stati vassalli del regno dell'Elam e poi dei Medi. Con Dario I, succeduto al figlio di Ciro il Grande, Cambise, dopo un periodo oscuro di lotte intestine, salì al trono un altro ramo della dinastia, discendente anch'esso, tuttavia, dal re Teispe, figlio di Achemene. Dopo Dario I altri nove sovrani salirono al trono, fino a Dario III Codomanno cui Alessandro Magno strappò il regno nel 330 a. C. Con gli Achemenidi il mondo iranico si impose come protagonista della storia e il Vicino e il Medio Oriente, strettamente congiunti, vennero a un contatto diretto e profondo con la civiltà ellenica.

Arte: dalla protostoria allo splendore

Sullo sfondo protostorico delle manifestazioni artistiche dei popoli nomadi (Medi, Cimmeri, Sciti e Persiani), insediatisi sull'altopiano iranico nei primi secoli del I millennio a. C., si matura e prende consistenza l'arte achemenide (550-330 a. C.), che si arricchisce attraverso i vari contatti con i Paesi dell'Oriente antico (Assiria, Elam, Babilonia, Urartu). Combinati a questi rapporti con le civiltà toccate dal mondo classico, attraverso i traffici mercantili con le colonie greche sulle coste del Mar Nero, si innestavano gli apporti provenienti dall'Est, ove fiorivano le culture dei nomadi dell'“Iran esteriore”. L'aspetto più caratteristico dell'arte achemenide è quella sintesi stilistica a cui perviene mediante l'elaborazione delle arti protoiraniche e di quelle delle civiltà vicine. L'originalità dell'arte achemenide si rileva nell'equilibrio di interpretazione e fusione di tanti elementi diversi, senza tuttavia alterare quelle possibilità di individuazione che consentono di risalire alle fonti originarie. L'esperienza costruttiva e urbanistica degli Achemenidi ha origine dall'insediamento dei Persiani nella loro prima capitale di Masgid-i Sulayman (sec. VIII-VII a. C.), costruita su una terrazza artificiale cinta da mura, secondo le caratteristiche dei borghi fortificati suggerite dai Medi attraverso modelli di origine urartea. Questo basilare concetto informatore impronterà di sé le future città imperiali di Pasargadae (che è la prima capitale dell'Impero achemenide fondata da Ciro tra il 559 e il 550 a. C.), Persepoli (sorta nel 518 a. C. sotto Dario) e Susa (capitale invernale voluta da Ciro) , dai favolosi palazzi costruiti con largo impiego di materiali e manodopera di provenienza straniera. Le caratteristiche dell'architettura achemenide e la precisa disposizione degli edifici sono già codificate nello schema di Pasargadae: porta trionfale, apadāna (o sala di udienza) tutta aperta mediante porticati esterni e duplice ordine di colonne, residenza imperiale. Anche la scultura, a integrazione dell'architettura, appare annunciata nel suo inconfondibile repertorio di forme e raffigurazioni del soggetto animalistico, tema essenziale dell'arte delle steppe: tori alati, leoni, leogrifi, cavalli e tutte quelle composizioni zoomorfe care all'arte scita ed ereditate dalla bronzistica del Lorestān. L'importanza e l'allargamento della potenza achemenide determinarono il sorgere di nuove capitali, i cui monumenti dovevano affascinare e suggestionare i vari popoli sudditi del primo impero mondiale, che annualmente convenivano alla corte achemenide per offrire il tributo di fedeltà al “re dei re”.

Arte: le nuove capitali

Si edificarono così Persepoli e Susa e nei rilievi dei grandi palazzi delle nuove capitali si scolpirono, in serrate sequenze, gli episodi culminanti di queste cerimonie annuali. Sfilate interminabili di personaggi disposti di profilo (pochi sono gli esempi della scultura achemenide a tutto tondo) in fitto corteggio, raffigurati con i prodotti esotici per caratterizzarne il Paese di provenienza. Naturalmente portata ai moduli ornamentali e decorativi, l'arte achemenide, che aveva saputo tradurre in versione essenzialmente persiana la colonna mediterranea, la sala ipostila forse di ispirazione egiziana, la facciata delle costruzioni urartee, la pianta del palazzo babilonese e perfino la medesima decorazione a mattoni smaltati, dimostrò un certo disinteresse per l'evoluzione del proprio linguaggio espressivo, trascurando alcuni problemi formali di fondo (per esempio, il raggiungimento della terza dimensione). Uno dei rari pezzi di scultura a tutto tondo, dopo i frammenti della statua di Dario, è la testa di giovane principe in pasta di lapislazzuli del Museo Archeologico di Teheran. Attratta dal fascino del motivo decorativo, l'arte achemenide cristallizzò ogni sua ricerca in soluzioni tecniche per riprodurre nelle applicazioni più diverse un medesimo soggetto. È il caso della raffigurazione del leone, che appare come motivo decorativo sulla veste del re, dopo essere stato sottratto da uno dei tanti bassorilievi, per trasfigurarsi ancora quale ornamento di un oggetto di oreficeria. La grande scultura di palazzo si trasferisce tale e quale dalle architetture imperiali della terrazza alle tombe rupestri dei re a Naqsh-i-Rustam (secondo una convenzione compositiva suggerita da una tomba medo-scitica di Kizkapan) ove l'ingresso, ornato di un portico colonnato, simula la facciata del palazzo. § Dove la sensibilità artistica achemenide trova originalità di espressione è nelle arti minori, specie nella lavorazione dei metalli. Anche in questo campo si tratta di rielaborazioni di forme e motivi provenienti da altre tradizioni artistiche. I famosi rhytá d'oro massiccio hanno i loro immediati precedenti nell'arte fiorita presso i protomedi di Sialk (sec. X-IX) o di quelle che seguono di Khūrvīn, di Hasanlu, di Amlash, di Ziwiyeh. E così per tanti altri prodotti in metallo prezioso (vasellame, gioielli, spade) vi è sempre un riscontro con la matrice originale di altre civiltà (Assiria, Lidia, Urartu, Steppe, Lorestān) sulla quale gli artefici achemenidi intervengono con gusto e ricchezza di fantasia.

Bibliografia

P. J. Junge, Dareios I, König der Perser, Lipsia, 1944; M. Ehtécham, L'Iran sous les Achemenides, Friburgo, 1946; R. Ghirshman, Arte persiana, Milano, 1962; A. R. Burn, Persia and the Greeks, Londra, 1962; R. N. Frye, La Persia preislamica, Milano, 1963; G. Gullini, Architettura iranica dagli Achemenidi ai Sassanidi, Torino, 1964; L. Laroche, Dai Sumeri ai Sassanidi, Milano, 1971; R. Ghirshman, La civiltà persiana antica, Torino, 1972; A. T. Olmstead, L'impero persiano, Roma, 1982.