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Babilònia

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Generalità

(sumerico, Ka-dingir-ra, accadico Bāb-ili, porta del dio, ebraico Bābel, greco Babylṓn per la città, Babylonía per la regione). Antica città mesopotamica, centro principale della regione per tutto il periodo della civiltà che da essa si usa chiamare babilonese (sec. XIX-IV a. C.). Era situata ca. 85 km a S di Baghdad, presso l'odierna Hilla, sul corso antico dell'Eufrate (che ora passa assai più a W). Col nome della città venne secondariamente designata tutta la regione della quale questa era tradizionalmente la capitale; ma quest'uso si afferma relativamente tardi (dall'età persiana ed ellenistica) e piuttosto da parte dei Paesi circostanti. Oggi il termine “babilonese” si usa in maniera poco sistematica: per la lingua si preferisce “accadico” (cioè semitico di Mesopotamia; contrapposto a lingua e letteratura sumeriche) ed egualmente dicasi per la letteratura, più comunemente però vista nell'ambito dell'Assiria, e di Babilonia; per le altre manifestazioni culturali (religione, arte, ecc.), è preferibile “mesopotamico” (che comprende sia l'elemento semitico assiro-babilonese, sia i Sumeri e altri elementi non semitici, che furono insieme portatori di una cultura unitaria). All'interno di queste più generali designazioni (accadico, mesopotamico, assiro-babilonese) il termine “babilonese” designa più correttamente gli elementi specificamente legati alla città di Babilonia. Il nome della città ha in italiano un duplice adattamento: Babilonia, che deriva dalla tradizione greco-romana, e Babele, che deriva dalla tradizione biblica (ed è vitale soprattutto nell'espressione Torre di Babele e nel senso traslato di “confusione” che deriva dall'episodio biblico).

Topografia

La città, di cui si hanno descrizioni topografiche analitiche in lingua accadica, oltre a quella celebre di Erodoto, era racchiusa in una possente triplice cinta muraria con ampie torri quadrate e con larghi camminamenti, celebri nell'antichità, in cui potevano passare due carri affiancati. La pianta generale era quadrangolare, con 24 strade principali, mentre l'Eufrate tagliava da N a S la città, che presentava una zona residenziale con i palazzi reali all'estremo nord. Nella cinta si aprivano otto enormi porte dedicate a divinità (è stata ricostruita negli Staatliche Museen di Berlino la porta di Ishtar con i rilievi in mattonelle policrome smaltate raffiguranti draghi e tori). Dalla porta di Ishtar una grande strada processionale conduceva, oltrepassando l'Eufrate, all'immenso santuario del dio Marduk (Esagila) e all'Etemenanki, la ziqqurat cittadina (base quadrata di 90 m per lato e altezza di 90 m), la cosiddetta Torre di Babele. Diversi templi sono stati scavati e identificati: quello di Ninmakh presso la porta di Ishtar, quello di Ishtar di Akkad a W della strada processionale, quello di Gula e quello a tre celle di Ninurta a S dell'Esagila. È stata inoltre ritrovata una costruzione con coperture a volta che sorreggevano una terrazza con alberi, che documenterebbe i giardini pensili celebrati dagli antichi come una delle sette meraviglie del mondo.

Storia

Verso il 1900 a. C. Babilonia, soppiantata la vicina Akkad, divenne sede di una dinastia autonoma, nata dal crollo dell'Impero di Ur, i cui primi re Sumu-abum (1894-1891) e Sumu-la-El (1880-1845) costituirono un regno saldo anche se limitato. Dopo un periodo di stasi, Hammurabi (1792-1750 a. C.) con le sue vittorie su Larsa, Ešnunna, Mari, Assiria unificò gran parte della Mesopotamia sotto il dominio di Babilonia; già con Samsu-iluna (1749-1712) però si rese indipendente il “Paese del mare” sul Golfo Persico, poi si staccò la media valle dell'Eufrate coi re di Khana, mentre iniziava la penetrazione dei Cassiti. Durante il regno di Samsu-ditana (1625-1595), dopo un'incursione del re ittita Muršili I, i Cassiti, con Agum II (1592-1565), presero il potere a Babilonia. La dinastia cassita recuperò il controllo del “Paese del mare” (con Ulam-Buriaš, 1496-1474), mentre verso nord si logorò in interminabili lotte contro l'Assiria; in funzione antiassira essa intrattenne, dalla metà del sec. XV alla metà del XIV, relazioni diplomatiche con Egitto e Hatti senza tuttavia riuscire a impedire che Aššur-uballiṭ acquistasse il controllo del regno. Una vittoria di Kurigalzu II (1345-1324) sull'Elam ridiede un certo prestigio ai Cassiti ma presto la città, stretta tra Assiri ed Elamiti, finì per cadere sotto il completo controllo dei primi che, con Tukultī-Ninurta I (1244), espugnarono Babilonia e ne distrussero le mura. Scomparsi i Cassiti, prese il potere la II dinastia di Isin, che ebbe il massimo esponente in Nabucodonosor I (1124-1103) vincitore degli Elamiti; ma poi iniziò un lungo periodo di ristagno politico, economico e culturale, mentre le tribù aramaiche (specialmente i Caldei) si infiltravano nelle campagne babilonesi, trasformando la compagine etnica locale. Furono capi-tribù caldei (Marduk-apla-iddina II, Nergal-ušezib, Mušēzib-Marduk) gli unici personaggi politici di un certo rilievo fra il sec. VIII e il VII, gli unici a opporsi con qualche successo agli Assiri che sempre più imponevano il loro controllo su Babilonia, conquistandola più volte, imponendo il governo dei loro sovrani (Tiglatpileser III, Sargon II) e infine distruggendola completamente sotto il regno di Sennacherib (689). Ripresasi con Easrhaddon e con Šamaššum-ukīn (668-648) fratello di Assurbanipal, Babilonia fu sede, grazie al caldeo Nabopolassar (625-605), di una nuova dinastia che espulse gli Assiri e distrusse Ninive (612). Il dominio di Babilonia si estese a tutta la Mesopotamia, alla Siria-Palestina (Nabucodonosor II), all'Arabia settentrionale (Nabonedo). La conquista persiana (Ciro il Grande, 539) trovò una città all'apice dello splendore, che divenne il centro della satrapia più ricca e una delle capitali dell'impero. È solo in età ellenistica, con la fondazione di Seleucia, che Babilonia decadde. Mentre le vicende politiche furono alterne, il prestigio religioso e culturale della città, una volta affermatosi all'epoca di Hammurabi, rimase sempre intatto. Il dio cittadino Marduk divenne il capo del pantheon (soppiantando il sumerico Enlil), la letteratura religiosa, sapienziale, mitologica babilonese venne canonizzata e funse da modello per tutto il mondo mesopotamico; gli Assiri usavano il dialetto babilonese per le iscrizioni ufficiali.

Religione

La religione dei Babilonesi non differisce da quella degli altri popoli mesopotamici se non per il dio poliade della città di Babele, Marduk, che viene posto come supremo reggitore del mondo in seguito alla realizzazione dell'egemonia babilonese sulla Mesopotamia. Il mito che fonda la supremazia di Marduk era narrato ritualmente durante la festa di capodanno (akitu) della città.

Diritto

La famiglia, strutturata in modo patriarcale, possedeva un proprio patrimonio, che veniva suddiviso fra i figli legittimi o legittimati. Esisteva anche l'istituto dell'adozione (mārūtu). Il padre aveva potestà sui componenti la famiglia, ma poteva al massimo cedere (non vendere) un figlio per un tempo determinato. Del patrimonio familiare il padre aveva solo la custodia e l'usufrutto. Tanto i figli quanto la moglie godevano di una certa capacità giuridica e patrimoniale. Per i casi di grave indisciplina (ribellione al padre, adulterio con la moglie principale) il padre comminava pene anche gravi, che potevano arrivare al misconoscimento del colpevole e alla sua espulsione dalla casa, con conseguente perdita dello status di figlio. Gli schiavi (ardu, amtu) erano prigionieri di guerra o debitori insolventi, distribuiti nelle varie famiglie per i lavori domestici e agricoli. Essi godevano però di alcuni diritti come la facoltà di avere un peculio proprio, di contrarre matrimonio tra loro; quelli occupati nell'agricoltura non erano alienabili singolarmente, ma passavano ad altro padrone solo con il trasferimento di tutta la proprietà. Il padrone aveva diritto a infliggere una pena allo schiavo, ma non la morte; egli lo doveva mantenere se caduto in miseria. Pagando il prezzo del riscatto lo schiavo poteva ottenere la libertà attraverso la manomissione (mār-banūtu) e diventare figlio nella famiglia del padrone. Il matrimonio era eminentemente un contratto (il padre dello sposo o lo sposo stesso pagavano al padre o alla madre della sposa la tirkhatu o prezzo della compera). Da quel momento la donna diventava aššhatu (moglie dell'uomo) ed era punibile per infedeltà. La dote (šeriqtu) della sposa ritornava a lei se rimaneva vedova. Il marito assegnava inoltre alla moglie un appannaggio e altri doni, di cui la donna acquistava la proprietà a tutti gli effetti. Qualora la moglie fosse sterile, essa poteva dare al marito la serva; il marito da parte sua poteva prendere in questo caso un'altra moglie. Impedimenti al matrimonio erano i vari gradi di parentela e la qualità di donna pubblica o consacrata a un dio. Il ripudio da parte del marito poteva avvenire per sterilità, per trascuratezza negli obblighi matrimoniali, per adulterio; il marito però doveva rinunciare ai beni della sposa. Anche la moglie aveva diritto a ripudiare il marito se questi la trascurava o abbandonava la casa. Pur non avendo una posizione giuridica pari a quella dell'uomo, la donna godeva di larghi diritti e poteva testimoniare nei contratti, concludere ogni sorta di contratti, stare in giudizio, fare donazioni e disporre dell'eredità. Morto il marito, poteva amministrare i beni patrimoniali ma non alienarli. Il diritto ereditario rispettava la successione legittima: ereditavano in prima linea i maschi (legittimi o legittimati) e in mancanza d'essi le figlie. In mancanza di figli si ricorreva all'adozione. Il padre poteva diseredare il figlio per grave mancanza, ma solo sotto il controllo del giudice. Una delle forme principali di costituzione della proprietà a Babilonia era il beneficio (ilku) concesso dal re a un privato in cambio dell'obbligo al servizio militare. Tale beneficio era inalienabile. Il patrimonio familiare costituiva un'unità giuridica autonoma, appartenente alla famiglia e non ai singoli suoi membri; in caso di alienazione di una parte dello stesso il capofamiglia doveva ottenere il consenso dei singoli familiari. Poche le restrizioni alle quali era soggetta la proprietà: le servitù erano stabilite solo per contratto. I negozi giuridici per essere validi dovevano essere scritti su una tavoletta, con tutti i dati necessari. Il contraente o il suo garante dovevano prestare giuramento e consegnare all'altra parte un pegno, che veniva incamerato in caso di mancata solvenza. I Babilonesi conoscevano anche i titoli al portatore e il mancato pagamento a chi presentasse il titolo era punito come atto illecito. Importante fra i vari negozi giuridici era la compravendita, che avveniva mediante scrittura e con tutte le specificazioni contemplate dal caso. Erano inalienabili la schiava-madre, il vassallo e il suo beneficio. Il pagamento avveniva di solito alla consegna dell'oggetto e il trapasso di proprietà si aveva all'atto del pagamento. Questo poteva avvenire per contanti o a credito. I contratti agrari avevano per oggetto terre colte o incolte. Nella colonia parziaria il proprietario forniva il capitale necessario alla lavorazione del fondo; il colono si obbligava a coltivarlo e a restituirlo al termine fissato. La quota di prodotti spettanti al proprietario variava da 1/3 a 1/2. Contratti a più lungo termine (4 anni) erano stipulati per i terreni da trasformare a frutteto. In questo caso le spese erano a carico del colono, ma questi però, alla fine della conduzione, diventava padrone di metà del fondo. Nella quota di locazione si calcolava la produttività del campo e la sua superficie; in caso di disastri atmosferici il canone era ridotto a un minimo. Per la cura e l'allevamento del bestiame il pastore doveva rispondere di tutte le perdite, tranne quelle causate dal fulmine o da altri disastri atmosferici; in caso di dolo la restituzione era in proporzione di 10 a 1. Le case si affittavano per un anno e più e l'affitto si pagava posticipato; le riparazioni erano a carico dell'inquilino. Se una casa crollava e vi rimaneva ucciso il padrone o suo figlio, veniva ucciso l'architetto o suo figlio; se un paziente moriva, il medico curante pagava con il taglio delle mani; se il paziente era uno schiavo, il medico doveva sostituirlo con un altro schiavo. Le società commerciali erano strutturate come società in accomandita: un negoziante affidava denaro o merci a un agente e questi era libero di gestirli come meglio credesse, con l'obbligo però di sottostare a controlli e di pagare al socio la metà degli utili. Le donazioni richiedevano, come per tutti gli altri negozi, una scrittura confermata dal giuramento del donante e da testimoni. Di solito le donazioni avvenivano nell'ambito della famiglia, ma se il donatario era un estraneo il donante doveva ottenere il consenso degli altri membri della famiglia. Originariamente il processo aveva carattere privato e non aveva forza vincolante per le parti; in periodo neobabilonese invece esso diventò vincolante. Il vero processo davanti ai giudici prevedeva la citazione privata davanti a testimoni. Se il citato non soddisfaceva alle richieste, la causa era demandata al giudice, il quale, dopo attento esame, emanava una proposta di sentenza imponendo a una delle parti o a entrambe una prestazione o una prova. Dopo di che le parti dichiaravano per iscritto che accettavano la sentenza. Le pene erano pecuniarie o corporali (perforamento del naso, taglio dei capelli, delle mani, ecc.). Il tribunale era costituito da 4-5-6-8 giudici, ma talora il giudice era anche unico; i giuramenti venivano prestati nei templi, davanti ai sacerdoti. Il giudice era obbligato a sentenziare “secondo la legge del re”. Quando il caso esulava dalla legge scritta, si ricorreva alla consuetudine del luogo. Nel comminare le pene la legge babilonese teneva conto non solo del reato in sé, ma anche del danno prodotto e dell'intenzione del reo. Le pene, sempre pubbliche, erano: morte per impalamento, affogamento o bruciamento; mutilazioni di membra; fustigazione; corvée in servizio del re; berlina. La multa poteva salire fino a trenta volte il valore del danno subito. Nei reati contro la famiglia il figlio che rinnegava il padre era venduto per denaro; l'incestuoso condannato a morte.

Letteratura

La letteratura babilonese, che ha vincoli assai stretti con quella sumera, da cui deriva forme e contenuti, e parallelamente alla quale in gran parte si sviluppa, ebbe pressappoco inizio al tempo della dinastia di Akkad (sec. XXIV-XXI). I documenti, costituiti per lo più da tavolette di terracotta con scritte in caratteri cuneiformi, risalgono soprattutto al periodo babilonese antico (sec. XIX-XVII) e a quello neoassiro (sec. VIII-VII). I Babilonesi e gli Assiri hanno tramandato molte opere, la cui datazione è peraltro difficile. Questi scritti, che non sono tutti in senso stretto opere letterarie, possono essere compresi in alcuni grandi gruppi: testi di carattere pratico (leggi, lettere, documenti commerciali, ecc.); testi di carattere storico (liste di re, cronache, epigrafi edilizie, ecc.); componimenti poetico-religiosi (poemi, miti, inni, litanie, lamentazioni, scongiuri, ecc.). Depositari della cultura erano i sacerdoti. Nei poemi e nei miti, dove si raggiungono spesso notevoli effetti di tensione e di drammaticità, accanto alla celebrazione della divinità si esprime talora un atteggiamento pessimistico, derivato dall'aspirazione dell'uomo alla conquista di un'impossibile immortalità. Il linguaggio è, nell'insieme, semplice e lapidario, anche quando si hanno lunghe serie di appellativi; i periodi sono per lo più brevi, i costrutti poco complessi, frequente l'uso del discorso diretto e dell'imperativo; la poesia si esprime in versi con accenti ritmici fissi e spesso in strofe tetrastiche. Al periodo babilonese antico, che segna la fioritura della letteratura babilonese e il diffondersi della lingua accadica in tutta la Mesopotamia e nelle regioni limitrofe, risalgono i documenti giuridici di Hammurabi (sec. XVIII), elenchi di re, cronache, iscrizioni relative a templi e palazzi, testi religiosi, fra cui lo scongiuro contro Lamaštum, mostruosa creatura demoniaca efficacemente descritta. Di notevole interesse è il mito di Etana, figura di carattere vagamente prometeico. Fra i poemi spiccano quello di Ishtar, Saltum e Agušaia, e soprattutto il Poema della creazione, detto Enuma elish (Quando in alto), celebrante le imprese di Marduk. A questo periodo appartiene anche il Dialogo tra padrone e servo, che testimonia la presenza di personalità capaci di esprimersi con indipendenza e spregiudicatezza. Non mancano testi di carattere filologico-didattico con elenchi di vocaboli sumeri accompagnati dal significato babilonese e opere in sumero con traduzione interlineare. Risalgono ancora a quest'età rituali di culti e incantesimi e testi sapienziali in forma di proverbi, fra cui una serie contenente riflessioni sull'origine del male, considerato come punizione del peccato. I rituali documentano l'esistenza di forme di spettacolo in cui si risolvevano le solenni manifestazioni religiose: particolarmente importanti le feste di capodanno nel mese di Nisān, durante le quali si celebravano giochi o riti pantomimici in onore di Marduk. Altro interessante poema è il Ludlul bēl nimēqi (Voglio glorificare il signore della sapienza) ove si trova la lamentazione d'un personaggio perseguitato dalla sfortuna come il Giobbe biblico. Successivamente, durante il periodo dell'espansione culturale babilonese, mentre manca un centro unitario di carattere politico (sec. XVI-XII), si attua un'opera di riflessione culturale. Molte specie di componimenti, nati precedentemente, si rinnovano, fissandosi al tempo stesso in forme definitive; si raccolgono, si copiano, si elencano le opere e si compilano canoni di carattere ufficiale. Risale alla fine del II millennio un inno a Šamaš, ricco di poesia, ispirato alla bellezza della natura; nello stesso periodo dovette fissarsi il testo del poema di Gilgamesh, l'Ulisse mesopotamico assetato di conoscenza. Molti documenti della letteratura babilonese sono giunti in copie d'età neoassira (sec. VIII-VII) e derivano in gran parte dalla celebre biblioteca di Assurbanipal (vedi anche la letteratura in Assiria).

Arte

Al tempo di questo sovrano si raggiungono importanti conquiste nella rappresentazione piana, con la definizione coerente della visione di profilo della figura umana e con accenni di scorcio. È probabile che la contemporanea arte dei centri amorrei della Siria settentrionale (Aleppo, Ebla, Alalak con la sua elevata produzione particolarmente nella glittica) abbia influenzato l'arte antico-babilonese, come è documentato a Mari. Dopo l'età cassita, che conosce originali soluzioni spaziali nell'architettura e interessanti tendenze espressionistiche nella plastica minore e nella pittura, Babilonia nei brevi ma gloriosi anni dell'impero neobabilonese, dopo la sconfitta del grande rivale assiro, sembra riesumare, in un'originale rielaborazione culturale che è colma di reminiscenze e di riferimenti al passato, le più tipiche tradizioni sumeriche. L'architettura, che è abbondantemente documentata nell'immensa città che riempì di ammirazione Erodoto e affascinò Alessandro, perpetua le tradizioni tipologiche nei templi minori, nel grandioso complesso dell'Esagil e nell'insieme palazziale della cittadella meridionale.

Matematica e Astronomia

Le numerose ricerche archeologiche degli anni più recenti hanno consentito una ricostruzione delle nozioni scientifiche dei Babilonesi che rivelano due interessi prevalenti: uno matematico e uno astronomico. I documenti in nostro possesso sono stati divisi in base alla datazione, per altro assai difficile, in due gruppi completamente separati di cui il primo, costituito da tavolette con iscrizioni in caratteri cuneiformi, appartiene al periodo babilonese antico (sec. XIX-XVII) e il secondo si riferisce al periodo della dominazione greca dei Seleucidi (gli ultimi tre secoli prima della nostra era). Per questi contributi di età relativamente recente si pone il problema se siano da considerarsi del tutto originali o dovuti piuttosto a influenze straniere, soprattutto greche. I documenti più antichi offrono un insieme di nozioni scientifiche già coordinate fra loro: ciò deriva dal fatto che i Babilonesi sono gli eredi della cultura sumerica e dai Sumeri acquisirono, sviluppandole e integrandole, varie nozioni e osservazioni non solo nel campo della matematica, ma anche in quelli delle altre scienze, in particolare dell'astronomia. Nella matematica riveste particolare importanza il sistema di numerazione, che è il primo, fra quelli noti fino a oggi, a far uso della scrittura posizionale; i numeri erano rappresentati con un sistema combinato di notazioni decimali e sessagesimali; inoltre testi più tardi del periodo seleucidico impiegano un simbolo speciale per indicare un posto vuoto tra due cifre. Molte tavolette espongono esercizi matematici, spesso risolti, la cui principale caratteristica è di non essere problemi pratici quanto piuttosto veri e propri esercizi algebrici in cui la formulazione geometrica si riduce spesso a espediente formale. Attraverso questi si può rilevare come i Babilonesi sapessero risolvere le equazioni di secondo grado, anche se non viene mai data una formula generale, ma ogni problema è risolto come caso a sé stante. Più legate a necessità pratiche sono invece le tavolette di aritmetica contenenti tabelle di misure: per il passaggio da unità maggiori a minori e viceversa; per la moltiplicazione e divisione; per i quadrati e i cubi; per particolari binomi (interessante quello di n²+n3) ecc., il cui uso viene poi opportunamente esemplificato. § Il maggiore contributo della scienza babilonese è rappresentato dall'astronomia, la cui fondamentale caratteristica, tuttavia, è quella di essere strettamente legata, in origine e per tutto il suo sviluppo, all'astrologia. Gli astrologi, che costituivano una casta a sé, avevano a loro disposizione per le osservazioni alte torri (ziqqurat) erette vicino ai templi, dalla cui sommità essi avevano il compito di rilevare qualsiasi correlazione avvertibile fra gli eventi civili e i segni celesti. Tali rapporti – le cui tracce risalgono al XIX sec. – venivano consegnati al sovrano e conservati nella biblioteca reale. In essi è da notare la ricerca di relazioni astronomiche certe al fine della formulazione di quelle forme di predizione che – per essere essenzialmente rivolte alla sicurezza del re e al benessere della collettività, costituirono la cosiddetta astrologia giudiziaria. Come il Sole governa e concede la fertilità alla Terra, i ricorsi delle stagioni, le vicende meteorologiche, così anche la Luna, le comete, le stelle, i pianeti, e i fenomeni cui essi danno luogo – nell'opinione degli antichi popoli mesopotamici – sono protagonisti attivi nel determinare, o correggere, il complesso dei fenomeni naturali. I pianeti esercitano influenze specifiche: il rosso Marte richiama guerre, massacri, carestie; Astarte-Venere, in qualità di stella del mattino, presiede alla nascita del nuovo giorno ed è simbolo di fertilità e di sessualità; Saturno, il più lontano e lento nel suo movimento, sovrasta i morbi, la decadenza, la morte. I più antichi documenti astronomici babilonesi sono gli “astrolabi”, tavolette di creta sulle quali compaiono incisi tre cerchi concentrici suddivisi in 36 campi mediante 12 raggi. In ciascuno dei campi è il nome di una costellazione e un numero che son ritenuti, entrambi, riferentisi a un calendario schematico composto di 12 mesi. Il calendario era di tipo lunisolare nel senso che ogni inizio del mese veniva associato a una nuova lunazione, ma il ripetersi dei ritorni agricoli e stagionali era mantenuto in fase con le posizioni del Sole grazie all'intercalamento – eseguito al momento opportuno – di un tredicesimo mese lunare. I giorni 7, 14, 21, 28, di ogni lunazione venivano considerati nefasti; l'inizio del giorno era indicato dall'istante del tramonto del Sole, e il giorno stesso era suddiviso in 12 intervalli, detti kapsu, che costituivano un'unità di tempo usata dai sacerdoti-astronomi nelle loro osservazioni. La parte più strettamente astronomica nel patrimonio culturale degli antichi abitatori delle terre poste fra il Tigri e l'Eufrate contiene anche il non trascurabile contributo dovuto ai popoli – Caldei, Sumeri, Assiri, Accadi – coi quali i Babilonesi vennero a contatto nel corso delle loro vicende storiche.

Bibliografia

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Per la matematica e l'astronomia

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