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Danton, Georges-Jacques

uomo politico francese (Arcis-sur-Aube 1759-Parigi 1794). Fu, con Marat e Robespierre, uno dei grandi capi della Rivoluzione. Figura a volte contraddittoria, Danton non si salvò dall'accusa di venalità e di opportunismo, ma seppe difendere la Francia dalla minaccia dell'Europa realista, salvando, con l'integrità del territorio, il Paese dall'affermarsi della reazione. Di origine piccolo-borghese, fu avvocato del Consiglio del Re nel 1785; divenne poi popolare nel distretto dei Cordiglieri e, dopo la presa della Bastiglia, presidente del distretto. Membro della Comune di Parigi (1791), si fece temere per la sua oratoria alla tribuna dei Giacobini, dove divenne, dopo la morte di Mirabeau (1791), il personaggio più rappresentativo. Caduta la monarchia (10 agosto 1792), Danton fu eletto ministro della Giustizia e il 2 settembre, quando i Prussiani marciavano su Parigi, dopo aver preso Verdun, convinse il governo a non lasciare la capitale e con un famoso discorso risvegliò lo spirito patriottico dei Francesi a salvaguardia della libertà e dei pericoli esterni. Gli arresti in massa e i massacri di settembre di quello stesso anno, intesi a stroncare ogni forma di opposizione al governo, risoluto a distruggere la reazione e a difendersi con le armi dalle monarchie europee, furono da lui tollerati. Danton si adoperò intanto attivamente per convincere l'Inghilterra alla neutralità e per staccare la Prussia dall'Austria. Eletto deputato alla Convenzione (10 settembre 1792), lasciò il Ministero della Giustizia e tentò di fare da mediatore nella nascente lotta tra la Montagna e la Gironda. Più vicino, per le idee moderate, ai Girondini, ma avversato dalla signora Roland, e in dissidio con il di lei marito, ministro degli Interni, finì con il parteggiare per la Montagna. Il 14 gennaio 1793 votò la morte di Luigi XVI, se non per convinzione, certo per convenienza politica. Membro del Comitato di Salute Pubblica, che sostituì il vecchio Comitato di Difesa, ne divenne una specie di presidente e ne uscì il 10 luglio 1793 per il rinnovo delle cariche. Inviso a Robespierre, il cui estremismo non si conciliava con il suo spirito più moderato, venne fatto arrestare la notte dell'11 germinale anno II (31 marzo 1794), accusato da Saint-Just di aver distratto un'ingente somma dal bilancio del Ministero della Giustizia e di aver cospirato contro la patria. Con la sua straordinaria oratoria Danton tentò di capovolgere il verdetto, smantellando le accuse, ma venne condannato e ghigliottinato il 5 aprile.

Bibliografia

R. Christopher, Danton, a Biography, Londra, 1967; A. Soboul, Danton e Robespierre, Milano-Roma, 1967; N. Hampson, Danton, il tribuno del popolo, Milano, 1983; idem, Robespierre-Danton, Milano, 1989.