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El Salvador

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(República de El Salvador). Stato dell'America Centrale (21.040 km²). Capitale: San Salvador. Divisione amministrativa: dipartimenti (14). Popolazione: 5.825.000 ab. (stima 2008). Lingua: spagnolo (ufficiale), gli amerindi parlano il nahua e il maya. Religione: cattolici 78,3%, protestanti 17,1%, altri 4,6%. Unità monetaria: colón (100 centesimi) e dollaro USA. Indice di sviluppo umano: 0,747 (101° posto). Confini: Honduras (NE e E), Oceano Pacifico (S), Guatemala (NW). Membro di: OAS, ONU e WTO.

Generalità

Stato dell'America centrale istmica, è delimitato da confini per lo più artificiali tracciati quando si formarono le a ttuali repubbliche istmiche. Tra il 1979 e il 1992 il Paese fu scosso da una violenta guerra civile; all'inizio del Duemila le sue condizioni sociopolitiche restano ancora problematiche. Le strutture economiche, infatti, continuano a essere molto deboli, anche a causa della violenza politica che ha segnato la storia recente e meno recente e che ha costretto la popolazione a fare i conti con una disponibilità di risorse estremamente limitata. Si assiste comunque a una lenta normalizzazione dei rapporti politici e sociali all'interno dello Stato e di un modesto e progressivo miglioramento delle condizioni economiche medie, anche se il cammino verso una situazione stabile è ancora lungo.

Lo Stato

Ex colonia spagnola, indipendente dal 1841, in base alla Costituzione del 1983, El Salvador è una repubblica unitaria di tipo presidenziale. Capo dello Stato e del Governo è il presidente della Repubblica, che è eletto per 5 anni a suffragio universale ed esercita il potere esecutivo con l'ausilio dei ministri da lui scelti. Il potere legislativo spetta all'Assemblea nazionale unicamerale, i cui membri sono eletti per 3 anni a suffragio universale. Il sistema giudiziario si basa sul diritto romano e su quello britannico, ma le emanazioni della Corte Internazionale di Giustizia non sono accettate. Nel Paese la giustizia è amministrata da una Corte Suprema, con funzioni anche di Corte Costituzionale, e da corti di primo e secondo grado. La pena di morte è in vigore solo per reati commessi in guerra. La difesa dello Stato è organizzata nelle tre forze tradizionali di esercito, marina e aviazione. Il servizio di leva è obbligatorio e selettivo; ha la durata di un anno e si effettua a partire dai 18 anni. L'età minima per la leva volontaria è invece di 16 anni. L'istruzione primaria, obbligatoria, inizia a 7 anni e dura nove anni; quella secondaria inizia a 16 anni, ha durata triennale e permette l'accesso alle scuole normali, agli istituti commerciali e all'istruzione superiore. Vi sono diverse università, tra cui quella statale di El Salvador (1841). Nonostante gli sforzi compiuti, l'analfabetismo costituisce ancora il problema più rilevante dell'istruzione del Paese: nel 2005 il tasso tra la popolazione era del 18,9%.

Territorio: geografia fisica

Territorialmente il Paese occupa una sezione del versante pacifico dell'America Centrale, compresa tra il Río Paz (confine col Guatemala) e il Golfo di Fonseca. È un Paese essenzialmente vulcanico che appartiene, dal punto di vista strutturale, alla fascia più esterna e più giovane del cordone istmico centramericano, soggetta a frequenti moti sismici che indicano assestamenti in atto. L'attività sismica nel Paese si registra, infatti, dal 1576, quando fu distrutta la città di San Salvador. Nel sec. XX, El Salvador è stato colpito da ben 13 terremoti di forte intensità e, agli inizi del sec. XXI, nel giro di un mese, da altri due altrettanto violenti, riattivati da una vecchia faglia ancora in movimento. Una duplice serie di allineamenti vulcanici si succede dalla parte più interna, dove il territorio assume una forma ad altopiano (elevato in media tra i 1000 e i 1500 m), verso l'esterno, cioè verso il Pacifico. Una breve cimosa costiera, ampia non più di 10-20 km e coperta da suoli alluvionali, orla il Paese a S; all'estremità sudorientale si apre il Golfo di Fonseca, una rientranza che corrisponde a un'interruzione dell'allineamento vulcanico più esterno (il quale continua in Nicaragua e, sul lato opposto, nel Guatemala). È su quest'allineamento che si ergono i vulcani più imponenti e d'origine più recente: dal Santa Ana (2386 m) al San Salvador (1950 m), dall'Usulután (1453 m) all'Izalco, vulcano assai “giovane” che cominciò a formarsi nel 1770 e rimase attivo fino al 1957. Altri gruppi vulcanici sono il San Vicente o Chichoutepec (2178 m) il San Miguel o Chaparrastique (2132 m). Tra i rilievi si aprono conche vallive e fertili bacini, secondo i caratteri propri della morfologia vulcanica, rappresentata inoltre da caldere, bocche crateriche, depressioni varie, oggi per lo più occupate da laghi. La rete idrografica comprende numerosi ma brevi corsi d'acqua, che scendono in genere dall'allineamento più esterno alla costa; un solo fiume, il Río Lempa (212 km), che nasce nel Guatemala, ha un bacino di una certa ampiezza che si stende sin nella parte più interna dell'altopiano e raccoglie le acque della maggior parte del Paese; per una cinquantina di chilometri dalla foce, sbarrata da riflussi sabbiosi, è parzialmente navigabile. Il clima è tropicale a due stagioni, condizionato dagli apporti umidi caribici (alisei di NE) e solo in modo marginale dai venti dal Pacifico. Le piogge si manifestano nei mesi estivi, da maggio a ottobre (è il cosiddetto invierno) con una breve attenuazione tra agosto e settembre (veranillo), sorta di breve estate che favorisce le pratiche colturali. Nel complesso però le precipitazioni non sono molto abbondanti, non superando in media i 1500 mm annui. Sebbene in misura minore rispetto agli altri Paesi dell'area, anche El Salvador è soggetto a uragani. Le condizioni termiche variano dalle alteterre alla costa: questa fa parte infatti delle tierras calientes e registra valori termici oscillanti in media tra 26 °C e 28 °C, mentre sulle aree più elevate le temperature sono mitigate dall'altitudine (23 °C in media a San Salvador, posta a 680 m s.m.).

Territorio: geografia umana

Con le sue accoglienti e fertili alteterre vulcaniche El Salvador esercitò sempre una notevole attrazione sugli spagnoli. Essi poterono insediarsi facilmente nel Paese dove mancavano organizzazioni politiche indie in grado di opporsi alla loro penetrazione; i pipil, il popolo più evoluto di estrazione azteca insediato sugli altopiani, accettarono docilmente i nuovi venuti. In conseguenza di ciò si ebbe una rapida assimilazione dell'elemento indio che oggi, estraneo a ogni organizzazione tribale, rappresenta il 9,1% ca. dell'intera popolazione. In numero largamente predominante sono i meticci o ladinos, pari al 88,3% del totale e, come in tutto il Centramerica, difficilmente classificabili dal punto di vista dei caratteri somatici. I bianchi, o creoli, sono l'1,6% e vivono in maggior parte nei centri urbani e in particolar modo a San Salvador che, fondata dai conquistadores, è stata da allora il principale centro del Paese. La popolazione salvadoregna era agli inizi numericamente assai ridotta; ha cominciato ad aumentare rapidamente alla fine dell'Ottocento e soprattutto nel Novecento. Nel 1821 El Salvador ospitava 400.000 ab., saliti a 800.000 nel 1894 e a 1,4 milioni al censimento del 1930. Accrescimenti ancor più rapidi si ebbero successivamente: nel 1949 il censimento registrò 1,8 milioni di ab. divenuti, secondo le più recenti valutazioni (stima 2006), quasi 7 milioni. Il ritmo d'incremento negli ultimi decenni è stato impressionante, con un indice che si può considerare tra i più alti del mondo. Ciò è dovuto all'elevata natalità, dato che diviene allarmante considerando anche le dimensioni limitate del territorio. La povertà del Paese e l'eccessiva crescita demografica hanno contribuito inoltre all'aumento dei fenomeni migratori che hanno interessato il Paese per tutto il XX secolo. Inizialmente l'emigrazione era diretta verso il vicino Honduras, ma la crisi politica e la guerra civile negli ultimi decenni del Novecento hanno portato fuori dai confini oltre 1 milione di salvadoregni molti dei quali hanno raggiunto il Belize, il Canada, il Messico e gli Stati Uniti. Le richieste di asilo e dello status di rifugiati hanno subito un decremento a partire dalla metà degli anni Novanta: secondo i dati dell'UNHCR da circa 20.000 nel 1996, si sarebbero ridotti a 4000 unità dieci anni più tardi. Più in generale, comunque, la rilevante popolazione del Paese (la cui densità media, di ca. 277 ab./km², è la più elevata dell'America Centrale istmica) è in rapporto alla fertilità del suolo nella fascia vulcanica, in cui appunto si registrano le densità più forti, con valori massimi nella sezione centrale, che ospita San Salvador; la densità si abbassa nella pianura costiera, dove predominano le vaste haciendas, e nelle zone più interne. La popolazione vive per ca. il 40,2% nei villaggi e nelle piccole proprietà, le fincas, oppure negli agglomerati annessi alle grandi aziende ma l'aumento demografico ha spinto verso l'inurbamento. Le città non sono numerose: la maggiore, di gran lunga, è la capitale San Salvador, in una posizione favorevole alle falde del vulcano omonimo e relativamente vicina alla costa, cui è oggi ben collegata da un'autostrada, e dove ha il suo sbocco marittimo nel porto di La Libertad. La città ha subito frequenti terremoti ed è stata più volte riedificata; vi si svolgono le principali attività economiche, commerciali e culturali dello Stato. L'agglomerato urbano, che si è allargato parallelamente alle attività di ricostruzione della città, conta ormai oltre 2 milioni di abitanti e comprende in un'unica grande conurbazione Villa Delgado, Nueva San Salvador (quarta città del Paese), Soyapango e Mejicanos. Altro importante centro del Paese è Santa Ana, unita alla capitale dalla ferrovia e dalla Carretera Panamericana. A queste stesse linee di comunicazione fanno capo altri popolosi centri delle alteterre, tra cui Sonsonate e San Miguel (seconda città del Paese), che hanno i loro sbocchi sul Golfo di Fonseca.

Territorio: ambiente

La vegetazione è quella propria dell'area istmica, però il manto naturale, essenzialmente savanico, è molto esiguo in un Paese tanto popoloso. Sin dall'inizio del XX secolo, infatti, molte aree verdi sono state abbattute per lasciare posto agli insediamenti umani: all'inizio del Duemila rimane coperto da foreste il 14,4% del territorio nazionale e la deforestazione continua a costituire un problema ambientale di interesse nazionale. Nei sopravvissuti lembi forestali della fascia costiera si trovano ebani, mogani, cedri, diverse specie di palme e il balsamo del Perù (Myroxylon pereirae) mentre presso le lagune e le foci si trovano foreste di mangrovie; pianta un tempo assai diffusa e sfruttata era l'Indigofera anil, da cui si estrae l'indaco. Querce, pini e cedri compaiono a varie altitudini nelle tierras templadas. Numerosi uccelli popolano le zone costiere e le foreste: aironi, tucani, pellicani, quetzal, colibrì, varie specie del genere Dendroica; tra i rettili si trovano quattro specie di tartarughe considerate a rischio: la tartaruga verde (Chelonia mydas), la tartaruga embricata (Eretmochelys imbricata), la tartaruga ulivacea (Lepidochelys ulivacea) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea); numerose le specie di farfalle mentre tra i mammiferi si posso osservare scimmie ragno, formichieri, opossum, istrici, aguti e ocelot. I due parchi nazionali, il Parco Nazionale El Imposible e il Parco Nazionale Montecristo sono dislocati nella regione nord; esistono inoltre 60 zone protette a livello municipale e privato; complessivamente, le zone soggette a tutela interessano però solo lo 1% del territorio.

Economia: generalità

Le fertili e ben irrigate terre vulcaniche sono la principale risorsa di questo piccolo Paese, che fonda la propria economia sull'agricoltura, pur con tutte le implicazioni negative di dipendere, in pratica, da un solo prodotto, il caffè. Il Paese è molto povero di risorse e i contraccolpi derivanti dall'accentuata instabilità politica, dalle ingenti spese militari e dai conflitti interni non hanno fatto che aggravare la situazione economica e sociale, già fortemente penalizzata dalla caduta dei prezzi dei principali prodotti di esportazione sui mercati internazionali, avvenuta tra gli anni Ottanta e Novanta del XX secolo. Uno degli ostacoli principali per lo sviluppo del Paese è rappresentato dalla quasi totale concentrazione dell'economia nelle mani delle cosiddette “200 famiglie” di latifondisti, il cui potere reale ha sempre impedito ogni tentativo di ridistribuzione equa delle terre (e quindi del reddito): attori di una serie pressoché ininterrotta di azioni terroristiche in tutto il territorio nazionale, conseguente ai primi deboli tentativi di riforma democratica della gestione delle terre, tali forze hanno inoltre reso inoperante di fatto la riforma agraria del 1980, che prevedeva ampie espropriazioni dei latifondi. Del tutto bloccato appare anche lo sviluppo industriale, incapace di alimentare processi di sviluppo endogeni anche in corrispondenza dei deboli segnali di ripresa riscontrati in coincidenza degli investimenti stranieri, il cui incentivo appare tra gli obiettivi prioritari del governo, che tende a favorire l'ingresso dei privati in settori tradizionalmente di pertinenza dello Stato, quali quello energetico e quello delle telecomunicazioni. Questi piani, insieme con la pacificazione del Paese avviata agli inizi degli anni Novanta, hanno accompagnato un generale processo di ricostruzione sociale e politica, caratterizzata da riforme strutturali a livello istituzionale ed economico: da quel momento, l'economia di El Salvador è parsa in crescita (4-5% in media all'anno), fino a raggiungere nel 2007 un PIL di 22.115 ml $ USA e un PIL pro capite pari a 3.824 $ USA. In crescita risultano anche le rimesse dei salvadoregni emigrati negli Stati Uniti, che rappresentano la prima fonte di divisa straniera del Paese; notevole impulso è stato dato anche al turismo. L'inflazione è diminuita, mentre resta elevato l'indebitamento con l'estero e il debito pubblico, pari, nel 2007, a oltre il 40% del PIL.

Economia: agricoltura, foreste, allevamento e pesca

L'agricoltura, che interessa quasi il 40% della superficie territoriale e occupa un quinto della popolazione attiva, è condotta in larga misura con tecniche arcaiche e poco redditizie. Il settore primario partecipa alla formazione del PIL per l'11,7% (2007); le colture più redditizie sono quelle provenienti dalle piantagioni di prodotti destinati all'esportazione: in primo luogo il caffè, coltivato nelle alteterre, quindi la canna da zucchero, il cotone, il tabacco e il sesamo. La maggior parte dei contadini ricava però dai propri microfondi i generi alimentari di prima necessità, soprattutto mais, base dell'alimentazione dei salvadoregni, riso (la cui produzione è stata introdotta in talune aree costiere), sorgo, e fagioli secchi; si coltivano inoltre ortaggi, agrumi e varia frutta tropicale (ananas, manghi, banane ecc.). § La produzione di legname è piuttosto limitata, data la ormai ridotta estensione dell'area forestale (14,4%); si hanno però essenze pregiate come il cedro, il mogano, il legno di rosa, l'indaco e il cosiddetto balsamo del Perú, largamente impiegato nell'industria dei cosmetici e di cui El Salvador è uno dei massimi produttori mondiali. § L'allevamento ha una discreta diffusione, specie per i bovini, che sfruttano pascoli naturali relativamente estesi (38,3% della superficie totale); § modesta invece la pesca, nonostante gli interventi governativi per potenziare il settore

Economia: industria e risorse minerarie

Le industrie riguardano essenzialmente la lavorazione dei prodotti locali. Nonostante siano tra le più dinamiche dell'America Centrale, non concorrono che per il 27,6% alla produzione del PIL (2007); il settore secondario impiega poco più di un quinto della popolazione attiva. L'industria principale è quella alimentare; altri impianti importanti, dopo le manifatture, sono quelli tessili (cotonifici), cui si aggiungono stabilimenti per la lavorazione del caffè, birrifici, oleifici, zuccherifici, tabacchifici, quindi calzaturifici, cementifici. Esistono piccoli stabilimenti chimici (specie per la produzione di fertilizzanti) e petrolchimici (raffineria). A fianco di queste industrie, si sono diffuse le maquiladoras, attività incentrate sull'assemblaggio di prodotti realizzati oltre confine e finanziate da capitali stranieri. § Le risorse minerarie sono pressoché nulle (a parte piccole quantità d'oro e d'argento, nella zona di Montecristo); l'energia elettrica prodotta deriva in prevalenza da impianti idrici, dei quali il maggiore è quello del Río Lempa. Il sottosuolo è esplorato soprattutto per la ricerca di giacimenti di energia geotermica (nel 2007, a Berlin, è stato inaugurato un impianto costruito in collaborazione con la società italiana ENEL).

Economia: commercio e comunicazioni

Il movimento commerciale estero si svolge principalmente con gli Stati Uniti, quindi con alcuni Paesi centroamericani come Honduras, Guatemala, Nicaragua e Messico. Le esportazioni riguardano soprattutto colture commerciali, come caffè, cotone (fibra e tessuti), zucchero e pesce, mentre le importazioni sono essenzialmente costituite da materie prime e prodotti industriali di largo consumo. La bilancia commerciale è negativa e alimenta un deficit ormai cronico: le esportazioni non coprono infatti che poco più della metà delle importazioni. Nel complesso, il settore terziario concorre per il 60,7% al PIL nazionale (2007). § Per quanto riguarda le comunicazioni interne e i traffici commerciali, il Paese è percorso da una rete di strade che nel 2002 copriva solo 11.458 km, costituiti in massima parte dal tratto salvadoregno della Carretera Panamericana e di cui solo un quinto risulta asfaltata; ciò rende il reticolo viario interamente percorribile solo durante la stagione secca. Le ferrovie si sviluppano per poche centinaia di km (283, nel 2005) e raccordano, attraversando l'intero territorio nazionale, i centri principali. Tra i porti, si ricordano Acajutla, Puerto de la Union, Punta Gorda. Il traffico aereo è gestito sopratutto dallo scalo di San Salvador (Aeropuerto Internacional de Cuscatlán o Aeropuerto Internacional de Comalapa.

Storia: dall’occupazione spagnola all’ascesa dei conservatori al potere

Abitato dalla popolazione chorotegas, El Salvador fu occupato dagli Spagnoli durante la fase espansiva che caratterizzò la loro Conquista dopo i successi ottenuti da Hernán Cortés nel Messico. La città di San Salvador venne fondata da Pedro de Alvarado intorno al 1525; il settore centramericano fu inglobato nella Capitanía General del Guatemala, a sua volta dipendente dal Vicereame della Nuova Spagna e di quest'ultimo seguì le sorti fino all'emancipazione dal dominio coloniale. Nel 1823 l'America Centrale proclamò la propria indipendenza, attraverso un vincolo federativo che legava cinque Paesi (Guatemala, Costa Rica, Nicaragua, Honduras e El Salvador). Quando, nel 1839, tale unione si frantumò e ciascuno dei membri acquistò la propria individualità, El Salvador vide confermarsi al potere quella stessa oligarchia fondiaria che lo aveva diretto sotto la corona spagnola. Poche famiglie detenevano tutte le risorse; i proventi maggiori erano offerti dal caffè e da altri prodotti della terra. Questa struttura socio-economica, che manteneva nei gradini più bassi gli Indios mentre offriva possibilità intermedie ai meticci, trovava il corrispettivo politico in governi corrotti e autoritari. Il bipartitismo istituito da liberali e conservatori si risolveva in un compromesso di forma. In ogni modo i conservatori ascesero al potere nel 1865, dopo la morte del presidente liberale Gerardo Barrios, e vi si mantennero fino al 1932.

Storia: dalla dittatura militare alla guerriglia

Seguì poi la dittatura del generale Maximiliano Hernández Martínez, che resistette dodici anni. Nel 1944 il vecchio caudillo dovette dimettersi. Dopo alterne vicende, dal 1950 al 1956 si ebbe il regime paternalistico del colonnello Oscar Osorio, fondato sull'egemonia di un partito costituito ad hoc. Successore di Osorio fu un altro colonnello, José María Lemus. Una rivolta progressista venne soffocata nel 1961 e il governo passò nelle mani di una giunta militare. L'anno seguente, dopo una nuova Costituzione e nuove elezioni, la presidenza della Repubblica fu affidata al colonnello Julio Adalberto Rivera, candidato del Partito di Conciliazione Nazionale, al quale seguirono, nel 1967, il colonnello Fidel Sánchez Hernández e nel 1972 il colonnello Arturo Armando Molina. Nel giugno 1969 El Salvador e Honduras furono protagonisti di una breve guerra non dichiarata, scaturita da profondi contrasti economici e sociali. Intanto la vita politica del Paese continuava a essere turbata da gravissimi episodi di violenza che costrinsero il governo a ricorrere più volte allo stato d'assedio. Verso la metà degli anni Settanta apparvero formazioni di guerriglia come il Fronte Farabundo Martí di Liberazione Nazionale (FMLN). Le elezioni del 1977, svoltesi in un clima di violenza, portarono alla presidenza il generale Carlos Humberto Romero, candidato del Partito di Conciliazione Nazionale. Aspri scontri tra le forze di polizia da un lato e contadini, operai, militanti di sinistra dall'altro continuarono a insanguinare il Paese; nell'ottobre del 1979 un gruppo di giovani ufficiali attuò un colpo di stato che destituì il generale Romero. Uno dei leader del golpe, A. Majano, sotto le pressioni dei militari di destra (capeggiati dal ministro della difesa J. García), cedette il comando delle Forze armate al colonnello Jaime Abdul Gutiérrez. Con la presidenza (1980) di José Napoleón Duarte, leader del Partito Democratico Cristiano, l'FMLN intensificò la guerriglia, mentre l'interferenza statunitense aprì un caso politico internazionale. In seguito alle tormentate elezioni dell'aprile 1982 l'economista indipendente Alvaro Magaña assunse la presidenza provvisoria. Il clima politico rimase però assai teso a causa dell'inasprimento della guerra civile. I guerriglieri continuarono le loro incursioni, forti dell'appoggio sovietico e dell'aiuto del vicino Nicaragua. Con le elezioni presidenziali del 1984 tornò alla presidenza il democristiano Duarte, il quale ottenne subito l'appoggio degli Stati Uniti. Le offerte di dialogo con la guerriglia, avanzate ripetutamente da Duarte a partire dal 1985, non servirono a pacificare il Paese e l'insoddisfazione per la politica governativa crebbe, mentre l'esercito tornò ad acquisire il ruolo di unico garante della sicurezza. Di tale evoluzione si avvantaggiarono le destre, che nelle consultazioni legislative e municipali del marzo 1988 con l'ARENA (Alleanza Repubblicana Nazionalista) ottennero un forte successo e superarono il Partito Democratico Cristiano. Riapparvero le “squadre della morte”, sostenitrici dell'esercito e si fecero più frequenti gli attentati della guerriglia, il cui capo politico G. Ungo pure aveva ottenuto la rappresentanza elettorale delle sinistre. Alle elezioni presidenziali del marzo 1989 Alfredo Cristiani, candidato dell'ARENA, era eletto alla massima carica dello Stato, promettendo la riconciliazione nazionale. Di fronte al mancato accordo per lo scioglimento dei contras in Nicaragua, negli incontri internazionali di Tela, Honduras (agosto 1989), e nel quadro in rapido mutamento del comunismo internazionale, l'FMLN quindi intraprendeva un'energica azione militare, giungendo persino a occupare quasi interamente la capitale (12 novembre 1989): il fallimento del tentativo di sviluppare un'insurrezione popolare, però, costringeva i guerriglieri a una rapida ritirata. L'accentuazione dell'isolamento internazionale, evidenziatosi a seguito della larga eco causata dalla partecipazione di militari all'uccisione di sei gesuiti dell'Università di San Salvador (16 novembre 1989), non impediva al governo salvadoregno di ottenere l'appoggio dei presidenti centroamericani riuniti nel vertice di San Isidro, Costa Rica (12 dicembre 1989), conclusosi con l'invito all'FMLN a deporre le armi, sottoscritto anche dal Nicaragua, che era stato suo principale fornitore. Approfittando dell'attenuazione delle tensioni regionali indotta dalla sconfitta elettorale dei sandinisti nel vicino Paese, nuovi negoziati erano concordati a Ginevra nell'aprile 1990; ciò nonostante la guerriglia proseguiva fino alla ripresa delle trattative dopo le elezioni del 1991 che registravano, accanto alla vittoria dell'ARENA, una consistente avanzata delle sinistre. I negoziati, svoltisi con la mediazione dell'ONU, si erano infine conclusi con l'accordo di pace firmato dalle parti a Città di Messico nel 1992, cui aveva fatto seguito lo smantellamento dell'apparato militare dell'FMLN e la sua trasformazione in partito politico. Nello stesso anno si chiudevano le controversie di confine con l'Honduras che erano state alle origini della guerra del 1969. Nelle elezioni del 1994 nuovamente si affermava l'ARENA che, oltre ad avere la maggioranza dei seggi nell'Assemblea nazionale, vedeva l'elezione a presidente della Repubblica del suo candidato, Armando Calderón Sol. Nel 1995 i disordini continuavano a causa della mancata distribuzione delle terre e delle abitazioni agli ex combattenti. L'ONU decideva di prolungare il mandato dei suoi osservatori, mentre proseguiva lo stillicidio di attentati nei confronti dei dirigenti del FMLN che, dalla firma dell'accordo al 1996, avevano lasciato sul terreno oltre 40 morti. Con le successive elezioni, l'FMLN, in cui erano confluite organizzazioni paramilitari schierate all'opposizione, conseguiva una vittoria senza precedenti: otteneva 27 seggi in Parlamento contro i 28 dell'ARENA. Il 7 marzo 1999, comunque, veniva eletto presidente della Repubblica nuovamente un candidato dell'ARENA, Francisco Flores. Nel novembre 2000, la difficile situazione economica in cui versava il Paese ormai da decenni, induceva il governo conservatore a varare un ambizioso programma economico, che prevedeva dal gennaio 2001 la sostituzione della moneta locale, il colón, con il dollaro statunitense. Il piano, che non veniva accolto positivamente dalla popolazione e dall'FMLN, era destinato a influenzare gli scambi all'interno del nuovo Trattato di libero commercio sottoscritto con Messico, Guatemala e Honduras, in vigore dai primi mesi del 2001, e mirava ad attirare investimenti esteri nel Paese. Le elezioni legislative del marzo 2003 vedevano la vittoria dell'FMLN, che diventava la prima forza politica del Paese. Le elezioni presidenziali del marzo 2004 venivano vinte da Elias Antonio Saca, candidato dell'ARENA, partito al governo, mentre il candidato dell'FMNL non arrivava nemmeno al ballottaggio. Nel marzo 2006 si tenevano le elezioni legislative vinte dall'ARENA e nel gennaio 2009 l'FMLN otteva la maggioranza per governare; le successive elezioni presidenziali di marzo vedevano vincitore il giornalista Mauricio Funes appoggiato dall'FMLN. Nelle elezioni del marzo 2012 la coalizione conservatrice ARENA vinceva le elezioni legislative, conquistando 33 seggi, contro i 31 dell'FMLN.

Cultura: generalità

Situato in un'area in cui già in epoca precolombiana si sono alternate presenze diverse (olmechi, maya, aztechi), El Salvador ha saputo accogliere e mantenere tracce di ogni cultura con cui è venuto in contatto, fino alla recente influenza statunitense. I siti archeologici (di cui molti reperti sono in esposizione presso il Museo Nacional della capitale) testimoniano remote antropizzazioni: fra tutti vanno segnalati il sito di Tazumal, in cui molti reperti devono ancora essere portati alla luce, e Joya de Cerén, non lontano da San Salvador, inserito dal 1993 nella lista del patrimonio dell'umanità stilata dall'UNESCO. Tra le montagne e gli altopiani, nei numerosi villaggi che si sono conservati nei secoli, gli indios riescono ancora a vivere secondo costumi originari, salvo aver fatto propri alcuni aspetti dei popoli venuti da lontano. Così, non è infrequente assistere a espressioni religiose frutto di un vero sincretismo tra credenze e culti remoti e pratiche cristiane importate. Diversamente, le espressioni artistiche e letterarie di El Salvador sono debitrici soprattutto dell'influenza spagnola, mentre solo dopo la fine della guerra civile il Paese ha iniziato ad aprirsi al mondo anche dal punto di vista culturale. Le istituzioni più importanti in questo senso sono l'Università centroamericana, fondata dai gesuiti, che è solo uno degli atenei presenti nella capitale e che è stato un punto di riferimento durante la guerra civile, il Concultura (Consejo Nacional para la Cultura y el Arte), vera anima e volano per le iniziative e gli artisti salvadoregni, oltre alle numerose casas de la cultura, dislocate nei centri urbani.

Cultura: tradizioni

Alla maggioranza costituita da meticci si affiancano gli indios puri e l'esigua ma dominante minoranza di creoli, che discendono dagli spagnoli conquistatori e compongono la casta dirigente della nazione. Nel Paese, che risente alquanto dei modelli nordamericani, sopravvivono presso gli integri nuclei degli indios (a Panchimalco, Izalco, Nahuizalco, ecc., nelle zone impervie e remote dell'interno) tradizioni passate intatte anche attraverso la più antica cristianizzazione. Esse si esprimono più compiutamente in cerimonie e feste religiose, ravvivate da danze e da musiche eseguite con strumenti (pito de cana, chirimía, flautilla de los sacrificios) di origine precolombiana; sovente, nelle case, amuleti e mazzi di erbe secche affiancano le immagini della Madonna o di santi; grandi feste cristiane come il Día de la Cruz, il Día de las Indias o come quella del Salvador do Mundo, celebrata nella capitale fra il 24 luglio e il 6 agosto, costituiscono una sintesi di antichi e nuovi riti. Elementi di ascendenza precolombiana permangono presso le popolazioni più conservatrici nei riti che accompagnano la nascita o nelle credenze che regolano la vita femminile, faticosa e difficile perché molti lavori sono tuttora affidati alla donna. Presso le minoranze indie, dove il taxtulero (figura a metà fra il menestrello e lo stregone) assomma per l'occasione le funzioni del sindaco e del prete, particolarmente vivace e complessa è la celebrazione del rito matrimoniale, cui partecipa con feste travolgenti di due o tre giorni l'intero villaggio. L'edilizia popolare è caratterizzata da materiali e forme assai povere, con arredi e utensili essenziali, fra cui il metate, pietra da macina di foggia antichissima. Tra i cibi originali si citano numerosi piatti a base di granoturco, altri con fagioli, la mazahuata (serpente affettato e fritto). Dal granoturco macinato e fermentato derivano anche la chicha, la bevanda più popolare, e il chilate (una birra tratta dal granoturco verde); altre bevande: il guaro (acquavite di canna), il tiste di cioccolato e i refrescos di limone e di tamarindo. L'abbigliamento ha per colore base il bianco: una blusa con collo e maniche ricamate, una gonna (enagua) lunga fino alle caviglie e con balze arricciate, sandali, uno scialle (rebozo) e collane colorate per le donne; nell'abbigliamento maschile tipico è il cappello, di paglia o di foglie di palma, a bassa cupola. L'attività artigianale si incentra sulle produzioni di cesti di vimini, di stuoie e di cappelli, di terraglie e di recipienti formati da zucche, spesso decorate a vivaci colori.

Cultura: letteratura

Della cultura precolombiana del Paese rimangono poche tracce nel folclore e scarse sembrano essere state anche le manifestazioni culturali del periodo coloniale. Del primo Ottocento si ricordano Miguel Álvarez Castro (1775-1856), più noto come uomo politico, e José Batres Montúfar (1809-1844), che però visse e scrisse nel Guatemala. Il romanticismo, introdotto da Isaac Ruiz Araujo (1850-1881) e dallo spagnolo Fernando Velarde, diede vari poeti, fra cui eccelle Juan J. Cañas (1826-1918), mentre Román Mayorga Rivas (1864-1925) fu pubblicista e prosatore di fama. La prima personalità letteraria veramente importante fu quella di Francisco Gavidia (1863-1955), poeta modernista, maestro e amico del nicaraguense Rubén Darío, narratore, storico, critico e fondatore del teatro salvadoregno, con drammi storico-romantici (Ursino, Velázquez), leggende sceneggiate (Cuento de marinos, 1947) e drammi moderni (Júpiter, Ramona). Modernista fu anche il poeta e prosatore Alberto Masferrer (1868-1932), che fondò e diresse il quotidiano Patria. Narratore di un certo vigore fu Arturo Ambrogi (1875-1936), di cui resta specialmente El libro del trópico (1907-18), mentre in J. M. Peralta Lagos (1873-1944) e in H. Alvarado (1845-1928) culmina una corrente di narratori di costume, folcloristici e vernacolari. Salvador J. Carazo e Luis Lagos (1870-1914) si distinsero come umoristi e commentatori satirici dell'attualità. Fra i lirici del Novecento vanno menzionati anche J. E. Ávila e R. Contreras; fra i prosatori emergono M. Andino, Alberto Rivas Bonilla, il vigoroso “indianista” Salarrué (Salvador Salazar Arrué, 1899-1975), autore di Cuentos de barro (1933; Racconti di fango), Hugo Lindo (1917-1985) e A. Menéndez Leal (1931-2000); e fra i drammaturghi J. Emilio Aragón (1887-1938) e José Llerena (1895-1943). Le generazioni post-moderniste e avanguardiste in poesia sono rappresentate, tra gli altri, da A. Guerra Trigueros e Claudia Lars (1899-1974), autrice di numerose raccolte in versi e a lungo alla guida della rivista Cultura, Vicente Rosales, A. Espino, C. Lovato, P. Geoffroy, Claribel Alegría, W. Chávez. Una menzione va riservata a Roque Dalton (1935-75), poeta impegnato politicamente, più volte esiliato, e oggi fra i capisaldi della letteratura nazionale novecentesca. Il teatro, in complesso, langue; ma sono da segnalare notevoli tentativi, specialmente a opera di Walter Bénecke (n. 1928), autore di formazione europea. Fra i più giovani appaiono particolarmente dotati David Escobar (n. 1943), autore di versi significativi (Extrano mundo del amanecer, 1970; Sonetos penitenciales, 1979) e di suggestivi libri di racconti (Vos sobrevivientes, 1980); Alonso Quijada Urías (n. 1940), poeta di tensioni mistiche (Sagradas escrituras); e il drammaturgo Roberto A. Menéndez, segnalatosi col dramma biblico La ira del cordero.. Le voci più importanti della narrativa più recente, rinata negli ultimi anni del Novecento, annoverano Ferman Cienfuegos, anche sociologo e impegnato in prima linea nella guerra civile, Horacio Moya (n. 1960), noto per le sensibili introspezioni psicologiche dei suoi personaggi, Manlio Argueta (n. 1935), poeta oltre che narratore, più legato, anche per motivi anagrafici, a tematiche come l'esilio, il viaggio, la nostalgia per la patria, Carlos Castro (n. 1950), per lo più autore di romanzi storici (Los desvarìos del general, 1997).

Cultura: arte

In epoca precolombiana l'arte di questo Paese presenta caratteri comuni con quelli del Messico, del Guatemala, dell'Honduras e del Nicaragua. Le forme della scultura vanno dalla tecnica a tutto tondo, all'alto e al bassorilievo. Caratteristiche le teste di giaguaro con i canini sporgenti intagliati su massi di pietra; la stele con la Vergine di Tazumal (una figura umana in vesti cerimoniali) è l'unico esempio di scultura monumentale da noi conosciuto. Il gusto artistico di queste zone si esprime però soprattutto nella ceramica, dove l'ispirazione locale è evidente soprattutto nei colori smaglianti e nei disegni del vasellame, specie in quelli lineari ottenuti raschiando parte dell'ingobbio bianco con le dita o con un pennello. Dal sec. XVI al XVIII il Paese risentì dello stile coloniale d'influsso spagnolo, specie nell'architettura religiosa, aprendosi successivamente alle forme della cultura internazionale. Nel Museo de Arte de El Salvador, nella capitale, sono presenti le opere di alcuni fra i più importanti artisti del Novecento e contemporanei, quali Rosa Mena Valenzuela (1913-2004), José M. Vides (1903-1993), Carlos Cañas (n. 1924). La figura principale della pittura contemporanea salvadoregna è però Fernando Llort (n. 1949), creatore di un'arte essenzialmente paesaggistica e naïf, che ha fatto della piccola cittadina di La Palma il proprio quartier generale prima di essere chiamato a esporre in tutto il mondo.

Bibliografia

Per la geografia

J. T. Fidias, Nueva Geografía de El Salvador, San Salvador, 1946; A. Mestas, El Salvador, pais de lagos y volcanes, Madrid, 1950; D. Browning, El Salvador: Landscape and Society, Oxford, 1971; Autori Vari, Das Bild unserer Welt, Monaco-Stoccarda, 1989.

Per la storia

R. Amstrong, J. Shank, El Salvador. The Face of Revolution, Londra, 1982.

Per la letteratura

L. Gallego Valdés, Panorama de la literatura salvadore, San Salvador, 1962; R. L. Acevedo, La novela centroamericana, Puerto Rico, 1982; R. Armijo, R. Paredes, Poesìa contemporánea de Centro América, Barcellona, 1983; P. Morillo, La prosa en El Salvador, Nova Lisboa, 1983.