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Fautrier, Jean

pittore, scultore e incisore francese (Parigi 1898-Chatenay-Malabry 1964). Dopo aver frequentato la Royal Academy di Londra e seguito corsi d'arte presso istituti vari, proseguì la propria formazione come autodidatta. Intorno al 1920 ritornò a Parigi e soggiornò in Val d'Isère. Tra il 1923 e il 1927 si affermò con successo attraverso alcune mostre personali. Per incarico di A. Malraux eseguì nel 1928 una serie di litografie per illustrare l'Inferno di Dante; esse costituirono per la loro originalità espressiva motivo di rifiuto da parte dell'editore, ma furono interessante oggetto di una mostra realizzata a Parigi nel 1939. L'iniziale produzione pittorica di Fautrier si compone di paesaggi tenebrosi che rientrano nel filone espressionista di ascendenza romantico-visionaria e turneriana. Gradatamente la tavolozza si rischiara, la pennellata si rapprende, fino a dar luogo, all'inizio degli anni Quaranta, a immagini di concrezioni materiche, a mezza strada fra l'inorganico e il larvale, in cui la raffinatissima e sensuale pasta cromatica è ottenuta attraverso il sovrapporsi di successive velature di colore, come per effetto d'un processo geologico che riconduca tutta la realtà a un'indifferenziata omogeneità materica. La complessa elaborazione formale dell'immagine pare così ricostruire la storia d'una esperienza fisica, stimolando un processo evocativo e allusivo di matrice surrealista, che culmina, nel 1943, con la serie degli Ostaggi. Qui la materia pittorica, dalle preziose trasparenze ocra, rosate, verdi e violette e dalle terrose screpolature e rugosità, assume l'emblematica efficacia della vita e della putrefazione della carne umana piagata e mutilata, non solo dagli orrori della guerra, ma dalla tragedia dell'esistenza. Sul filo di questa poetica, dalla quale si sviluppano le successive produzioni di Oggetti, Paesaggi, Nudi, Fautrier si pone tra i precursori di quella corrente che anni dopo sfocerà nell'arte informale. La sua scultura ha seguito la medesima evoluzione della pittura come contenuto e come ricerca espressiva della materia (Nudo con le braccia alzate, 1927; Grande ostaggio, 1943). L'opera di Fautrier vinse due grandi premi internazionali: alla Biennale di Venezia del 1960 e a quella di Tōkyō del 1961; una grande mostra retrospettiva gli è stata dedicata a Parigi nel 1964.

Bibliografia

E. Crispolti, Fautrier, Roma, 1959; G. C. Argan, Da Bergson a Fautrier, Milano, 1960; P. Bucarelli, Jean Fautrier, Milano, 1960; U. Sembat, Jean Fautrier: son universe, Parigi, 1987.

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