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Fiéschi

nobile famiglia, ramo dei conti di Lavagna stabilitosi a Genova nel sec. XII. Originariamente ghibellina, passò ai guelfi anche per merito del cardinale Guglielmo (m. Roma 1256) e al partito angioino dopo che uno di loro, Sinibaldo, divenne papa col nome di Innocenzo IV (1243). Nel 1262 Tedisio stipulò con Carlo d'Angiò un trattato di reciproca neutralità e, come il figlio Alberto (sec. XIII), che condusse vittoriosamente l'esercito di papa Innocenzo IV contro Manfredi, fu strenuo oppositore dei ghibellini. Cacciati in esilio nel 1270 da questi (Doria e Spinola) nonostante l'elezione al papato di uno della famiglia, Ottobono (Adriano V), che però regnò poche settimane, furono spogliati di una parte dei loro beni (1276). Rientrarono in Genova al seguito di Enrico VII di Lussemburgo, nel 1311, e Carlo nel 1317 fu nominato capitano del popolo. Abile politico fu anche Luca (m. Avignone 1336), cardinale, che ad Anagni liberò il papa Bonifacio VIII (1303). Nel 1337 Spinola e Doria rientrarono però in città e, con l'istituzione del dogato popolare (1339), i Fieschi furono esplicitamente esclusi da tale carica. Da allora essi furono in perenne dissidio col governo della città: Giovanni Antonio nel 1442 rovesciò il doge Tommaso Fregoso; Gian Filippo morì nel 1459 nel tentativo di cacciare il governatore francese Giovanni di Lorena; Obietto (1435-1497), il fratello Gian Luigi il Vecchio e il cugino Matteo aiutarono Francesco Sforza a impadronirsi della città (1464) ma furono poi aspramente avversi a lui e a Gian Galeazzo; Filippino, fratello di Obietto, fu inviato in Corsica come capitano generale per sedare la rivolta di Ranuccio da Leca (1489); Sinibaldo aiutò Andrea Doria a cacciare i Francesi (1528), ma il figlio Gian Luigi il Giovane tentò di farli tornare con la congiura del 1547 che portò al sequestro dei beni della famiglia. Da Scipione, fratello di Gian Luigi il Giovane, discese il ramo dei Torriglia, di cui quello francese si estinse nel 1708 e quello italiano agli inizi del sec. XIX; a esso appartenne nel sec. XVII quel Sinibaldo che, richiamato da Costantinopoli nel 1666 e riparato a Parigi, sostenne presso Luigi XIV la necessità di bombardare Genova (1684) e ottenne la restituzione dei beni confiscati nel 1547. A un altro ramo, dei conti di Savignone, appartennero nel sec. XVII Ugo, ambasciatore a Londra nel 1654 e negoziatore della pace col Piemonte nel 1673; Lorenzo (1642-1676), cardinale e arcivescovo di Genova; e più tardi Agostino (1760-1829), membro del governo provvisorio genovese del 1814, col quale la famiglia si estinse.