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Heisenberg, Werner

fisico teorico tedesco (Würzburg 1901-Monaco 1976). Diresse l'Istituto Max Planck di Monaco per la fisica e l'astrofisica e fu premio Nobel per la fisica nel 1932. Allievo di A. Sommerfeld, fu collaboratore di M. Born a Gottinga e di N. Bohr a Copenaghen. Nel 1925, con i suoi studi, diede un fondamentale contributo alla meccanica quantistica che, per quanto radicalmente diversa per gli strumenti matematici usati (soprattutto nella sistemazione successiva di Born e P. Jordan) e per i presupposti filosofici, si dimostrò capace di dare risultati in completo accordo con la meccanica ondulatoria apparsa in quegli anni a opera di L. de Broglie e E. Schrödinger. Fondandosi sul principio di corrispondenza di Bohr e facendo ricorso al calcolo matriciale, che gli permetteva di descrivere le radiazioni emesse dagli atomi prescindendo dal concetto classico di traiettoria, pervenne (1927) alla formulazione del principio d'indeterminazione. Tale principio, la cui giustificazione generale venne data da Bohr con il suo discusso principio di complementarità, si poneva in netto contrasto con il concetto di causalità deterministica della fisica classica; da ciò la resistenza incontrata in fisici quali Einstein e Lorentz, che spinse Heisenberg a un approfondimento di carattere filosofico-epistemologico relativo alla teoria quantistica, nota anche come “interpretazione di Copenaghen”. Nel 1952, riprendendo alcuni studi di Born, tentò di applicare l'elettrodinamica non lineare ai campi mesonici. Successivamente ha elaborato una teoria che si propone, nell'approssimazione consentita dalla relatività ristretta, di interpretare i singoli campi agenti tra le particelle elementari come manifestazioni di un unico campo.

A. P. Dirac, Heisenberg's Influence of Phisics, Roma, s. d.; L. A. Radicati di Brozolo, Werner Heisenberg. La filosofia di un fisico, Napoli, 1987.