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Mòres

comune in provincia di Sassari (40 km), 366 m s.m., 95,08 km², 2074 ab. (moresi), patrono: santa Caterina (25 novembre).

Centro del Logudoro, alla sinistra del rio Pizzinnu e ai piedi del monte Lachesos. I numerosi reperti archeologici del territorio attestano l'antichissima origine dell'abitato, che nel Medioevo fece parte della curatoria del Meilogu, compresa nel Giudicato del Logudoro (sec. XI). Passato ai Doria nel 1255, fu poi coinvolto nella lotta fra il Giudicato d'Arborea e gli Aragonesi, che lo conquistarono definitivamente nel 1478. Nel 1614 gli spagnoli lo costituirono in marchesato e lo concessero ai Manca. § Il paese è dominato dall'altissimo campanile della parrocchiale di Santa Caterina: eretto nel 1871 in stile neoclassico da Salvatore Calvia, allievo di Alessandro Antonelli, con i suoi 48 m è uno dei più alti dell'isola; la facciata della chiesa risale al 1670. § L'economia si basa sull'agricoltura (cereali, olive e uva da vino), sull'allevamento (ovini, caprini e bovini) e sull'attività di aziende che operano nei settori alimentare (caseifici e frantoi), dei materiali da costruzione e della lavorazione del legno. Di grande richiamo turistico è l'autodromo che sorge nei dintorni. § Nei dintorni sussistono numerose testimonianze archeologiche. Fra queste si segnalano il dolmen Sa Coveccada (III-II millennio a. C.), le domus de janas dette “grotta de Sas Fadas”, il nuraghe Sa Cuguttada, protetto da muraglie megalitiche, e, in località Padru 'e Santa Maria, i resti di un centro romano. Sul monte Santo si trova uno spettacolare masso calcareo all'interno del quale furono scavate, nel Neolitico recente, alcune domus de janas; la tomba del piano superiore fu in epoche successive trasformata in chiesetta rurale.