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Mejerchold, Vsevolod Emilevič

attore, regista teatrale e cinematografico e teorico del teatro russo (Penza 1874-Mosca 1942). Formatosi al Teatro d'Arte di Mosca, maturò presto una sua poetica registica, in antitesi allo psicologismo di Stanislavskij. Impossibilitato a realizzare nell'ambito del Teatro d'Arte il proprio “teatro convenzionale” (cioè stilizzato in senso pittorico e mimico-gestuale), lo attuò tra le polemiche nel teatro di Vera Komissarževskaja a Pietroburgo e poi nei teatri imperiali (dove fu anche regista lirico), puntando sulla plasticità dei movimenti, sull'attore che fosse anche (come già nella Commedia dell'Arte) mimo, clown, ballerino, ecc. Con la regia di Un ballo in maschera di Lermontov, diede nel 1917 come un sontuoso addio al mondo prerivoluzionario. Dopo la Rivoluzione, Mejerchold mise il proprio talento al servizio della causa, accostandosi anche al futurismo e a Majakovskij, di cui allestì Mistero buffo (1918), e praticando il teatro politico d'agitazione. Adottati i principi costruttivistici sul piano scenografico e quelli biomeccanici sul piano della recitazione, realizzò spettacoli memorabili, come Le cocu magnifique di Crommelynck (1922), e fece scuola (tra i suoi allievi fu Ejzenštejn). Nel teatro da lui diretto e che nel 1923 aveva preso il suo nome alternò geniali e spregiudicate messinscene di classici (L'ispettore generale di Gogol, 1926) ad allestimenti di testi contemporanei e di impegno politico attivo, sperimentando tecniche nuove e complesse. Caduto in disgrazia negli anni Trenta perché accusato di formalismo e postosi in polemica con il teatro sovietico del tempo, orientato dall'alto verso il realismo socialista, fu arrestato nel 1939 e morì in circostanze mai chiarite.

Bibliografia

G. Guerrieri, Mejerchold e il teatro russo, Roma, 1944; E. Lo Gatto, Mejerchold e Tairov, in “La regia teatrale”, Roma, 1947; A. M. Ripellino, Il trucco e l'anima, Torino, 1965.

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