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Mocenigo

antica e nobile famiglia originaria di Aquileia (secondo altri di Lombardia) stanziatasi a Venezia intorno al Mille e salita in breve a grande potenza tanto che poté presto edificare lungo il Sile il castello di Musete. Divisasi in numerosi rami tra cui i più famosi furono quelli di Casa Vecchia e di Casa Nova, è ancora fiorente nei rami di San Samuele e di San Stae (Sant'Eustachio), rispettivamente discendenti da Giovanni e Niccolò, fratelli di Alvise I (sec. XVI). Tra i membri più noti della casata: Tommaso (1343-1423), capitano generale della flotta inviata in soccorso di Costantinopoli (1396), ebbe l'incarico di proteggere le forze cristiane dopo la disfatta di Nicopoli; eletto doge nel 1414, concluse un'onorevole pace coi Turchi dopo la vittoria di Gallipoli (1416). Giovanni (1408-1485), podestà di Ravenna (1463) e di Treviso (1467), luogotenente del Friuli (1470) e senatore (1471), fu eletto doge nel 1478; cedette Scutari ai Turchi (1479) e tolse a Ferrara il Polesine e Rovigo con la Pace di Bagnolo (1484). Pietro (1406-1476), generalissimo della Repubblica nella lotta contro i Turchi, devastò Mitilene, Delo e Smirne (1472), assunse la protezione di Caterina Cornaro contro gli insorti e nel 1474 accorse in aiuto di Scutari assediata; fatto doge nel dicembre 1474, cercò inutilmente di concludere una pace decorosa con i Turchi. Andrea (sec. XV), capitano generale, diresse le operazioni contro Gallipoli nel 1430; fu successivamente provveditore in campo (1438) e più volte ambasciatore. Alvise I (1507-1577) fu ambasciatore presso Carlo V e il papa, procuratore di San Marco e capo dei Dieci; eletto doge nel 1570, fu costretto a concludere la guerra di Cipro cedendo l'isola al sultano Selim II, sconfitto poi a Lepanto (1571). Giovanni (1531-1598) ricoprì incarichi politici in Dalmazia e a Marano, prese parte alla battaglia di Lepanto, fu bailo di Corfù, provveditore generale di Candia e procuratore di San Marco (1595). Giovanni (1558-1623), cultore di filosofia, invitò Giordano Bruno a istruirlo sull'arte della memoria e dell'invenzione (1591), ma, non soddisfatto delle lezioni ricevute, lo denunciò all'Inquisizione come colpevole di magia ed eresia (1592) causandone così la rovina. Lazzaro (1624-1657) partecipò alla guerra di Candia sconfiggendo i Turchi più volte; capitano generale e procuratore di San Marco, morì durante la battaglia per l'espugnazione dei Dardanelli. Domenico (1624-1694), sconfitti i Turchi a Coo (1662), tentò di fomentare contro di loro un'insurrezione a Creta (1692) ma fu costretto ad abbandonare l'impresa. Alvise II (Venezia 1627-1709), savio del Consiglio (1670), decemviro (1684-86), podestà di Padova e doge (1700), promosse varie riforme all'interno della Repubblica e seppe mantenere neutrale lo Stato durante la guerra di successione spagnola. Alvise III, detto Sebastiano (Venezia 1662-1732), fautore della Pace di Passarowitz con i Turchi (1718), salì al dogato nel 1722 e si adoperò per la neutralità di Venezia durante le guerre di Parma e Toscana; fortificò la linea di confine in Dalmazia (da Strmizza al canale di Narenta) che prese perciò nome da lui. Alvise IV (1701-1778), dopo essere stato procuratore di San Marco e ambasciatore, salì al dogato nel 1763; sotto di lui furono fatte le spedizioni contro i Saraceni di Tripoli (1766) e di Algeria (1768); condusse, all'interno, una politica giurisdizionalistica e riformatrice, ma con scarso successo.