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film italiano (1943) di Luchino Visconti. Opera prima del regista, che avrebbe voluto ispirarsi a Verga e sceneggiò assai liberamente (con M. Alicata, G. De Santis, A. Pietrangeli, G. Puccini) il romanzo di J. CainIl postino suona sempre due volte, già portato in cinema in Francia (1939, Le dernier tournant di P. Chenal) e successivamente ripreso negli USA (1946, T. Garnett; 1981, B. Rafelson) col titolo originale. Collegandosi da un lato alla letteratura americana, dall'altro al verismo cinematografico francese, Visconti elevò la squallida storia da libro giallo a paradigma di uno sfacelo morale, che il fascismo aveva sempre voluto coprire. Il paesaggio padano, i personaggi “populisti” aprivano il varco a una realtà sconosciuta e aspra (ammantata di cultura “decadente” e “ambigua”, carica di protesta, foriera di istanze neorealistiche), che apparve per la prima volta sui nostri schermi, provocando scandalo e la quasi immediata proibizione del film.

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