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Pómbia

comune in provincia di Novara (24 km), 286 m s.m., 11,96 km², 1818 ab. (pombiesi), patrono: Santa Maria della Pila (terza domenica di settembre).

Centro dell'alta pianura novarese, posto alla destra del fiume Ticino. Il territorio di Pombia si estende fino a lambire le sponde del Ticino, che lo racchiude con doppia ansa. Numerosi reperti archeologici ricordano il plurisecolare dominio dei Romani nella regione, a cui seguì quello dei Goti e, dopo il 568, dei Longobardi: questi fondarono una zecca che coniò monete d'oro recanti il nome della cittadina. Dall'888 al 945 Pombia appartenne alla Marca d'Ivrea; fu poi capoluogo di un comitato che nel 1025 venne confiscato e assegnato all'episcopato novarese. I vescovi a loro volta lo infeudarono ai signori di Castello ma, decaduta questa famiglia, Pombia perse di importanza e passò ai Visconti. Grazie alla sua posizione strategica fu per secoli punto nevralgico di controllo fluviale e uno dei pochi guadi possibili lungo il Ticino.§ Nella parte più alta dell'abitato si trovano le rovine di un castello medievale (sec. XI). Attigua è la parrocchiale di San Vincenzo: antica costruzione rimaneggiata in età romanica e barocca, custodisce affreschi del sec. X e un crocifisso ligneo quattrocentesco. La chiesa di Santa Maria della Pila, ricostruita nel sec. XVII, sorge al centro del paese. Il castello Borromeo, nei pressi dell'abitato in posizione panoramica sulla pianura e sul fiume, conserva un aspetto cinquecentesco nonostante le modifiche successive.§ L'economia si basa sull'industria, attiva nei settori tessile, metalmeccanico (macchine utensili), dell'abbigliamento, della lavorazione del legno, della gomma e delle materie plastiche. L'agricoltura produce uva, cereali e foraggi. Si pratica l'allevamento bovino.

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