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Pilati, Carlo Antònio

scrittore politico italiano (Tassullo, Trento, 1733-1802). Studiò nelle università tedesche di Lipsia e di Gottinga, assimilando le tesi dei giusnaturalisti tedeschi che cercò di conciliare con quelle del Muratori. Nelle prime opere giuridiche (L'esistenza della legge naturale, 1764; De servitutibus realibus, 1765; Ragionamenti intorno alla legge naturale e civile, 1766) si rivela già la critica illuministica di Pilati alla tradizione, che, nella sua opera maggiore, Di una riforma d'Italia (1767), diventa violenta polemica contro i residui della mentalità della Controriforma: apprezzato da Voltaire come l'opera “più forte e più ardita in difesa della ragione”, il trattato ebbe larga risonanza in Europa, precorrendo la politica giurisdizionalistica di Giuseppe II. Alle stesse idee della Riforma si ispirano le Riflessioni di un italiano sopra la Chiesa (1768), in cui è vagheggiato il ritorno alla Chiesa primitiva. Dopo la condanna delle sue opere da parte dell'Inquisizione, Pilati andò in esilio a Coira, nei Grigioni, dove pubblicò un Giornale letterario, con le recensioni dei testi fondamentali dell'illuminismo europeo, e le Istorie dell'impero germanico e dell'Italia dai tempi dei Carolingi alla Pace di Westfalia (1769-72). Tornato in Italia, ne fu nuovamente espulso come autore di libri “empi e sovversivi” e viaggiò a lungo in Europa, scrivendo, oltre a interessanti Voyages (1777) e alle Lettres sur la Hollande (1780), un acuto Traité des lois civiles (1774) contro la tradizione del diritto romano e una Histoire des révolutions (1782) in cui continua la polemica contro l'oscurantismo clericale.