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Controrifórma

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Storia: esigenze di rinnovamento

Termine introdotto dalla storiografia protestante (L. Ranke, E. Gothein) per indicare la restaurazione coattiva del cattolicesimo in territori divenuti protestanti, esteso poi alla Riforma cattolica, col rilievo della sua attività intesa a contenere la Riforma protestante e riconquistare i territori perduti. In tal modo nella Controriforma in senso lato entrano le istituzioni di riforma interna e le personalità che le promossero, con richiamo alle sollecitazioni del tardo Medioevo a una riforma intesa come eliminazione degli abusi e delle manchevolezze che si erano introdotti tanto nella vita dei laici che del clero, come reintegrazione di persone e istituzioni nel loro spirito originario. Il che significava ritorno alle regole originarie nei monasteri, subordinazione rinnovata dei benefici ecclesiastici ai loro fini religiosi e di cura d'anime, una vita più severa nel clero regolare e in quello secolare, un ravvivamento dello zelo religioso, uno studio più approfondito delle fonti e dei modelli della vita cristiana, della Bibbia e degli scritti dei padri della Chiesa contro le sottigliezze polemiche della teologia scolastica. Centri di questo rinnovamento interno si presentano fin dal sec. XV, specialmente in Spagna e Italia, e sono collegati alle congregazioni riformate dell'Osservanza (domenicani, francescani, eremiti agostiniani, più tardi cappuccini) ma soprattutto, nei primi decenni del sec. XVI, alle nuove congregazioni di chierici regolari (teatini, barnabiti, somaschi, gesuiti) e agli Oratori del Divino Amore, d'iniziativa laica e con la funzione di edificare spiritualmente e di assistere materialmente il prossimo. Codesti movimenti avevano in comune primariamente l'appello alla riforma personale in spirito ascetico e la convinzione di poter arrivare per questa via alla riforma delle istituzioni corrose dagli abusi, senza contestare dottrine e istituzioni, col richiamo a una “riscoperta del Vangelo”, come farà Lutero. In questo movimento di riforma interna intervenne fin dal secondo decennio del sec. XVI in maniera autoritaria lo stesso papato. Questo aveva già accolto qualche istanza di riforma nel V Concilio Lateranense sotto Giulio II e Leone X, ma senza impegnarvisi, anche per l'ostilità della Curia romana alle richieste degli zelanti, che denunziavano vivacemente usi e abusi inveterati della Curia papale. Solo Adriano VI si era mostrato sensibile alle richieste di riforma, già clamorosamente riaffermate da Lutero nell'“appello alla nobiltà tedesca cristiana per la riforma del ceto cristiano” (1520). Tali direttive vennero consapevolmente riprese da Paolo III, ma con risultati solo parziali .

Storia: il Concilio di Trento

Per pressioni interne ed esterne (l'imperatore Carlo V), anche in vista dell'appello al concilio dei novatori protestanti tedeschi come unica autorità che poteva giudicarli, venne convocato nel contempo il Concilio di Trento. Da questo momento nell'applicazione della riforma ascetico-devota si fa sentire sempre di più la preoccupazione antiprotestante. La Riforma protestante costituì pertanto un vigoroso stimolo esterno a metter in atto la rinnovazione interna, contribuendo a dar efficacia alle forze di riforma ascetico-disciplinare, a unificarle, a permetter loro di farsi sentire in tutta la Chiesa. Nella stessa idea e struttura della Compagnia di Gesù (1534) si avverte sempre più netta l'intenzione controriformistica. Così anche il Concilio di Trento (1545-63) divenne luogo d'incontro tra le esigenze interne di riforma ascetico-disciplinare e le preoccupazioni della Controriforma. Nella fase di “riforma senza concilio” sotto Paolo IV (1555- 59), le intenzioni repressive della Controriforma addirittura prevalsero, come dimostra il rafforzamento del Sant'Uffizio antiereticale e la sua azione diplomatica; la Controriforma si rivelò ancor più evidente nell'applicazione data ai decreti tridentini da Pio V, già grande inquisitore, da Gregorio XIII, dallo stesso Sisto V, che tuttavia preparò la riconciliazione dell'ugonotto Enrico IV di Francia con la Chiesa cattolica. E questo attraverso un'attività diplomatica intensa mirante a ottenere, specialmente negli Stati di Germania, insieme alla pubblicazione come leggi dello Stato dei decreti tridentini, l'impegno personale dei principi cattolici a ricattolicizzare nei loro territori persone e istituzioni passate al protestantesimo. È in quest'atmosfera di restaurazione cattolica, e quindi di controriforma, che, per esempio, il principio del cuius regio, eius religio, cioè del diritto del signore territoriale a imporre la propria religione ai sudditi (Pace di Augusta, 1555, per cattolici e luterani), diventò strumento di controriforma per la casa d'Austria, per i duchi di Baviera e altri. Il Concilio di Trento si era proposto tre compiti: definire la dottrina cattolica e condannare le teorie dei novatori; porre rimedio agli abusi esistenti nella Chiesa; ristabilire l'unità dei cristiani sul piano religioso e politico in vista d'una grande lega antiturca.

Storia: l’impegno pastorale, dogma e istituzioni

In campo dottrinale, la Controriforma condannò le dottrine di Lutero, Zwingli, Calvino, di anabattisti e antitrinitari circa le fonti della Rivelazione, la natura del peccato originale, il carattere e gli effetti della giustificazione, l'Eucarestia e la Messa come rinnovazione del sacrificio della Croce, la penitenza, le indulgenze, il culto di Maria Vergine e Madre, i sacramenti, confermandoli nel loro numero tradizionale di sette. Codeste definizioni dogmatiche vennero in seguito sintetizzate nella “professione di fede tridentina”, che da allora (1564) tutti i vescovi e parroci devono recitare prima di assumere la loro carica; esse inoltre costituirono il fondamento dell'istruzione religiosa cattolica nel Catechismo romano pei parroci, pubblicato da Pio V (1566). Nella Controriforma rientrano anche le disposizioni dei decreti giuridico-disciplinari di riforma, che ebbero il fine primario di eliminare gli abusi nella nomina ai benefici; di imporre l'obbligo della residenza ai vescovi e i doveri della cura d'anime ai pastori; di curare la conservazione e amministrazione del patrimonio ecclesiastico, la restaurazione nei monasteri della clausura, della vita d'ascesi, di povertà, di preghiera; di dettare norme per l'uniformità nei riti dei sacramenti; di creare seminari diocesani per la formazione ascetica, culturale e professionale del clero secolare. Lo spirito della Controriforma è evidente anche nella proibizione della lettura della Bibbia in lingue nazionali senza speciale permesso; nell'istituzione di un insegnamento di Sacra Scrittura presso ogni chiesa cattedrale e ogni monastero; nell'assegnare ai vescovi il controllo dei predicatori, dei libri, dei maestri di scuola; nel culto eucaristico praticato anche fuori della Messa (adorazione dell'Ostia, “Quarant'ore”, processioni con l'Ostia, accompagnamento solenne del viatico); nella venerazione di Maria Madre di Dio, nel culto dei santi, delle loro reliquie e immagini in sottolineata antitesi alla Riforma, nell'intensificata pratica dei sacramenti, in specie della Confessione e dell'Eucarestia quali opere meritorie. Un uguale spirito polemico si riscontra nella teologia: ne fanno fede le Dispute su punti controversi della fede cristiana contro gli eretici di questo tempo (1586-93) del cardinale R. Bellarmino e la Storia delle variazioni delle chiese protestanti (1688) di J.-B. Bossuet. La Controriforma si espresse poi particolarmente in un gruppo d'istituzioni create per combattere la Riforma: innanzitutto la Suprema Congregazione dell'Inquisizione Universale (1542), creata per esaminare tutte le insorgenze d'eresie, con autorità superiore a ogni altra, perché nessun caso sfuggisse al suo controllo. Sostenuta dalla diplomazia pontificia, essa poteva ottenere dai principi cattolici l'estradizione a Roma di sospetti d'eresia; altro potente mezzo in mano alla Controriforma fu l'Indice dei libri proibiti, compilato dapprima con criteri assai restrittivi sotto Paolo IV nel 1557, con l'inclusione di molte opere, specialmente mistiche, che nulla avevano a che fare con l'eresia, con disposizioni severissime circa la lettura dei libri proibiti, con un controllo severo, tanto preventivo che repressivo, di tutte le pubblicazioni a stampa, del loro commercio, dello stesso possesso di libri sospetti. Nella Controriforma s'inserirono i nuovi ordini religiosi, che pure erano nati nello spirito della Riforma cattolica. Questo avvenne soprattutto in Francia, Polonia, Ungheria, Svizzera, Paesi Bassi e, in maniera illegale, nell'Inghilterra di Elisabetta. Qui gesuiti e cappuccini furono all'avanguardia nell'opera di riconquista al cattolicesimo di persone e di territori, usando molteplici tecniche missionarie, profondendo uno zelo particolare nella cura d'anime, nella predicazione, nelle confessioni, nelle scuole di dottrina cristiana per il popolo e nell'istruzione superiore (università), ecc.

Storia: politica e cultura della Controriforma

A fianco di questa Controriforma pastorale, il papato svolse dalla seconda metà del sec. XVI una politica mirante ad assicurare territori ai principi cattolici, perché mantenessero o ristabilissero l'ortodossia cattolica. Di questa Controriforma politica sono esponenti Filippo II di Spagna nei Paesi Bassi, i duchi di Baviera in Germania, gli Asburgo in Boemia, nel Tirolo e più tardi nel Belgio. La direzione della Controriforma politica è assunta dal papato, che giunge a finanziare imprese militari di principi cattolici per assicurare loro territori rivendicati pure da principi protestanti: nella stessa tendenza si collocano la partecipazione dei papi alla “lega cattolica” spagnola contro l'ugonotto Enrico IV in Francia e la lotta della Spagna per eliminare dal trono inglese l'“eretica” regina Elisabetta Tudor. In questa prospettiva la Controriforma politica subì una sconfitta radicale nelle disposizioni dei Trattati di Vestfalia (1648), che ratificarono la secolarizzazione di vescovati cattolici e la loro assegnazione alla Svezia e ad altri principi protestanti. La Controriforma penetrò anche nelle arti, suggerendo agli artisti temi che miravano all'esaltazione d'istituzioni e personalità del cattolicesimo in senso trionfalistico; furono create commissioni per la pittura e la scultura sacra, furono costruite molte chiese secondo le nuove direttive ascetiche e pastorali, di cui sono un esempio le chiese barocche dei gesuiti. Nei riguardi della scienza, della filosofia della natura, delle dottrine politiche, la Controriforma da un lato manifestò il suo aspetto negativo di sospettoso controllo e di miope difesa di vedute tradizionali (condanna dell'eliocentrismo di G. Galilei), dall'altro, in spirito anche mecenatesco, protesse le arti, creò grandi biblioteche, promosse lo sviluppo di teorie filosofiche e politiche, alimentò vivaci dibattiti teologici come quello sulle capacità etico-religiose dell'uomo (Molina-Baio, Giansenio), sul diritto naturale (Suarez), sui limiti del potere dei sovrani (Mariana), sull'organizzazione dello Stato e della società internazionale. La Chiesa della Controriforma, nel suo intento di riportare la società sotto il proprio controllo come già nel Medioevo, fece molte concessioni alla moda del secolo: i celebri collegi dei gesuiti diedero largo posto allo stimolo dell'emulazione e all'ambizione di eccellere; nell'oratoria, come nelle arti figurative, si accolsero lo spettacolare, l'impressionante, alimentando il barocco. La stessa pratica religiosa, per reazione anche in questo caso all'intimismo protestante, indulse a una grande esuberanza nei gesti e negli apparati delle feste. In campo politico, la Controriforma conservò la struttura sociale esistente, con le classi sociali differenziate nella ricchezza, nell'origine, nelle funzioni, coi relativi privilegi economici e politici. In tutti questi ambiti si fece sentire l'azione del papato, che sostenne il fervore d'azione degli zelanti, ma anche sovente represse iniziative dal basso della rinnovazione interna.

Storiografia

La Controriforma, infine, investì anche la storiografia, imponendole i temi delle controversie coi protestanti circa la struttura originaria della Chiesa e gli sviluppi della sua organizzazione e dottrina, promuovendo una ricerca più sistematica di fonti e tradizioni, dando avvio alla storia della teologia e del dogma. Gli Annali ecclesiastici del Baronio (1588-1607) in risposta polemica alla Historia dei Centuriatori di Magdeburgo (1559-74), la Istoria del Concilio di Trento del gesuita Sforza Pallavicino (1656-57), in opposizione alla storia filoprotestante del servita veneziano Paolo Sarpi (1619), come la menzionata Storia delle variazioni delle chiese protestanti (1688) del Bossuet, possono essere considerate le opere più rappresentative della storiografia controriformistica. La Controriforma si rivelò più intensa e assunse i suoi aspetti più caratteristici in Germania, Svizzera, Paesi Bassi, Polonia, Francia, Inghilterra, Italia, Spagna, intrecciandosi intimamente con le vicende politiche e culturali di questi Paesi.

Per il concetto

P. Prodi, Riforma cattolica e controriforma, in Nuove questioni di storia moderna, Milano, 1964; G. Cozzi, Rinascimento, riforma, controriforma, in La storiografia italiana negli ultimi vent'anni, Milano, 1967; F. Molinari, Riforma e Controriforma, Appendice al vol. III di Nuova storia della Chiesa, Torino, 1970; A. Asor Rosa, La cultura della Controriforma, Bari, 1990.

Per le istituzioni particolari

R. Bellarmino, Scritti politici (a cura di C. Giacon), Bologna, 1950; A. Freitag, Atlas du monde chrétien. L'expansion du Christianisme à travers les siècles, Parigi-Bruxelles, 1959; H. Jedin, Breve storia dei Concili, Roma, 1960; M. Bendiscioli, I papi del sec. XVI, in I papi nella storia, Roma, 1961; L. Firpo, Il pensiero politico del Rinascimento e della Controriforma, in Grande Antologia filosofica, vol. X, Milano, 1964; J. Brodrick, S. Roberto Bellarmino, Milano, 1965; L. Cognet, La spiritualité moderne I. L'essor 1500-1650, Parigi, 1966; G. B. Tragella, Le missioni, ieri ed oggi, Roma, 1966; E. Bellinger, Der Kathechismus romanus und die Reformation, Paderborn, 1970; H. Jedin, Riforma cattolica o Controriforma?, Brescia, 1987.