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Roth, Joseph

scrittore austriaco (Schwabendorf, Galizia Orientale, 1894-Parigi 1939). Dopo gli studi di lettere e filosofia a Vienna, andò volontario nella prima guerra mondiale e fu poi prigioniero in Russia. Corrispondente della Frankfurter Zeitung dal 1923 al 1932, chiese nel 1925 il trasferimento a Parigi; di lì viaggiò per tutta l'Europa, sinché nel 1935 si stabilì definitivamente nella capitale francese, dove quattro anni dopo morì alcolizzato. Il rimpianto della monarchia asburgica, vasta patria che abbraccia le sottili atmosfere viennesi di spensieratezza e di morte, già descritte da Hofmannsthal e da Schnitzler, e la misera vita degli ebrei di umile ceto nelle province orientali dell'Impero, spinsero Roth ad assumere posizioni legittimistiche e a convertirsi al cattolicesimo. Il suo epicedio di una civiltà scomparsa si estende dall'esordio con il racconto lungo Das Spinnennetz (1923; La tela del ragno) e col romanzo Hotel Savoy (1924) a Die Flucht ohne Ende (1927; Fuga senza fine), a Hiob (1930; Giobbe), Radetzkymarsch (1932; La marcia di Radetzky) e Die Kapuzinergruft (1938; La cripta dei cappuccini), il più sconsolato e autobiografico dei testi di Roth. L'ultimo romanzo è Geschichte der 1002. Nacht (1939; La milleduesima notte), uscito postumo come Die Legende vom Heiligen Trinker (1939; La leggenda del santo bevitore), testamento spirituale con cui Roth si congeda dalla sua esperienza di alcolista. Successivamente (1966) è stato pubblicato Der stumme Prophet (Il profeta muto), scritto nel 1929 e incentrato sulla figura di Trotzkij.

Bibliografia

H. Linden, Roth, Leben und Werk, Colonia, 1949; C. Magris, in Il mito asburgico, Torino, 1963; C. Magris, Gli annali dispersi, in “Studi Germanici”, 8, 1970; idem, Lontano da dove, Torino, 1977.

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