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Parsifal

protagonista della leggenda del Graal, una delle più sublimi creazioni poetiche del Medioevo, che ha dato il titolo alle maggiori opere, sia letterarie, sia musicali sull'argomento. Dal romanzo in versi di Chrétien de Troyes Perceval ou le conte du Graal (Parsifal o il racconto del Graal), lasciato incompiuto (1180 ca.) e continuato poi nel sec. XIII da autori diversi, trae origine il vastissimo corpus poetico della ricerca del Graal. L'opera narra come Perceval, attratto dalla cavalleria nonostante le cure della madre per tenerlo lontano, si rechi alla corte di re Artù per ricevere educazione e investitura. Sulla strada del ritorno ha la rivelazione del Graal nel castello del re Pescatore. Di qui parte la sua lunga ricerca per penetrare il mistero del Graal e scoprire la colpa, il pentimento e il senso della propria vita. Chrétien supera nel suo poema la tematica cavalleresca per farne, come è stato detto, “la storia dell'educazione dell'uomo”. Il tema fu ripreso da Gerbert de Montreuil e, in modi più elevati, dal poeta tedesco Wolfram von Eschenbach. Questi, attingendo alle versioni francesi di Chrétien de Troyes e di un leggendario Kyot (provenzale) tra il 1200 e il 1210 compose il Parzival, poema in 24.000 versi, oggi conservatoci in manoscritti del Tre e Quattrocento. Il giovane Parsifal, rampollo di una stirpe eletta e ignaro del mondo, destinato ad ascendere alla purezza spirituale, commette in buona fede una serie di fatali errori, tra cui quello di non domandare per pietà ad Anfortas, re del Graal, la causa del suo male, e sprofonda in uno stato angoscioso di dubbio, che investe anche la bontà di Dio. Solo gli insegnamenti dell'eremita Trevrizent lo ricondurranno sulla via dell'umiltà e della grazia e lo ricongiungeranno con l'amata sposa Condwiramur. Asceso al trono del Graal, egli impersona il perfetto eroe cristiano in opposizione all'altro grande campione del Medioevo germanico, Tristano: il cercatore metafisico di Dio in opposizione al martire dell'amore. In quanto vicenda del maturare di un'anima attraverso l'errore, il Parzival segna il superamento della componente avventuroso-mondana dell'etica cavalleresca e anticipa la problematica del Bildungsroman moderno. Lo stile del poema, a dispetto della dichiarazione di Wolfram di essere illetterato, è ricco di arcaismi e di costruite iperboli, di preziosismi come di moduli popolari, discrepanze, queste, che gli rimprovera già il contemporaneo Gottfried von Strassburg. Al tema di Parsifal s'ispirarono molti poeti nel corso dei secoli (Heinrich von dem Türlin, ca. 1220; sir Thomas Malory, ca. 1470, ecc.) con una spiccata ripresa nell'Ottocento: Tennyson, Immermann, R. S. Hawker, e soprattutto con la grande opera in 3 atti che R. Wagner compose su libretto proprio. L'interpretazione mistico-religiosa che Wagner diede delle leggende medievali su Parsifal e sul Graal, riferendosi in particolare al Parzival di Wolfram von Eschenbach, determinò la volontà dell'autore di far rappresentare l'opera solo a Bayreuth (come avvenne a cominciare dalla prima rappresentazione, il 26 luglio 1882, con un'eccezione, fino al 1914) e fu all'origine di violente polemiche (celebre l'attacco di Nietzsche all'ambiguo sincretismo religioso che la caratterizza). Dal punto di vista musicale essa è comunque uno dei più alti esiti dell'ultimo Wagner: il linguaggio appare depurato e rarefatto rispetto alle tensioni cromatiche del Tristano e si apre a suggestive atmosfere preimpressionistiche. Il duetto tra Kundry e Klingsor, la scena delle fanciulle-fiore, l'interludio che porta il titolo di Incantesimo del venerdì santo sono da annoverare tra le pagine più intense e formalmente perfette di Wagner.

C. Grünanger, in Storia della letteratura tedesca. Il Medioevo, Milano, 1955; W. Deinert, Ritter und Kosmos in Parzival, Monaco, 1960; H. Kratz, Wolframs Parzival. An Attempt at a Total Evaluation, Berna, 1973; G. de Montreuil, Perceval, Milano, 1986.