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Sàrmati

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Storia

(latino Sarmătae). Antica popolazione iranica, abitante inizialmente nelle vaste pianure della Russia meridionale a E del Don. Piccoli e di corporatura massiccia, biondi, nomadi, abili cavalieri e arcieri (così li descrive Erodoto), i Sarmati erano affini agli Sciti, anzi la tradizione, per spiegare la presenza delle loro donne a fianco degli uomini in battaglia, li faceva derivare dall'unione degli Sciti con le Amazzoni. Divisi in vari gruppi molto diversi tra di loro, i più importanti dei quali erano i Roxolani e gli Jazigi, i Sarmati, premuti a loro volta dalle migrazioni dei popoli asiatici, andarono man mano avvicinandosi ai confini dell'Impero romano, col quale vennero in conflitto a più riprese. Entrati in rapporto di clientela coi Romani nel sec. I d. C., all'epoca di Nerone, fecero parte, nel secolo successivo, di quella vasta coalizione barbarica che sconvolse per anni il confine danubiano e che fu poi respinta da Marco Aurelio. Nel sec. IV, al tempo delle grandi migrazioni dei Goti e degli Unni, vennero da questi assorbiti e scomparvero definitivamente.

Arte

Documentata essenzialmente dai ritrovamenti delle necropoli della zona stepposa tra il Volga e l'Ural, per la fase più antica o sauromatica (sec. VI-IV a. C.), quindi della zona compresa tra il Volga e il Don, già occupata dagli Sciti, per la seconda fase della sua evoluzione, detta protosarmatica (sec. IV-II a. C.) e per le successive fasi mediosarmatica (sec. I a. C.-II d. C.) e tardosarmatica (sec. III-IV d. C.), l'arte dei Sarmati consiste principalmente in armi, gioielli, ornamenti per vesti e finimenti per cavalli in bronzo e metalli preziosi lavorati, che costituivano appunto il corredo delle numerose tombe a tumulo. Sensibile alle più varie influenze, in particolare centro-asiatiche, iraniche, siberiano-unne, l'arte sarmatica presuppone una molteplicità di apporti che rendono difficile una sua precisa definizione stilistica nell'ambito complesso delle culture delle steppe. Nel primo stadio evolutivo (tumulo di Blumensfeldt) dominano rappresentazioni animalistiche, che presentano notevoli analogie con l'arte scitica; alle fasi successive si accompagna da un lato l'assunzione di motivi decorativi geometrici (Prochorovka) e zoomorfi o fitomorfi stilizzati, dall'altro (fase mediosarmatica) la rinascita di un nuovo gusto animalistico (Novocerkask, Kalinovka) accompagnato da tecniche abilissime (traforo, intreccio) e dalla policromia (gemme, smalti cloisonnés e champlevés) che Unni e altri popoli migranti trasferirono all'arte barbarica medievale europea. La comparsa della figura umana nelle manifestazioni più mature dell'arte sarmatica è invece da attribuirsi con molta probabilità a influssi iranici.

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