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necròpoli

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal greco nekrópolis, da nekrós, morto+pólis, città]. In archeologia, luogo che accoglie sepolture risalenti a un periodo precristiano. Per estensione, cimitero, specialmente di grandi dimensioni: la necropoli di Redipuglia.

Archeologia: generalità

Stretto era il legame fra le necropoli e il culto dei morti, per cui esse costituiscono un prezioso documento storico, sul quale è possibile talora ricostruire le linee essenziali di una cultura. Nell'antico Egitto, dove il culto dei morti costituì gran parte della vita religiosa, si trovano necropoli già nel periodo predinastico: sono semplici sepolture scavate nella nuda terra e i corpi vi sono deposti rannicchiati e avvolti in stuoie; accanto a essi, pochi oggetti di fattura ancora primitiva. Quindi la necropoli egiziana si arricchisce dell'elemento architettonico, grandioso nelle piramidi, modesto nelle mastaba, le tombe dei cortigiani. Incerta ancora in queste necropoli la delimitazione dell'area: importanti e ben note sono le necropoli di Menfi, Abido e Tebe. In Mesopotamia il culto dei morti ebbe minore spazio che in Egitto e le necropoli non hanno la grandiosità di quelle egiziane: sorgono appena fuori dell'abitato e le tombe sono addossate le une alle altre senza un ordine preciso. Tipiche le necropoli sumere trovate a Ur e a Tiš con tombe a fossa semplice, rivestite in terracotta e protette da costruzioni in mattoni; notevole il valore artistico delle suppellettili. In Fenicia esemplare è la necropoli regia di Sidone. A Creta, nel periodo minoico antico le tombe erano a cupola (tombe a thólos) costruite con mattoni e di vaste dimensioni: per esempio Hagia Triada; del periodo tardominoico testimonia la necropoli di Zafer-Papura, con tombe a pozzo e a cameretta; un'altra necropoli ad Arkades (sec. IX-VIII a. C.) contiene 160 tombe a inumazione e a cremazione. A Micene le necropoli erano formate talora da gruppi di tombe a camera o a thólos. In Grecia in origine le tombe erano mescolate alle abitazioni, ma dal sec. VIII a. C. furono collocate fuori città: necropoli di Dipylon presso Atene, con tombe a fossa, dove la terra è nuda o rivestita in pietra; in alcune si trovano i corpi inumati, in altre le ceneri raccolte in urne: distinguevano le singole tombe grandi vasi in stile geometrico o una stele. In età storica, sempre nel Dipylon e precisamente nello spazio tra la Via Sacra di Eleusi e quella per il Pireo, sorse la necropoli degli eroi e dei benemeriti della patria: di essa i reperti più importanti sono le numerose stele, oggi raccolte nel Museo di Atene.

Archeologia: Italia

In Italia uno dei più antichi esempi di necropoli è quella di Molfetta, del periodo eneolitico: essa accoglie alcune decine di tombe ovali, rivestite in pietra, nelle quali il corpo era deposto rannicchiato; allo stesso periodo appartengono anche le necropoli di Remedello (Brescia), con tombe a fossa in cui il corpo appare rannicchiato; le necropoli montane della Sicilia, con migliaia di tombe a inumazione o scavate nella parete rocciosa: notevole la necropoli di Pantalica con 4000 stanzette. Nella Valle Padana le necropoli sono di forma quadrata o rettangolare e ripetono la geometria delle città; gli ossari sono rustici e gli uni addossati agli altri. La necropoli di Genga, invece, è già più vicina all'Età del Ferro: contiene migliaia di urne cinerarie, deposte le une accanto alle altre in superficie e protette all'intorno da lastre in pietra. A Bologna due importanti necropoli segnano il passaggio dall'Eneolitico all'Età del Ferro: gli ossari sono in terracotta e messi nella terra rivestita con pietre oppure in pozzi con pareti a ciottolo; pilastrini in arenaria o grossi ciottoli ovali distinguono le varie tombe. Le necropoli di Vetulonia, Tarquinia e Volterra rivelano la presenza di elementi paleoetruschi vicino ad altri della civiltà villanoviana. Numerose sono, a partire dal sec. VIII, le necropoli etrusche dell'Italia centrale, ben identificabili per le tombe monumentali e la ricchezza delle suppellettili: grandiosa fra esse la necropoli di Vulci con più di diecimila tombe a fossa, a tumulo, a camera; interessanti anche quelle di Cerveteri, Tarquinia, Chiusi e della regione delle necropoli rupestri, con tombe scavate nel tufo (Blera, Orvieto, Sovana, ecc.). Molti elementi delle necropoli etrusche si ritrovano in quelle del territorio dei Falisci e dei Capenati. Fuori dell'influenza etrusca si sviluppò la civiltà atestina: nel territorio di Este, nel Veneto, dal 1000 al 400 a. C. ben quattro necropoli hanno in comune il rito della cremazione e dalle tombe primitive (una semplice buca con vasellame in terracotta) si giunge a quelle dell'ultimo periodo, ricche in sé e per il vasellame contenuto. Presso il Lago Maggiore la civiltà di Golasecca presenta vaste necropoli a cremazione, chiuse a gruppi in recinti circolari (sec. VIII-IV a. C.). Nell'Italia meridionale interessante è la necropoli di Cuma, di età preellenica, con tombe a inumazione e vasellame con disegni geometrici. In periodo ellenico straordinariamente ricche sono in Sicilia le necropoli di Selinunte, Agrigento, Siracusa, Gela, Camarina, estese per parecchi chilometri. In territorio romano a cominciare dal sec. IV a. C. le necropoli presentano caratteri affini a quelli delle altre necropoli sparse nella Penisola; in età imperiale grandi necropoli monumentali si estendono ai margini delle vie suburbane, presso Roma (per esempio sulla via Appia) come attorno alle altre città (necropoli dell'Isola Sacra, necropoli di Pompei ecc.).

Bibliografia

S. Gsell, L'histoire ancienne de l'Afrique du nord, Parigi, 1924; P. Ducati, Storia dell'Italia etrusca, Firenze, 1927; M. Torelli, Necropoli dell'Italia antica, Milano, 1982; L. Grinsell, Piramidi, necropoli e mondi sepolti, La Spezia, 1989.