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Scilla (mitologia)

(greco Skýllē e Skýlla). Mostro marino della mitologia greca, localizzato nello stretto di Messina e raffigurato come donna nella parte superiore del corpo, mentre la parte inferiore era costituita da una muta di sei cani divoratori. Posta di fronte a Cariddi, terrorizzava i naviganti e attentava alla loro vita azzannandoli con le sue fauci. Nell'Odissea è detta figlia della ninfa Crateide; altre genealogie le attribuiscono a volte Forco, un essere marino, come padre o ne fanno una figlia della dea infera Ecate e del mostro Tifone. Nelle Metamorfosi di OvidioScilla è trasformata in mostro dalla maga Circe per gelosia. § Il mostro marino della leggenda omerica è raffigurato, a partire dal sec. V a. C., con torso di donna, una o più code crestate e protomi di cani che emergono dai fianchi. Questa figura di Scilla, isolata o con la nave di Ulisse, compare su monete, oscilla, mosaici, sculture e rilievi funerari greci, etruschi e romani. Tra le figurazioni più note sono un mosaico da Tor Marancia dei Musei Vaticani e il grandioso gruppo marmoreo della grotta di Sperlonga con Scilla che assale la nave di Ulisse, opera firmata dagli scultori rodii Agesandro, Atenodoro e Polidoro. § Loc. fig. essere tra Scilla e Cariddi, trovarsi tra due pericoli ugualmente grandi.

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