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Ècate

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Mitologia

(greco Hekátē; latino Hecăte). Dea greca in cui si realizzava l'“alterità” rispetto agli uomini e agli dei stessi: era una titanessa, figlia di Asteria, contrapposta agli dei veri e propri, subentrati ai Titani nel dominio dell'universo; Zeus le aveva concesso di conservare tutto il suo antico potere. Un altro mito la dice figlia di Notte, e allora la sua “tenebrosità” veniva opposta alla “luminosità” degli dei. A differenza degli dei, che avevano ciascuno uno specifico campo d'azione, Ècate estendeva il suo potere in ogni campo. Invocata nei parti, proteggeva ogni altro “passaggio” (le porte e le strade, dove era venerata con immagini triformi) e presiedeva alle attività magiche. Fu identificata con Artemide, la cui azione si svolgeva in un'“alterità” limitata, e con Persefone, la dea dei morti (gli “altri” rispetto ai vivi).

Iconografia

Rappresentata in un primo tempo con lunga veste e fiaccole nelle mani, fu poi raffigurata nel suo caratteristico aspetto trimorfo, come dea del cielo, della terra e dell'oltretomba, con un'innovazione dovuta allo scultore Alcamene (statua di Ecate sull'Acropoli di Atene). Nell'ara di Pergamo è rappresentata con un corpo solo, ma con tre teste e sei braccia. Le fonti ricordano a Egina una Ecate di Mirone e nel tempio di Ilizia ad Argo statue di Scopa, Policleto il Giovane e Naucide.