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aòrta

sf. [sec. XVII; dal greco aortḗe, da airō, sollevare]. In anatomia umana, principale e più grosso vaso sanguifero, in cui scorre sangue arterioso e dal quale si originano tutte le arterie del corpo . Nell'embrione, dal cuore fuoriescono due aorte, che successivamente si fondono in un unico tronco, cui il mesoderma darà un involucro dal quale deriveranno le tuniche muscolari e avventizie delle pareti. L'aorta, a sviluppo terminato, sorge dal ventricolo cardiaco sinistro, portandosi verso l'alto per 3-5 cm per ripiegarsi poi a U rovesciato (arco aortico); scavalcato il peduncolo del polmone sinistro, raggiunge all'altezza della terza vertebra toracica il rachide, addossandovisi sul lato sinistro. Lungo il suo percorso attraversa la cavità toracica (aorta toracica), il diaframma, la cavità addominale (aorta addominale) e si colloca anteriormente sul rachide all'altezza della quarta vertebra lombare, dove termina sdoppiandosi nell'arteria sacrale media e nelle due arterie iliache comuni. L'aorta diminuisce di volume allontanandosi dal cuore: il suo diametro varia da 25-28 mm nel tratto iniziale a 18-20 mm in quello terminale. Durante il suo percorso il tronco aortico manda in tutte le direzioni numerosi vasi collaterali.

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