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algìnico

agg. [da algina+-ico]. Acido alginico, composto chimico macromolecolare naturale del gruppo dei polisaccaridi e più esattamente di quello degli acidi poliuronici. Indicato anche con il nome di algina, si ricava su scala industriale da varie specie di alghe del genere Laminaria che si trovano in particolare nelle zone costiere settentrionali dell'Oceano Atlantico. L'acido alginico commerciale si presenta come una massa di colore chiaro e di consistenza cornea che in acqua rigonfia e a caldo vi si disperde formando soluzioni colloidali; per raffreddamento tali soluzioni, se abbastanza concentrate, rapprendono in una massa gelatinosa. L'acido alginico forma con i metalli i corrispondenti sali, gli alginati: quelli dei metalli alcalini sono assai solubili anche in acqua fredda; questa proprietà viene utilizzata per estrarre l'acido alginico dalle alghe, disciogliendolo con una soluzione di carbonato di sodio: la soluzione, filtrata dai materiali insolubili, viene poi precipitata con acido cloridrico o solforico. Riscaldando abbastanza a lungo l'acido alginico con acido cloridrico, la sua macromolecola si decompone per idrolisi liberando gli acidi uronici corrispondenti al glucosio e al mannosio, e cioè gli acidi glucuronico e mannuronico, il che ne indica la struttura. L'acido alginico trova impieghi svariati per le sue proprietà colloidali, in particolare come addensante in bevande e prodotti alimentari, nelle paste per la tintura a stampa dei tessuti, nell'industria della carta e in quella tessile. § Nell'industria tessile, fibra alginica, fibra tessile artificiale ricavata dall'acido alginico. Le prime sono state prodotte nel 1944 in Gran Bretagna dalla Courtaulds Ltd. col nome di alginate. Dall'acido alginico trattato con carbonato sodico si ottiene alginato sodico che viene poi coagulato in bagni di sale di calcio ricavando filamenti di alginato di calcio. La caratteristica principale, che ne limita l'impiego, è data dal fatto che la fibra alginica si scioglie completamente in soluzioni debolmente alcaline. Viene usata come tela di supporto nella produzione di merletti di cotone e di lino: una volta prodotti questi, la fibra viene sciolta mettendo in rilievo gli effetti di traforo. Nei filati ritorti può servire da supporto al filo di fantasia. Viene usata anche in chirurgia in quanto il tessuto umano la assorbe senza danno.

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