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clorìdrico

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Descrizione generale

agg. (pl. m. -ci) [sec. XIX; da cloro+idrogeno+-ico]. Acido cloridrico, composto chimico di formula bruta HCl. Secondo la più moderna nomenclatura chimica, il nome di acido cloridrico deve, come in tutti i casi analoghi, riservarsi al composto disciolto in acqua o in altri solventi nei quali esso sia dissociato in ioni H+ e Cl‒: il composto HCl puro, anidro e non ionizzato, deve invece denominarsi cloruro di idrogeno; tale distinzione tiene conto del fatto che nei due casi il composto costituisce due entità chimiche ben distinte anche nelle loro proprietà. L'acido cloridrico si rinviene allo stato libero nelle esalazioni di alcuni vulcani e nel succo gastrico dei Mammiferi, mentre sono diffusissimi in natura i suoi sali, i cloruri.

Chimica: produzione e utilizzo

L'acido cloridrico , che da oltre un secolo rappresenta un importante prodotto industriale, veniva in precedenza prodotto esclusivamente con il metodo cosiddetto dei forni al solfato, attraverso la reazione tra l'acido solforico e il cloruro di sodio. Questa si conduce in muffole di ghisa delle dimensioni di qualche metro riscaldando il cloruro di sodio solido con acido solforico concentrato: dapprima, alla temperatura di 100-150 ºC, si libera una molecola di acido cloridrico mentre si forma una molecola di idrogenosolfato di sodio; a temperatura più elevata (500-550 ºC), cioè allo stato fuso, quest'ultimo reagisce con una seconda molecola di cloruro di sodio liberando altro acido cloridrico:

Questo processo, che costituiva la prima fase della produzione del carbonato di sodio con il metodo Leblanc, si attua per produrre, accanto all'acido cloridrico, il solfato di sodio richiesto per applicazioni diverse. Attualmente si preferisce produrre l'acido cloridrico per sintesi da cloro e idrogeno, elementi che si ottengono ambedue quali prodotti collaterali nella fabbricazione dell'idrossido di sodio con il processo elettrolitico. La sintesi si effettua in fornetti di materiale antiacido, a funzionamento continuo, nei quali il cloro introdotto da una serie di ugelli brucia in atmosfera di idrogeno. Forti quantità di acido cloridrico si ottengono oggi anche come sottoprodotto di diverse reazioni di clorurazione di composti organici, per esempio dalla reazione tra benzene e cloro attuata per ottenere il clorobenzene. In ogni caso, l'acido cloridrico viene ottenuto allo stato gassoso e viene poi trasformato nella soluzione acquosa assorbendolo in acqua in una serie di giare di gres o più modernamente in serpentine di un metallo resistente all'acido che più spesso è il tantalio. L'acido cloridrico puro è un gas incolore, caustico e di odore pungentissimo, che all'aria fuma fortemente perché condensa l'umidità atmosferica; liquefà, a pressione atmosferica, a -84,9 ºC e, compresso in bombole di acciaio (che non viene attaccato dall'acido se questo è perfettamente essiccato), può venir trasportato allo stato liquido anche a temperatura ambiente. L'acqua discioglie grandi quantità di acido cloridrico, con forte sviluppo di calore. La soluzione satura a temperatura ambiente, che costituisce il comune acido cloridrico in commercio, ne contiene il 37% ca.; il prodotto ottenuto dai forni al solfato è in genere più o meno intensamente colorato in giallo da impurezze di ferro e commercialmente si indica ancora con il vecchio nome di acido muriatico. Riscaldando queste soluzioni si libera dapprima l'acido cloridrico gassoso, poi, quando la sua percentuale nel liquido residuo si è ridotta al 20-15%, la miscela distilla inalterata (azeotropia) a una temperatura di 121 ºC. L'acido cloridrico è un acido fortissimo: le sue soluzioni acquose sono fortemente corrosive, tra l'altro per l'epidermide, e attaccano energicamente la maggior parte dei metalli, eccetto quelli nobili, trasformandoli nei corrispondenti cloruri con sviluppo di idrogeno. L'acido cloridrico viene impiegato nella produzione di materie plastiche e di gomme sintetiche (cloroprene), come reagente in chimica analitica e come catalizzatore in molte reazioni della chimica organica, nella preparazione dei cloruri metallici, ecc.

Fisiologia

L'acido cloridrico ha notevole importanza fisiologica in quanto componente del succo gastrico. Viene secreto dalle cellule parietali delle ghiandole gastriche in concentrazioni dell'ordine di 170 mEq/litro, corrispondenti a 0,3-0,5%. In pratica questi valori variano notevolmente in rapporto all'intensità e alla natura degli stimoli che raggiungono la mucosa, alla velocità dello svuotamento gastrico, al carattere della dieta, data la tendenza dell'acido cloridrico a reagire con i radicali alcalini degli alimenti. D'altra parte esiste nello stomaco un meccanismo intrinseco di regolazione che blocca la secrezione di acido cloridrico quando l'acidità del succo gastrico supera i valori limite. Gli ioni Cl‒ vengono immessi nello stomaco dalle cellule della mucosa con un meccanismo attivo, contro il gradiente di concentrazione. Gli ioni H+ sono forniti a loro volta dalla dissociazione dell'acido carbonico

che si forma in forti quantità nelle cellule parietali dalla reazione tra anidride carbonica (CO₂) e acqua (H₂O) catalizzata dall'enzima anidrasi carbonica. Loione HCO‒₃ torna nel sangue combinandosi con il sodio circolante. L'acido cloridrico gastrico ha funzioni molteplici: trasforma il pepsinogeno in pepsina, conferisce quindi allo stomaco un pH fortemente acido (1-2) adatto alla digestione peptica delle proteine e in particolare all'idrolisi del collageno, stimola la secrezione pancreatica, ammorbidisce la cellulosa grezza, libera il ferro trivalente dai composti organici alimentari, permettendo il suo assorbimento. Di grande importanza è infine l'azione antisettica esercitata dall'acido cloridrico sui microrganismi patogeni e non patogeni che in gran numero raggiungono lo stomaco.

Tossicologia

Allo stato gassoso l'acido cloridrico è altamente tossico per l'apparato respiratorio, provocando irritazione della mucosa bronchiale ed edema polmonare. In soluzione acquosa concentrata ha azione caustica. Va sottolineato che l'acido cloridrico commerciale è più tossico di quello puro a causa dell'arsenico e di altre numerose impurezze in esso contenute (vedi ipocloridria e ipercloridria).