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antimitòtico

agg. e sm. (pl. m. -ci) [anti-2+mitotico]. Agente chimico o fisico capace di bloccare la riproduzione delle cellule inibendo la loro divisione cariocinetica (mitosi). Gli antimitotici vengono anche definiti citostatici o radiomimetici in quanto agiscono sulla cellula con effetti analoghi a quelli delle radiazioni ionizzanti pur non avendo potere radioattivo. Sono detti antimitotici aspecifici gli antimitotici che non bloccano direttamente la mitosi, ma interferiscono in determinati processi metabolici da cui deriva l'energia chimica necessaria per la divisione delle cellule. Gli antimitotici specifici possiedono al contrario un'azione diretta; essi possono bloccare la divisione di ogni tipo di cellula (antimitotici totali). La colchicina è un tipico esempio di questa classe. Accanto a essa è importante ricordare tra gli antimitotici specifici gli alcaloidi della Vinca (vinblastina e vincristina) che sono stati usati con successo in vari tipi di neoplasie. Gli antimitotici specifici parziali, invece, agiscono solo su determinate categorie di cellule. Tra questi ultimi si possono ricordare l'amminopterina (midollo osseo, mucosa intestinale) e il cortisone, che agisce elettivamente sui processi mitotici linfocitari e timocitari. Benché gli antimitotici agiscano soprattutto sui centri germinativi cellulari, colpendo preferibilmente i tessuti in attività riproduttiva, occorre sottolineare altre importanti azioni che essi possiedono anche a livello di cellule quiescenti in senso proliferativo. Ci si riferisce in particolare: alle alterazioni dell'architettura molecolare dei geni (mutazioni geniche); alle modificazioni della matrice cromosomica (agglutinazione dei cromosomi); alla rottura dei cromosomi e alla conseguente perdita o ricomposizione anomala dei frammenti; alle alterazioni strutturali o funzionali del fuso cromatinico. A queste proprietà va attribuita la potente azione embriotossica degli antimitotici che, impiegati nel corso della gravidanza, possono determinare la morte dell'embrione oppure gravi malformazioni fetali. I più potenti antimitotici chimici sono gli alchilanti, i farmaci radioattivi, i derivati della metilidrazina, i perossidi, alcuni antimetaboliti e antibiotici, l'uretano, i cortisonici, il gliossalbis-guanil-idrazone. Di questi, solo i farmaci radioattivi, gli alchilanti e i derivati metilidrazinici sono ad azione totale analogamente alle radiazioni ionizzanti (radiomimetici veri). Gli antimitotici hanno importanti applicazioni nelle malattie neoplastiche in quanto rallentano l'evoluzione dei tumori maligni inibendo entro certi limiti la loro metastatizzazione. Il loro impiego viene preferito alla radioterapia nel trattamento delle forme diffuse, metastatiche o radioresistenti. Gli antimitotici possiedono inoltre efficaci proprietà terapeutiche nelle affezioni artritiche e immunologiche e nelle malattie infiammatorie. La loro applicazione è tuttavia trascurabile a causa dell'elevata tossicità. Va infine ricordata l'utilità di alcuni antimitotici nella sperimentazione di laboratorio specie nell'ambito della patologia sperimentale, della biochimica e della genetica.

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