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centauromachìa

sf. [dal greco kentauromachía, da kéntauros, centauro+máchē, battaglia]. Tremenda zuffa cui si abbandonarono gli ebbri Centauri al banchetto nuziale di Piritoo con Ippodamia. Fu la causa della guerra fra il popolo dei Centauri e quello dei Lapiti. Questo tema è frequente nell'arte classica sia nella pittura vascolare sia nella scultura. Nella ceramica il tema è particolarmente ricorrente nel sec. V a. C.; noti sono soprattutto tre ceramografi attici della tecnica a figure rosse che derivarono appunto il nome dalla centauromachia dipinta su crateri ospitati nei musei di Firenze e di Napoli e al Louvre di Parigi. I pittori della centauromachia del Louvre e di Firenze risentono dello stile del ceramista Polignoto. Per quel che riguarda la scultura, si ricordano i rilievi che ornavano i templi di Assos e di Zeus a Olimpia, il Partenone e il Theseion ad Atene, il tempio di Apollo a Figalia. Due opere fidiache portavano la centauromachia come decorazione accessoria: l'Athena Parthénos sulle suole dei sandali, l'Athena Pròmachos internamente allo scudo. La centauromachia è un tema frequente per le litografie d'artista, come testimonia la famosa serie prodotta da Goya.

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