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cotilédone

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Lessico

sm. [sec. XVI; dal greco kotylēdon-ōnis, da kotýlē, bacinella, tramite il latino cotylēdon-onis].

1) In botanica, foglia primordiale, detta anche cotile, embriofillo e protofillo, che si differenzia nell'embrione delle piante superiori, dove assume forma e consistenza quanto mai varie.

2) In embriologia, ognuna delle singole aree di corion (chorion frondosum) che, in intima unione con le caruncole uterine, formano la placenta multipla tipica dei Ruminanti. È detto anche placentoma.

Botanica

I cotiledoni variano da un semplice abbozzo indistinto, costituito da poche cellule, a un organo considerevolmente ingrossato, carnoso, ricco di sostanze di riserva destinate a essere utilizzate dalla plantula durante la germinazione, ovvero anche di consistenza fogliacea, con funzione e aspetto analoghi a quelli delle normali foglie. Nel corso della germinazione i cotiledoni possono emergere dal terreno, inverdire e svolgere attività fotosintetica, oppure rimanere sotterranei; in certi casi essi funzionano da austori, assorbono i materiali nutritizi dall'albume e ne riforniscono la giovane plantula. Il numero dei cotiledoni contenuti in ciascun seme è stato per molto tempo considerato un importante elemento di classificazione, infatti le Angiosperme sono state tradizionalmente suddivise nelle due classi delle Monocotiledoni (semi con un solo cotiledone) e delle Dicotiledoni (semi con due cotiledoni). Recenti acquisizioni hanno dimostrato però che tale classificazione non è valida dal punto di vista filogenetico. Anche nella maggior parte delle Gimnosperme i semi contengono due cotiledoni, ma talvolta ve ne sono fino a 20, o uno solo.