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edile

agg. e sm. [sec. XIII; dal latino aedīlis, da aedes, tempio, casa].

1) Agg., che concerne l'edilizia: imprenditore edile; perito edile; impresa edile. Anche sm., chi presta il proprio lavoro nell'edilizia.

2) Sm., magistrato dell'antica Roma, avente funzioni di polizia urbana. All'inizio del sec. V a. C., gli edili erano due, addetti al tempio (aedes) di Cerere, in cui erano l'archivio e la cassa dello Stato: fungevano da ausiliari dei tribuni della plebe. Nel 367 a. C. se ne aggiunsero altri due per i patrizi, con compiti anche giudiziari, e perciò detti edili curuli. Col tempo i quattro edili formarono un collegio unico, aperto promiscuamente al patriziato e alla plebe. Con l'ingrandirsi di Roma, i loro compiti si estesero: ispezionavano gli edifici, vegliavano sulla sicurezza della città, sorvegliavano le cerimonie religiose, sovrintendevano ai mercati, assicuravano gli approvvigionamenti, organizzavano i giochi pubblici. Soprattutto con quest'ultimo compito, essi si procuravano grande popolarità, di cui si servivano poi ai fini della carriera politica. In età imperiale molte loro incombenze furono trasferite ai pretori, ai questori, al prefetto della città. Edili con compiti giudiziari e di polizia urbana si ebbero anche nei municipi e nelle colonie.

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