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empirismo

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Definizione

sm. [sec. XVIII; da empirico]. Posizione filosofica secondo cui l'esperienza è l'unica fonte (o l'unica fonte legittima) della conoscenza. L'empirismo è una dottrina gnoseologica, da non confondere con altre tesi filosofiche, come il naturalismo o l'individualismo ontologico, ipotesi metafisiche su ciò che la realtà è e non sul modo in cui essa è conosciuta.

Cenni storici

La storia dell'empirismo è strettamente connessa alle diverse interpretazioni del concetto di esperienza. Nel pensiero di Epicuro l'esperienza è identificata con la sensazione: tutte le idee sono frutto di sensazione, anzi, sono esse stesse sensazioni, cioè configurazioni materiali di atomi che si distaccano dai corpi fisici ed entrano nel nostro corpo attraverso i canali costituiti dagli organi dei sensi. Questa versione dell'empirismo, più tardi chiamata sensismo, è stata spesso ripresa, anche se in forme meno rigidamente materialistiche; in epoche diverse, Hume, Condillac, Mach, e anche i filosofi del circolo di Vienna nella prima fase della loro attività filosofica, posero come dato di partenza della nostra conoscenza la sensazione, pur divergendo riguardo al modo in cui le sensazioni vengono organizzate per dar luogo alle idee complesse e alle elaborate teorie di cui la conoscenza effettivamente consiste. A Kant sembrò invece insostenibile la tesi dell'origine soltanto sensibile della conoscenza, non tanto per la difficoltà di far derivare contenuti di conoscenza complessi da dati sensibili semplici e immediati, quanto piuttosto perché almeno una parte delle proposizioni di cui la nostra conoscenza consiste (soprattutto la conoscenza scientifica) possiede caratteri di universalità e necessità, che la costanza di certi rapporti tra sensazioni non basta a giustificare (e che infatti Hume coerentemente negava). Egli definì perciò l'esperienza come l'organizzazione delle sensazioni, operata da determinate funzioni a priori (forme e categorie). Dopo Kant, l'empirismo ammise quasi sempre che il puro dato sensibile è un'astrazione filosofica e che le sensazioni sono già sempre organizzate secondo regole che possono essere considerate inerenti al funzionamento del nostro corpo, oppure determinate in generale dai caratteri del nostro rapporto col mondo, o anche indotte dagli strumenti, naturali o artificiali, che vengono messi in opera nel processo conoscitivo, e dalle ipotesi e teorie secondo cui tali strumenti vengono costruiti e usati. Nella filosofia contemporanea il sensismo ha perso terreno e posizioni come quelle di Mach o del primo neopositivismo devono piuttosto considerarsi sopravvivenze di concezioni filosofiche più antiche.

Psicologia

Concezione secondo la quale il comportamento si struttura sulla base dell'esperienza passata dell'individuo, non esistendo fattori innati alla sua origine, come sostiene invece la concezione opposta dell'innatismo. La psicologia è stata inizialmente profondamente influenzata dalle concezioni empiriste, e in particolare dai filosofi inglesi A. Bain e J. Stuart Mill. La prima scuola psicologica dichiaratamente innatista è stata quella della Gestalt, che ha sostenuto l'esistenza di leggi strutturali innate nella percezione e nel pensiero. Negli stessi anni però sorgeva negli Stati Uniti il behaviorismo, il movimento che ha sostenuto con maggior coerenza in psicologia le posizioni empiriste. Successivamente sono nate nuove correnti di pensiero che si richiamano alle posizioni innatiste, in particolare la psicologia cognitiva. Occorre peraltro osservare che oggi nessuno nega radicalmente l'esistenza di fattori innati, o viceversa acquisiti, nella genesi del comportamento. La differenza tra empiristi e innatisti va vista piuttosto sulla base dell'accento che viene messo sui primi fattori più che sui secondi.

J. Anderson, Studies in Empirical Philosophy, Sydney, 1962, A. J. Ayer, The Foundations of Empirical Knowledge, New York, 1962; D. E. Broadbent, In Defence of Empirical Psychology, Londra, 1973; R. Luccio, Per l'empirismo, in “Psicologia contemporanea”, 1, 1974; M. Cingoli, Marxismo, empirismo, materialismo, Milano, 1990.