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fibrinògeno

sm. [sec. XIX; da fibrina+-geno]. Proteina solubile del plasma sanguigno sintetizzata dal fegato. È una globulina con peso molecolare di 340.000 ca., contenente il 17,1% di azoto. Può essere separata dalle altre proteine del plasma mediante precipitazione con cloruro di sodio. Si scioglie in acqua formando soluzioni viscose. Sulla molecola del fibrinogeno agisce specificamente la trombina, la quale scinde i legami argininaglicina liberando i cosiddetti “monomeri solubili della fibrina”. Questi successivamente si riuniscono mediante legami idrogeno per formare la trama reticolare della fibrina. Di norma il plasma contiene 0,2-0,4 g% di fibrinogeno (fibrinogenemia normale). Detti valori aumentano notevolmente in varie malattie infettive a carattere acuto (polmonite, poliartrite reumatica, erisipela, ecc.), come pure nel corso di alcune malattie renali e neoplastiche. L'aumento della concentrazione plasmatica del fibrinogeno, detto iperinosi, è in genere concomitante con l'aumento della frazione globulinica e si riflette sull'andamento di vari processi ematologici, quali per esempio la coagulazione del sangue e la sedimentazione dei globuli rossi, che avvengono più rapidamente. La fibrinogenemia diminuisce nelle gravi affezioni del fegato. In medicina preparazioni farmaceutiche di fibrinogeno vengono adoperate come emostatici locali o, più spesso, nella terapia sostitutiva degli stati di ipo- e afibrinogenemia.

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