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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino lectío -ōnis, lettura].

1) Attività didattica, circoscritta nel tempo, rivolta alla educazione ed alla istruzione, in forma prevalentemente verbale. L'argomento trattato e la materia assegnata come compito di volta in volta agli scolari: una lezione di storia; assistere a una lezione; dare, impartire lezioni private; ripassare la lezione; recitare la lezione, fig., di chi parla in modo poco convinto, come se recitasse un discorso imparato a memoria, o di chi ripete cose che altri gli hanno suggerito. In particolare, ciascuno dei capitoli di un testo scolastico, comprendente un argomento che può essere trattato in una sola lezione. Per il diritto, vedi discorso. Fig., insegnamento, ammaestramento, ammonimento: la lezione della storia; iron.: bella lezione che dai ai tuoi figli!; anche duro rimprovero, punizione severa ed efficace: gli darò la lezione che si merita.

2) Discorso accademico di contenuto letterario o scientifico tenuto in forma ufficiale. Nelle università medievali, lettura e interpretazione di un testo. In filologia, modo particolare con cui una parola o una frase si trova scritta in un codice o in una edizione a stampa.

Cenni storici

Le origini della lezione risalgono, con ogni probabilità, al periodo fra il sec. V e il sec. IV a. C. Dalle testimonianze a nostra disposizione possiamo dire che si faceva lezione nelle scuole ateniesi, nell'Accademia platonica e nel Liceo aristotelico. Della scuola ellenistico-romana abbiamo notizie più sicure. Nell'insegnamento primario, dove già troviamo affermata la triade educativa (lettura, scrittura e calcolo), viene assegnato un ruolo fondamentale alla lettura ad alta voce e alla memorizzazione. Ma è soltanto con la lectio dell'Alto Medioevo, affermatasi nelle scuole monastiche, che ci si avvicina ad un tipo di lezione con le connotazioni e i significati che attualmente le conferiamo. Si diffonde con essa la lettura e il commento di testi di notevole rilevanza, nel tentativo di recuperare quella cultura che in Occidente era caduta nell'oblio dopo le invasioni barbariche. Tuttavia la lectio delle scuole monastiche è improntata anche al rispetto assoluto dell'auctoritas e in particolare agli insegnamenti dei Padri della Chiesa. Il modello della lectio si fonda sulla lettura e sulla esposizione del testo, sulla sua interpretazione e spiegazione e sul suo commento letterale. Nella seconda metà del sec. XII, con l'affermarsi della Scolastica, si sviluppa un clima culturale diverso. La lezione viene impostata sulla quaestio, ovvero sul dialogo e sulla discussione. Dal punto di vista didattico il passo compiuto rispetto alla lectio è notevole. Nasce così la lezione-discussione, all'interno della quale i discenti vengono stimolati a comprendere appieno l'oggetto di studio. L'obiettivo ultimo è la dimostrazione delle ragioni delle tesi espresse, in luogo di una loro imposizione autoritaria. Nei secoli successivi la storia della didattica è stata caratterizzata dall'alterno affermarsi dell'una o dell'altra impostazione, nell'incapacità di trovare una sintesi che le racchiudesse entrambe, ovvero che tenesse conto sia della struttura logica della didattica (relativa ai concetti, alle idee-chiave, ecc.) sia di quella psicologica (relativa ai soggetti dell'educazione). Soltanto a partire dal sec. XVIII si è avviato un processo di sviluppo rivolto alla proposizione di una metodologia didattica completa, realmente mediatrice dei due approcci. È il cammino seguito da J. A. Comenio (con il quale si affermano i principi della gradualità dell'insegnamento e della osservazione diretta della natura), da J. H. Pestalozzi, da J. F. Herbart, passando per i positivisti e finendo con l'attivismo di marca deweyana, dove scompare il determinismo scientifico ed emerge l'apprendimento fondato sull'interesse e il puerocentrismo. Sull'onda dello sperimentalismo pedagogico di J. Dewey, prendono piede negli Stati Uniti, prima, e in Europa, poi, esperienze didattiche diversificate, ma dalla medesima matrice attivistica. Nascono i piani Dalton e di Winnetka, il metodo dei progetti di W. H. Kilpatrick, le scuole di lavoro di G. M. Kerschensteiner, le esperienze didattiche di Cousinet, di C. Freinet, di R. Dottrens, solo per citarne alcune fra le più importanti.

Istruzione: la lezione in Italia

In Italia un modello di lezione attiva è stato elaborato da M. Casotti può essere considerato quasi il prototipo delle lezioni nella scuola elementare. La lezione proposta da Casotti si articola in tre momenti: quello dell'orientamento iniziale, quello della raccolta del materiale e quello della sintesi finale. Questo modello prevede l'esposizione dell'argomento, l'indicazione delle fonti di studio e le procedure di svolgimento del compito assegnato, la sintesi espositiva alla fine del lavoro scolastico. L'attività di controllo del lavoro è in parte affidata a prove di profitto, che hanno il compito di verificare il livello di apprendimento raggiunto. Questo modello di lezione va al di là di un arco temporale definito, per costruire un ciclo didattico che, con terminologia attuale, possiamo definire unità didattica. La didattica in seguito ha acquisito una metodologia scientifica, attraverso la razionalizzazione e lo studio delle variabili interne al processo di apprendimento. Per quanto concerne la lezione, possiamo dire che la sua efficacia dipende dalla regolazione della interazione dei suoi elementi costitutivi. In particolare è necessario determinare gli obiettivi dell'itinerario didattico (tenendo conto delle capacità e delle abilità degli allievi), i prerequisiti dei referenti della lezione (sia di natura cognitiva, sia affettiva) e le variabili di intervento (strategie, contenuti, condizioni di feed-back). In questo modo si potrà controllare costantemente il processo di apprendimento, avendo la possibilità di modificare le strategie precedentemente adottate.