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light

agg. inglese usato in italiano come agg. inv. (propr. leggero). Vengono definiti light alimenti più “leggeri” rispetto a quelli tradizionali, perché caratterizzati da una minore percentuale di grassi o di carboidrati semplici, oggi disciplinati da una precisa normativa europea. La nuova legge si applica ai formaggi, al burro e ad altri prodotti alimentari. Prima della sua introduzione, non era possibile definire formaggio un prodotto caseario con un contenuto di grassi inferiore al 40%, tanto che molti produttori hanno dovuto optare per nomi di fantasia (fiocchi di latte, alimento a base di latte, ecc.). Con la normativa europea il formaggio “normale” (senza ulteriore specificazione) deve avere una percentuale di grassi superiore al 40%; il formaggio “leggero” un contenuto di grassi compreso tra il 20 e il 35%, il “magro” meno del 20% di grassi. Alcuni formaggi tipici come mozzarella, fontina, parmigiano e provolone non potranno comunque avere queste varietà leggere, poiché per potersi chiamare col loro nome devono avere almeno il 40% di grassi. Per il burro sono stati distinti tre tipi diversi: se sull'etichetta c'è scritto solamente burro significa che il contenuto di grasso non è inferiore all'80%, come nel caso tradizionale; se c'è scritto burro leggero a ridotto tenore di grasso, quest'ultimo ingrediente sarà compreso tra il 60 e il 62%, se, infine, la dicitura è burro leggero a basso tenore di grasso il contenuto di grassi è compreso tra il 39 e il 41%. La stessa classificazione è valida per le margarine. La maionese e altre salse si possono definire light se hanno un tenore di grassi variabile tra il 36 e il 55%. Per quanto riguarda gli alcolici, la birra senza ulteriori specificazioni deve avere almeno il 3,5% di alcol, mentre la birra “leggera” il 2,2% e la birra “analcolica” l'1% di alcol. Per le bevande non alcoliche si impiegano dolcificanti artificiali al posto dello zucchero.

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