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pantomima

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Lessico

sf. [sec. XIX; dal francese pantomime, dal latino pantomīmus, con mutamento di genere].

1) Forma di spettacolo le cui caratteristiche maggiori sono l'uso prevalente, se non esclusivo, del linguaggio delle mani e del corpo, nonché la grande comprensibilità che la rende particolarmente adatta a un pubblico infantile. La pantomima è considerata opera dell'ingegno protetta dalle norme sul diritto d'autore, purché abbia carattere creativo e ne sia fissata la traccia per iscritto o in altro modo.

2) Fig., vivace espressione a gesti di chi vuol farsi capire senza parlare o di chi vuol comunicare qualche cosa a qualcuno senza che gli altri se ne accorgano.

3) Nome di vari giochi di società, chiamati anche quadri viventi, gioco dei mimi, ecc., derivati dalle rappresentazioni mimiche dell'antichità in cui gli attori rendevano così difficile l'interpretazione, che gli spettatori gareggiavano nell'indovinarne il significato. Il maggior interesse di tali giochi sta nella parte di spettacolo, che richiede capacità inventive ed espressive. I giocatori si dividono in due squadre, a ognuna delle quali il capogioco assegna un tema da mimare. Può essere un oggetto o un'azione qualsiasi, un mestiere, un proverbio, un personaggio o un fatto storico, il titolo o la scena di un libro o di un film, ecc. Le squadre si preparano e a turno eseguono la loro pantomima davanti alla squadra avversaria, che tenta d'indovinarne il significato. Esistono parecchie varianti di questo gioco, tra cui le sciarade.

Spettacolo

Entro la definizione globale di pantomima si possono includere generi assai diversi l'uno dall'altro. Le origini sono probabilmente nel pantomimo romano e in varie forme teatrali del Medioevo e del Rinascimento sino alla Commedia dell'Arte. A queste vanno aggiunti i ballets-pantomimes della Francia settecentesca, allestiti a Sceaux dalla duchessa di Maine e ispirati, attraverso i dialoghi di Luciano, a temi della mitologia classica. Nello stesso secolo nasce a Londra la pantomime, direttamente derivata dall'arlecchinata e tuttora esistente come spettacolo natalizio particolarmente destinato all'infanzia. Essa si basa genericamente su una fiaba arricchita di numeri comici, canzonette e dialoghi estemporanei con il pubblico. Ne sono protagonisti una ragazza vestita da uomo e un uomo in abiti femminili. Tuttavia la pantomima nel significato indicato nella definizione più comunemente accettata nasce in Francia. Le sue radici storiche sono nel monopolio del teatro parlato di cui godette sino alla Rivoluzione la Comédie-Française e nei tentativi di aggirarlo compiuti soprattutto nei teatri delle grandi fiere parigine. Qui si rappresentavano spettacoli dai temi farseschi o melodrammatici che dovevano fare a meno delle parole e che si valevano di cartelli scritti e di canzoni a commento di gesti e di movimenti. All'inizio del sec. XIX, nei teatri del Boulevard du Temple, la pantomima diventa forma d'arte, per merito soprattutto del mimo Jean-Baptiste Deburau. Egli reinventa il personaggio di Pierrot, trasformando questa goffa e sciocca maschera dei comici dell'arte in una pallida figura biancovestita che piange e sospira d'amore al chiaro di luna. Su di lui si organizza lo spettacolo, con canovacci forniti spesso da poeti di nome. Se Pierrot è rigorosamente muto, i personaggi secondari possono però cantare e parlare con grande scandalo dei puristi. Questo succede sia al Théâtre des Funambules sia a quello des Acrobates, mentre altrove, grazie soprattutto alla dinastia dei Franconi, una famiglia di cavallerizzi d'origine italiana, conquista popolarità una differente forma di pantomima che ricostruisce con dovizia di mezzi e di effetti le grandi battaglie della Prima Repubblica e dell'Impero. Siamo ai confini con il circo e con la féerie che sarà l'approdo di questo tipo di pantomima nella nuova topografia teatrale parigina dopo il piano regolatore di Haussmann e che troverà la sua sede principale al Théâtre du Châtelet. In quanto alla pantomima vera e propria, la linea iniziata da Deburau continuò fin verso il 1860 con il figlio Charles. Poi, dopo un lungo periodo d'eclisse cui cercarono di porre rimedio, negli ultimi decenni del secolo, gruppi di dilettanti organizzati nel Cercle funambulesque, la lezione di Deburau venne ripresa, intorno al 1930, da Étienne Decroux e successivamente dai suoi discepoli M. Marceau e J.-L. Barrault e dai suoi numerosissimi seguaci in Francia e all'estero. Il loro lavoro appartiene però più esattamente alla storia del mimo che non a quella della pantomima, che ne è soltanto un capitolo.