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Malattie specifiche e aspecifiche

La storia naturale delle patologie croniche presenta pertanto molte differenze rispetto a quella delle patologie acute di tipo infettivo. Dell'insorgenza di una patologia cronica non è responsabile un singolo agente causale specifico, ma numerosi fattori di rischio più o meno importanti.

Tali fattori possono essere sia di tipo ambientale, sia di tipo ereditario, sia di tipo comportamentale: essi sono quindi in grado di svolgere la loro azione anche per tutta la vita. A un iniziale periodo, detto fase di latenza, durante il quale nessuna manifestazione clinica della malattia è evidente, segue la fase subclinica, quella nei cui confronti si stanno concentrando i massimi sforzi della medicina moderna, tesi a effettuare la cosiddetta diagnosi precoce. La terapia vera e propria viene invece tentata durante la fase clinica della malattia, quando i sintomi sono chiari e conclamati e quindi diagnosticabili, ma quando purtroppo il tentativo di cura è quasi sempre vano.


In sostanza, i bisogni di salute, e conseguentemente i metodi per soddisfarli, hanno subìto un insieme di modificazioni nel tempo: da una situazione di malattia specifica, tipica in Italia dei secoli passati e dei primi decenni del presente secolo, si è passati a quella di malattia aspecifica, emblematicamente ai primi posti tra le cause di morte dei giorni nostri.

La prima è caratterizzata dal fatto che le è necessaria una causa determinante, anche se di per sé non sufficiente; in sua assenza la malattia non può manifestarsi. Per ciò che concerne la malattia aspecifica, invece, non è stata ancora dimostrata l'esistenza di un fattore causale preciso, la cui eliminazione porti alla scomparsa della malattia stessa. Una conferma di questa situazione si ricava dall'analisi degli andamenti dei tassi di mortalità per alcuni grandi gruppi di cause di morte in Italia dal 1881-86 al 1983. Tali tassi possono descrivere esaurientemente, se considerati nel corso del tempo, le trasformazioni di tipo sanitario subìte da una popolazione come quella italiana, la quale, nel corso di cento anni, ha registrato un'importante evoluzione sociale ed economica.


L'insieme delle patologie infettive e parassitarie passa dal primo all'ultimo posto nella classifica delle cause di morte. Infatti, i valori riportati a tale proposito evidenziano che se, nel 1881, 847 individui su 100.000 morivano per questo gruppo di cause, nel 1992, dopo un graduale decremento, tale valore raggiungeva quota 3,6 e risultava quasi non più visibile nell'istogramma.

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