Franco Basaglia, l’uomo che riformò la psichiatria

franco-basaglia.jpg

In un periodo storico in cui si parla tanto di salute mentale non si può dimenticare il lavoro svolto da Franco Basaglia, psichiatra e neurologo: la sua visione rivoluzionaria ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia.

Quando si parla di malattie nervose e mentali o ospedali psichiatrici, il nome di Franco Basaglia non può mancare nel discorso. Lo psichiatra italiano ha avuto un ruolo pionieristico nella riforma psichiatrica nazionale e nel movimento internazionale per il trattamento dei disturbi mentali. Il suo lavoro lo ha portato a diventare una figura chiave nel processo di deistituzionalizzazione e nella promozione della salute mentale come diritto umano fondamentale. Inoltre, con la sua Legge 180, Basaglia ha guidato il movimento per la chiusura degli ospedali psichiatrici e l'adozione di un approccio più umano ed empatico alla cura delle persone con disturbi mentali.

Chi era Franco Basaglia

Franco Basaglia nasce l'11 marzo 1924 a Venezia. È il secondo di tre figli, nato in una famiglia della media borghesia.

Formazione

Franco Basaglia inizia a studiare al liceo Marco Foscarini. Diplomatosi nel 1943, studia medicina e chirurgia all'Università degli Studi di Padova, una delle università più antiche e prestigiose d'Italia. Qui incontra il pediatra Franco Panizon e, vivendo la città, inizia a frequentare un gruppo di studenti antifascisti. Viene arrestato e detenuto per alcuni mesi nelle carceri della Repubblica Sociale Italiana.

Con la fine della guerra, entra nel Partito Socialista Italiano e torna a studiare, ottenendo la laurea in medicina nel 1949. I suoi studi spaziano anche nella filosofia: l'esistenzialismo influenzerà la sua prospettiva sulla salute mentale e nella sua futura carriera come psichiatra e riformatore del sistema psichiatrico. Nel 1953 consegue la specializzazione in malattie nervose e mentali presso la clinica neuropsichiatrica di Padova. Nello stesso anno sposa Franca Ongaro, dalla quale avrà due figli: Enrico e Alberta. La moglie collabora attivamente alla stesura dei testi di Franco Basaglia e, alla scomparsa del marito, ne raccoglie l'eredità.

Pensiero: la psichiatria secondo Basaglia

Franco Basaglia ha una visione critica e radicale della psichiatria tradizionale, che spesso relegava le persone con disturbi mentali all'interno di manicomi isolati e deumanizzanti. La sua visione della psichiatria è profondamente influenzata dai principi dell'umanesimo, dei diritti umani e dell'eguaglianza.

Basaglia crede che il trattamento delle persone con disturbi mentali debba avvenire all'interno delle comunità, piuttosto che all'interno di ospedali psichiatrici isolati. Tra i principi alla base dell'idea di psichiatria secondo Franco Basaglia c'è la deistituzionalizzazione. Lo studioso reputa gli ospedali psichiatrici dannosi per le persone con disturbi mentali, causa di isolamento, stigmatizzazione e degrado. Per questo si batte per la chiusura dei manicomi e la creazione di servizi psichiatrici territoriali e comunitari per garantire alle persone la possibilità di vivere in ambienti normali e partecipare attivamente alla società. Inoltre, si batte per il trattamento comunitario.

Franco Basaglia si impegna per promuovere l'idea che il trattamento delle persone con disturbi mentali debba avvenire all'interno delle loro comunità di appartenenza. Questo potrebbe infatti contribuire a ridurre lo stigma e a favorire l'inclusione sociale, consentendo alle persone di mantenere relazioni sociali e di partecipare alle attività quotidiane.

Inoltre, Basaglia è critico nei confronti dell'approccio medico di quel periodo, che tendeva a etichettare le persone con disturbi mentali senza tener conto del contesto sociale, delle esperienze di vita e delle cause sottostanti dei loro problemi. Cerca, dunque, di spostare l'attenzione dalla diagnosi medica alle circostanze sociali e ambientali che contribuivano ai disturbi mentali.

Psichiatria Democratica

Franco Basaglia promuove la psichiatria democratica. Sostiene che le persone con disturbi mentali devono essere coinvolte, insieme a famiglia e comunità, nelle decisioni riguardanti la cura e il trattamento del loro stato. Ciò riflette la convinzione che la democrazia e la partecipazione debbano estendersi anche al campo della salute mentale.

La legge Basaglia

Il lavoro di Franco Basaglia ha un impatto significativo sulla legislazione italiana. Infatti, le sue idee e il suo lavoro confluiscono nella Legge 180 del 13 maggio 1978, nota come "Legge Basaglia" o "Legge 180".

Il testo sancisce la chiusura dei manicomi e promuove l'istituzione di servizi psichiatrici territoriali e comunitari. Questa legge rappresenta un punto di svolta nella concezione e nell'approccio alla salute mentale in Italia. Inoltre, influenzerà il dibattito e le politiche internazionali sulla riforma psichiatrica.

Il lavoro presso l'ospedale psichiatrico di Gorizia

Queste convinzioni maturano attraverso il lavoro in manicomio. Infatti, nel 1958 Franco Basaglia ottiene la libera docenza in psichiatria, ma le resistenze dell'ambito accademico lo portano a rinunciare all'incarico dopo soli tre anni.

Si trasferisce a Gorizia dove assume la direzione dell'ospedale psichiatrico. Dopo alcuni viaggi all'estero, compresa una visita alla comunità terapeutica di Maxwell Jones, fa arrivare da Padova Antonio Slavich, conosciuto a metà degli anni Cinquanta nell'ateneo di quella città, ed inizia con lui la prima esperienza antistituzionale nell'ambito della cura del malato mentale.

Tenta di realizzare a Gorizia quanto Jones aveva cominciato a fare da dieci anni Inghilterra, cioè modificare la struttura rigida e gerarchica dell'ospedale psichiatrico, caratterizzata da rapporti di tipo verticale, in un'organizzazione più aperta ed orizzontale, rendendo paritario il rapporto fra gli utenti-pazienti e gli operatori sanitari. Ciò comportava l'eliminazione della contenzione fisica, delle terapie con elettroshock e dei cancelli chiusi nei reparti.

A regolare il rapporto con il malato mentale doveva essere l'approccio umano e la terapia farmacologica. L'obiettivo era trasformare gli ospedali psichiatrici in comunità terapeutiche, in relazione con l'ambiente urbano e umano circostante. Nel 1968 sintetizza il suo lavoro nel libro nell'ospedale psichiatrico di Gorizia in L'istituzione negata. Rapporto da un ospedale psichiatrico, scritto in collaborazione con Franca Ongaro.

Il contesto in cui si inserisce: il caso Coda

La legge Basaglia si sviluppa in un contesto di grande clamore mediatico, suscitato dal caso Coda. Coda era uno psichiatra torinese, vicedirettore dell’Ospedale psichiatrico di Collegno e direttore di Villa Azzurra.

Coda era noto come “l’elettricista”, avvezzo a praticare l’elettroshock in maniera duratura ai genitali o alla testa del paziente. La conseguenza di questa “cura” era un dolore lancinante, derivante dalla pratica dell'elettroshock senza anestesia, senza pomata e gomma in bocca, che provocava la perdita dei denti ai pazienti. Il medico fu condannato a cinque anni di detenzione, dovette pagare le spese processuali e fu interdetto dalla professione medica per cinque anni. L'opinione pubblica fu particolarmente colpita dalla storia.

Dalla legge Giolitti alla legge Mariotti

L'opera di Franco Basaglia ha avuto un impatto importante sulla legislazione italiana. In principio, la regolamentazione degli ospedali psichiatrici era disciplinata dalla legge 36, che porta il nome dell'allora Ministro dell'Interno Giovanni Giolitti. Questa legge conferiva la delega al direttore del manicomio, il quale poteva decidere il destino del paziente, stabilendone l’ingresso, la terapia e l’eventuale dimissione. Il dirigente aveva responsabilità civile e penale nei confronti del paziente. Ma all'epoca in manicomio finivano persone di ogni tipo, dagli alcolizzati ai dissidenti politici.

Durante gli anni Quaranta e Cinquanta maturano delle terapie dalla dubbia efficacia. Su tutte, l’elettroshock, introdotta dai neurologi italiani Ugo Cerletti e Lucio Bini nel 1948. Inoltre, prende piede l’utilizzo della clorpromazina, il primo neurolettico.

Uno spiraglio di cambiamento è dato dalla legge Mariotti. Il deputato socialista Luigi Mariotti si batté per mostrare al mondo quanto i manicomi fossero simili a dei lager. Così lavorò a una legge che potesse rendere l'ospedale psichiatrico più simile a un normale nosocomio, con massimo 500 pazienti e l'introduzione del ricovero volontario.

La riforma della psichiatria

La riforma psichiatrica è stata graduale e, grazie al lavoro di Basaglia, ha prodotto il Dpr 93/1994 “Progetto Obiettivo Salute Mentale 1994-1996”. Obiettivo del testo: la chiusura dei manicomi. Basaglia è stato un fondamentale elemento di rivoluzione nella concezione del malato. «Occorre violentare la società, obbligarla ad accettare il folle e aiutare la comunità dei sani a capire cosa significa la presenza di una persona folle nella società».

Cos’è cambiato dopo la legge Basaglia

La legge 180 a cui Basaglia lavorò, ha portato alla chiusura dei manicomi in Italia e all'eliminazione della pericolosità come motivo di cura. Ha introdotto il trattamento sanitario obbligatorio (Tso) solo in casi particolari. Ha previsto la sostituzione dei manicomi criminali con gli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg). Inoltre, ha coinvolto gli enti locali nella gestione delle strutture adibite alla cura dei pazienti psichiatrici. Infine, la legge Basaglia ha restituito il diritto di cittadinanza ai pazienti interessati.

Stefania Leo

Foto di apertura MLucan, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons