PHOS Project: l'Italia alla conquista dello spazio

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Pulsating Heat Pipe Only for Space: Phos Project, nonostante la sigla d’ispirazione anglosassone, è un progetto interamente made in Italy. Un esperimento importante, un traguardo nostrano che già profuma di vittoria: combinando insieme intraprendenza, didattica e dedizione profusa un giovane gruppo di scienziati e ricercatori dell’Università di Pisa, guidati e rappresentati dall’ingegnere Gian Marco Guidi, avrà la possibilità di partecipare al programma REXUS, che permette agli studenti universitari di tutta Europa di presentare il progetto di un esperimento che verrà poi mandato nello spazio, grazie al razzo-sonda REXUS 17/18.

Si tratta di un traguardo eccezionale per il nostro Paese che, soprattutto negli ultimi anni, ha messo a dura prova ricercatori e scienziati, spesso spingendo persone brillanti e dotate a virare verso altri universi lavorativi. Abbiamo intervistato Gian Marco Guidi, leader entusiasta e impaziente di vedere il frutto di tanto lavoro finalmente all’opera.

Sostanzialmente, PHOS Project intende testare i PHP, dei tubi di calore pulsanti in alluminio, in condizioni di gravità ridotta; soprannominati “termosifoni spaziali” per una comprensione più collettiva del progetto, Gian Marco ci ha spiegato come e perché è nato questo esperimento:

I PHP sono stati brevettati nei primi anni 90. Nascono come alternativa più semplice e tecnologicamente economica dei normali tubi di calore. Noi membri del team, spinti da una passione comune per l’ambiente spaziale e la ricerca, siamo entrati a far parte di questo grande gruppo internazionale d’ingegneri e fisici che da anni studia questi dispositivi termici per applicarli ai veicoli spaziali.

Questo sistema permetterebbe di dissipare grandi quantità di calore con un ingombro relativamente ridotto, favorendo un basso consumo di energia. Quando chiediamo a Gian Marco come ci si sente a essere tra i pochi eletti che avranno l’onore di vedere i propri sforzi all’opera sul razzo sonda REXUS 17/18, la risposta è semplice ed entusiasmante:

Per noi è sicuramente un vanto, un onore. In Italia purtroppo la didattica è incentrata poco sulla pratica ed è molto difficile poter toccare con mano quello che si sta studiando. Con questo progetto avremo la possibilità di entrare in contatto con un mondo nuovo e altamente formativo. Conosceremo molte persone dell’ambiente e scopriremo come lavorare avendo standard e vincoli strettissimi! Per rimanere in tema possiamo tranquillamente affermare di sentirci al settimo cielo!

Il lancio, previsto per il 2015 tra i mesi di marzo e aprile dal centro spaziale di Esrange (Kiruna, Svezia) è caratterizzato da impazienza e voglia di mettersi alla prova: “Alcuni di noi potranno raggiungere Kiruna anche quest’anno a marzo per una prima revisione del progetto da parte degli esperti appartenenti alle varie organizzazioni coinvolte. Prima del 2015 dovremo progettare, costruire, assemblare, testare…. Sarà sicuramente un anno molto intenso!

Uno staff giovane e fresco che, nonostante le avversità di un’Italia che non sembra voler investire sui talenti in erba, non si è perso d’animo: “La situazione attuale è drammatica se si parla di ricerca. La speranza e la consapevolezza che le cose possano cambiare ci spingono a non demordere e continuare per la nostra strada, cercando di affrontare al meglio tutti gli ostacoli che mettono a rischio il nostro futuro. Sicuramente ci proveremo fino alla fine: lanceremo PHOS sul REXUS 17/18 e sarebbe fantastico trasformarlo in un simbolo, che dimostri a tutti che il nostro Paese può puntare sempre in alto.

All’interno del team c’è un forte spirito di collaborazione: i ruoli sono distribuiti in modo omogeneo e tra i membri dello staff spiccano due donne, una studentessa e una laurenda che sfatano il mito ricorrente degli uomini protagonisti assoluti dei campi di studio scientifici.

Il segreto di tanto successo sembra nascere da un mix perfetto di passione, dedizione e tanta voglia di mettersi in gioco. Gian Marco crede che essere giovani aiuti sicuramente ad avere una marcia in più: “Entusiasmo, sete di sapere e un pizzico di sana incoscienza ci permettono sempre di gettare il cuore oltre l’ostacolo. Lo spirito di gruppo e la sintonia con chi ci supporta ci permettono di affrontare questa sfida con ottimismo.

Gian Marco ha sempre voluto fare l’ingegnere, è sempre stato attratto dallo spazio ed ora che ne fa parte attivamente è convinto di voler continuare la sua carriera in questo settore. Nonostante le difficoltà, l'esperienza di Gian Marco e del suo team rappresentano a pieno un forte spirito d’iniziativa: credere in se stessi, lanciarsi in nuovi progetti e rischiare, con la forte convinzione che un futuro migliore in cui vedere realizzati i propri sogni è possibile.

Per scoprire di più si rimanda al sito ufficiale del progetto e ai loro portali social, Facebook e Twitter.