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L'arte del '600 e del '700

Il nuovo classicismo dei Carracci

Alla famiglia di pittori bolognesi Carracci si deve la fioritura a Bologna nel 1590, dell'Accademia degli Incamminati, un centro privato di educazione autoctono che ripropose la conoscenza dei grandi maestri del Rinascimento, meditati alla luce di una rinnovata coscienza della natura e della tradizione. L'accento venne posto sull'importanza del disegno come mezzo per indagare la realtà e la natura così da arrivare a un nuovo modo di dipingere che fosse scevro degli aspetti convenzionali del manierismo. Si voleva restituire spontaneità e immediatezza alle forme, in direzione di un nuovo classicismo. I tre fondatori furono Agostino, Annibale e Ludovico Carracci.

Ludovico Carracci

Ludovico Carracci (Bologna 1555-1619), cugino di Agostino e Annibale, fu il direttore dell'Accademia degli Incamminati e uno dei più rappresentativi portavoce della cultura della Controriforma. Tale atteggiamento è evidente nella tela che raffigura la Madonna col Bambino e i santi Francesco e Giuseppe (1591, Cento, Pinacoteca Civica), in cui la funzione devozionale è sottolineata della conversazione religiosa dei personaggi, fatta di sguardi e di gesti che devono persuadere l'osservatore di fronte alla scena sacra, nel rispetto della teoria seicentesca di un'arte mirata a coinvolgere e a emozionare il fedele.

Lavorò poi (1588-92) al ciclo di Storie di Roma per il Palazzo Magnani (ora Salem) a Bologna (Lupa allattante Romolo e Remo, Ratto delle Sabine) in collaborazione con i cugini. Con accenti personali e nuovo impegno di ricerche eseguì con collaboratori gli affreschi per il Convento di S. Michele in Bosco (ca 1605, Bologna). Degli anni successivi sono tra le altre opere S. Carlo e il Bambino (1614-16, Forlì, Pinacoteca), l'Adorazione dei Magi (1616, Milano, Brera) il Pianto di Pietro (1617, Bologna, chiesa di S. Pietro), e il vasto affresco dell'Annunciazione (1618-19), che figura sull'arco trionfale della cattedrale di Bologna.

Agostino Carracci

Agostino Carracci (Bologna 1557 - Parma 1602) fu il teorico del gruppo, nel senso di ripresa e riesame, tramite la tecnica dell'incisione, del patrimonio artistico cinquecentesco. Dopo un soggiorno a Venezia (1582) definì i caratteri della sua pittura in opposizione al manierismo: gli affreschi di Palazzo Fava a Bologna con le Storie di Giasone (1583-84) rivelano un forte influsso della pittura veneta. Nel 1586 Agostino fu attivo a Parma, dove incise opere del Correggio ed eseguì la Madonna col Bambino e santi (Parma, Pinacoteca), che rivela una fusione di elementi delle culture parmense e veneziana. Gli esiti di un nuovo contatto con la pittura veneta (1588-89, anni in cui l'artista incise la Crocifissione del Tintoretto), sono evidenziati nell'impianto tutto tizianesco della figura di Plutone (1592, Modena, Galleria estense) e nell'Annunciazione (Parigi, Louvre). Dopo un soggiorno a Roma (1594-96) col fratello Annibale per lavori a Palazzo Farnese, intorno al 1600 iniziava a Parma la decorazione di Palazzo del Giardino di Ranuccio Farnese.

Annibale Carracci

Annibale Carracci (Bologna 1560-1609), fratello minore di Agostino è considerato uno dei maggiori pittori bolognesi. Nelle sue prime opere, compiute tra il 1583 e il 1585, si individua l'interesse per soggetti della vita quotidiana, e umili (Crocifisso, Bologna, chiesa di S. Nicolò; Il mangiafagioli, Roma, Galleria Colonna; Bottega del macellaio, Oxford, Christ Church).

Nel Battesimo di Cristo (1585, Bologna, chiesa di S. Gregorio) invece l'artista lascia intravedere interesse alla lezione del Correggio. Tra il 1588 e il 1590 lavorò col fratello Agostino e il cugino Ludovico agli affreschi del Palazzo Magnani (ora Salem) a Bologna. Nel 1595 fu a Roma, incaricato dal cardinale Odoardo Farnese di dipingere il Camerino Farnese, un lavoro quasi preparatorio per la decorazione della fastosa Galleria Farnese. A quest'ultima, collaborando col fratello Agostino, si applicò dal 1597 al 1602 con una straordinaria libertà compositiva e uno stimolante approfondimento dei valori formali ed espressivi. Il programma iconografico della Galleria (fatta costruire per raccogliere le collezioni di sculture antiche del cardinale), con scene mitologiche e d'amore, venne soprattutto derivato dalle Metamorfosi di Ovidio (scene con il Trionfo di Bacco e Arianna, Paride e Mercurio e Pan e Diana). La decorazione fu caratterizzata da una particolare scelta tecnica, ovvero l'uso della quadratura e soprattutto la realizzazione delle architetture dipinte che creano l'illusione di uno spazio tangibile. Questi affreschi sono così premessa della decorazione tipica del Seicento che insisterà molto sul concetto di illusionismo spaziale. Per Annibale dunque fu fondamentale sia la rivivificazione della cultura classica in direzione naturalistica sia l'intensità persuasiva dell'immagine.

Opere significative furono anche la lunetta con la Fuga in Egitto (1604, Roma, Galleria Doria Pamphili), in cui i personaggi si fondono armoniosamente con il paesaggio; la Samaritana al pozzo e la struggente Pietà (ca 1603, Vienna, Kunsthistorisches Museum).

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