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L'arte del '900

Dadaismo

Il dadaismo sorse come movimento artistico e letterario, contemporaneamente in Svizzera e negli Stati Uniti, verso il 1916, con il programma di dissacrare, ironizzandoli, tutti i valori costituiti della cultura, attraverso un'azione che esaltasse l'idea di primitivismo, di spontaneità creativa e irrazionale, di non integrazione dell'artista col mondo circostante.

Il gruppo di Zurigo e i gruppi tedeschi

Il gruppo zurighese era costituito dal filosofo e scrittore H. Ball, dallo scrittore T. Tzara, da pittori come il rumeno Marcel Janco (1895- 1984) e Hans (Jean) Arp, ai quali si unirono successivamente la svizzera Sophie Täuber (1880-1943, moglie di Arp), i tedeschi Hans Richter (1888-1976) e Christian Schad (1894-1982), tutti rifugiati provenienti da paesi belligeranti; il gruppo si riuniva al "Cabaret Voltaire".

Qui, nel corso di una serata, aprendo a caso un dizionario, sarebbe stato scelto il nome di dada, che nel suo non-senso stava a significare l'inutilità della scrittura nella creazione poetica. Le pitture e sculture allusivo-simboliche, i collage, i processi fotografici del movimento dadaista mettono in luce la grande importanza attribuita al "linguaggio" come fonte di creatività (H. Arp, Fiore-martello, 1916, Parigi, collezione privata). Pur continuando, sotto la guida di T. Tzara, che era anche direttore della rivista "Dada", organo del movimento, fino al 1919, il gruppo dadaista zurighese assisté al graduale allontanamento di numerosi componenti, alcuni dei quali, trasferitisi o rimpatriati in Germania, vi trapiantarono il dadaismo.

Il gruppo berlinese, fondato dal pittore e regista Hans Richter e dal pittore, scultore e scrittore Raoul Haussmann (1886-1970), si distinse per un più preciso impegno politico rivoluzionario, intrapreso dopo l'adesione a esso del disegnatore-pittore Georges Grosz (1893-1959), che fu forse l'inventore dei fotomontaggi e si affermò nel primo dopoguerra con una serie di disegni e di litografie ferocemente sarcastici, volti a denunciare la crudeltà del militarismo (Le colonne della società, 1926, Berlino, Staatliche Museen).

Al gruppo di Colonia diedero vita H. Arp, M. Ernst e il pittore, poeta, politico Johannes Theodor Baargeld (1891-1927), autori, fra l'altro, di collage collettivi e anonimi definiti Fatagaga.

Ad Hannover, infine, nacquero i Merzbilder (Merz è una riduzione del termine Commerz) del pittore, poeta e scrittore Kurt Schwitters (1887-1948). L'opera di Schwitters, prevalentemente sotto forma di collage, riscatta l'oggetto-rifiuto (pezzi di giornali, stracci, fondi di pentola bucati, biglietti ferroviari) e crea un insieme fantastico di suggestiva bellezza.

Hans Arp

Hans o Jean Arp (Strasburgo 1887 - Basilea 1966) fu pittore e scultore; partecipò al movimento Blaue Reiter , collaborò a "Der Sturm" e con M. Ernst diede vita al gruppo dada di Colonia. Realizzò delle configurazioni ottenute con forme astratte di cartone, sviluppo dei suoi collages eseguiti nel 1915 a Parigi. Nel 1925 aderì al surrealismo ed eseguì con T. Van Doesburg la decorazione e l'allestimento del café-dancing strasburghese L'Aubette (1927-28). Aderì nel 1932 al gruppo Abstraction-création e in quel periodo compì i papiers déchirés (carte strappate), che segnano un rinnovamento della tecnica del collage. Con le "concrezioni" del 1933 superò definitivamente il limite tra oggetto dadaista e scultura, con una plastica a tutto tondo di aspetto anche monumentale. Nel dopoguerra eseguì grandi realizzazioni per la città universitaria di Caracas e per l'UNESCO di Parigi (1957).

Max Ernst

Max Ernst (Brühl, Colonia 1891 - Parigi 1976) fu pittore e scrittore convinto sostenitore di avanguardie eversive e irrazionalistiche. Esordì con quadri espressionisti, passò poi al dadaismo e, sotto l'influsso della pittura di De Chirico, creò quadri e collage, dove la convivenza forzata di oggetti e figure eterogenee dà luogo a situazioni ambigue e surreali (C'est le chapeau qui fait l'homme, 1929, New York, Museum of Modern Art).

Trasferitosi a Parigi nel 1922, fu tra i fondatori del surrealismo, pubblicando nel 1924 il Traité de la peinture surréaliste (Trattato della pittura surrealista). Con i suoi frottages esaltò la casualità e l'inconscio, ottenendo dalla corposità della materia, graffiata da un intrico di linee, il senso della rinascita del mondo alla fine di una civiltà (Histoire naturelle, serie pubblicata nel 1926). In chiave surrealista raggiunse i toni più personali della sua arte con L'œil du silence (1943, St Louis, Washington University Art Collection), dipinto negli Stati Uniti, dove si era rifugiato nel 1941 fuggendo dall'internamento in Francia.

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