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L'arte del '900

Il dada newyorkese

Analogo negli scopi al dadaismo zurighese fu il movimento fondato nel 1916 a New York dai pittori-scultori F. Picabia, M. Duchamp e Man Ray le cui esperienze artistiche appaiono più profondamente calate in un contesto sociale, industriale e capitalistico. L'incontro a Zurigo (1918) di Picabia e Tzara fu il primo atto d'un processo di fusione dei due movimenti, newyorkese e zurighese, che si compì a Parigi, dove entrambi erano confluiti attorno al 1920-21. Qui l'adesione al movimento dei letterati francesi André Breton, Paul Éluard, Louis Aragon determinò, nel 1924, la nascita del surrealismo. Dopo la seconda guerra mondiale, sul finire degli anni Cinquanta, una nuova stagione del dadaismo si sviluppò a New York, prendendo il nome di new dada . Vi parteciparono tra gli altri il pittore Robert Rauschenberg (1925), il pittore Jasper Johns (1930), la scultrice Louise Nevelson Berliawsky (1900-88).

Marcel Duchamp e Francis Picabia

Marcel Duchamp (Blainville 1887 - Parigi 1968), pittore e scultore, venne inizialmente influenzato dagli impressionisti, poi da Cézanne, dai fauves e dai cubisti (Ritratto del padre, Filadelfia, Museum of Art; Giocatori di scacchi, Parigi, Musée Nationale d'Art Moderne). Fu tra i protagonisti del gruppo dei cubisti dissidenti (Nudo che scende le scale, Filadelfia, Museum of Art). Per primo contestò il mito della tecnica, confermandone il relativismo e degradandola a valvola di sfogo degli impulsi umani inconsci e inibiti dalla società (La mariée mise à nu par ses célibataires, même, 1915-23, Filadelfia, Museum of Art). I suoi ready-made , inventati fin dal 1913, operano un capovolgimento nella scala canonica dei valori, rivendicando all'artista la più assoluta libertà espressiva (Perché non starnutire?, 1921, Stoccolma, Moderna Museet).

Francis Picabia (Parigi 1879-1953), d'origine ispano-cubana, fu pittore, scultore e incisore. Dopo esperienze impressioniste e fauve, si accostò all'astrattismo (Caoutchouc, 1908, Parigi, Museo Nazionale d'Arte Moderna) e approdò anche a una personale interpretazione del cubismo orfico (New York vista a testa in giù, 1912, Londra, collezione privata; Udnie, 1913, Parigi, collezione privata). Trasferitosi negli Stati Uniti iniziò in quest'epoca (1915-16) la produzione del periodo "meccanico", tesa ad elevare a significato e valore di opera d'arte l'oggetto banale. I suoi complicati e allo stesso tempo inutili modelli di macchina intendono prendere in giro il mito tecnicistico del mondo moderno. Dopo il suo rientro in Europa nel 1918, svolse parte attiva nell'ambito dadaista. Staccatosi dal dada e avvicinatosi ai surrealisti, creò la serie dei mostri (satiriche interpretazioni di celebri opere del passato), alla quale succedette (dal 1928) quella delle trasparenze (giochi di linearismi nel moltiplicarsi delle immagini contrapposte), che segnò il suo periodo surrealsita e insieme il ritorno al figurativo, accentuato nel 1936 con la serie di tele dette "allegoriche".

Man Ray

Man Ray (Filadelfia 1890 - Parigi 1976), pittore, fotografo e cineasta, amico di Picabia e Duchamp, aderì al movimento dadaista partecipando alle manifestazioni di New York. Trasferitosi a Parigi nel 1921, si espresse con collage, oggetti e pitture trattati con l'aerografo, esperimenti fotografici che lo portarono alla realizzazione di quei rayogrammi, ottenuti per impressione di oggetti su carta sensibile e di solarizzazioni create con l'esposizione alla luce di lastre in fase di sviluppo (l'album Campi deliziosi, 1922). Si dedicò quindi al cinema con esperienze tecniche di alto livello (Il ritorno alla ragione, 1923) e dal dadaismo sfociò nel surrealismo affidandosi a tecniche espressive sempre nuove (Il bel tempo, 1939), in cui la scarificazione di oggetti assume il significato di ritorno all'ossatura del mondo. Nel 1940 si stabilì a Hollywood, dove illustrò l'associazione contraddittoria parola-immagine (Equazioni shakespeariane, 1954), teso a cogliere la possibilità di evasione, anche onirica, dall'eterno quotidiano.

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