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L'assetto e le trasformazioni

L'assetto tecnico

Le scelte tecniche riguardano tutti i tipi di azienda (di produzione o altro) e ciascuna delle funzioni aziendali (approvvigionamento, ricerca e sviluppo, marketing, sistema informativo ecc.).

L'assetto tecnico di un'azienda è costituito da strutture fisiche (macchine, impianti, fabbricati) che incorporano un dato insieme di tecnologie. Oltre a essere legate alle caratteristiche dei compiti da svolgere, le scelte relative all'assetto tecnico sono dunque un forte elemento di legame dell'azienda con il mondo esterno (l'evoluzione tecnologica, le innovazioni, il loro grado di diffusione presso la concorrenza). D'altra parte, a scelte effettuate, l'assetto tecnico si tramuta in rigidità e informa di sé tutta l'organizzazione. Sarebbe però un errore pensare che la relazione tecnologia-organizzazione funzioni in un unico senso. In realtà, tutte le volte che si applicano scelte coerenti con le attese dei lavoratori (per esempio, per quanto attiene alla sicurezza), la relazione è rovesciata: le persone decidono un assetto tecnico anche perché è coerente con l'organizzazione.

Ovviamente, un aspetto decisivo è quello economico. La scelta tra alternative tecniche è effettuata in base a esigenze precise relativamente al tipo di prodotto, alla dimensione desiderata degli impianti (con i relativi problemi di economie di scala), al confronto tra i relativi costi. Più in generale, esse devono essere integrate con tutti gli altri elementi della struttura aziendale e devono rispondere, come gli altri elementi, a una molteplicità di richieste relative alla qualità del prodotto, all'efficienza dei processi, alla flessibilità, alla qualità delle condizioni di lavoro che esse genereranno. Le macchine, gli impianti ecc. sono strumentali alla creazione di valore e concorrono a determinare la struttura del patrimonio aziendale.

L'azienda come sistema sociotecnico

L'atteggiamento delle imprese nei confronti del sistema tecnico e organizzativo è profondamente cambiato nel tempo. Nelle fasi "eroiche" dell'industrializzazione nel corso del secolo XIX e nei primi due decenni del XX esso era concepito (per esempio, nella dottrina dello scientific management della scuola di Taylor) come una variabile indipendente a cui le variabili individuali dovevano adattarsi, mentre non avevano alcuna rilevanza le variabili sociali. A partire dagli anni Trenta prevalse, invece, una visione di "sistema sociale", dove erano le variabili individuali e sociali a essere indipendenti, e intorno alle quali ruotavano le variabili tecniche, organizzative e istituzionali. A partire dagli anni Cinquanta emerse, infine, il modello di "sistema sociotecnico", il quale per certi aspetti combina le due visioni che lo hanno preceduto. Si ritiene ottimizzante un comportamento che riguardi congiuntamente le variabili tecniche e le variabili sociali, che preveda, cioè, la coerenza fra tutte le variabili input. A differenza degli altri sistemi, tuttavia, nel sistema sociotecnico ha rilevanza fondamentale il principio di contingenza degli assetti organizzativi, nella misura in cui un assetto organizzativo ha senso solo se posto in relazione con le altre variabili input, e non ha una validità universale.

Automazione, informatica, reti

La configurazione delle aziende è stata profondamente modificata dalla diffusione dell'automazione, dell'informatica e di Internet.

Con il termine automazione si intende la sostituzione di automatismi (ossia di dispositivi meccanici, elettrici o elettronici programmati in modo da reagire, senza intervento dell'uomo, a una determinata situazione) all'azione umana nel controllo e nella regolazione di macchine e processi industriali. Un primo livello di automazione è consistito nel realizzare il funzionamento automatico delle singole macchine (un esempio è il telaio meccanico). Livelli successivi di automazione si raggiungono con la produzione automatica della singola macchina, nella quale anche la manovra e il controllo di qualità avvengono automaticamente; le unità automatiche, costituite da più macchine il cui lavoro è guidato e controllato automaticamente (es., nel montaggio di complesse apparecchiature elettroniche); i sistemi automatici, in cui più fasi del processo produttivo vengono sviluppate in un unico complesso guidato e controllato automaticamente (es., lavorazione del materiale, imballaggio e immagazzinamento del prodotto); con i reparti automatici, in cui il processo produttivo di un intero settore della fabbrica è svolto con un sistema automatico; con le fabbriche automatiche, in cui l'intera produzione è realizzata con un sistema automatico (es., in impianti di laminazione dell'acciaio e in raffinerie petrolifere moderne). I compiti riservati all'uomo consistono essenzialmente nel fornire al sistema le informazioni, nell'esecuzione di compiti non aventi carattere ripetitivo in tutte le funzioni che richiedono l'esercizio del potere decisionale a livello elevato.

Uno dei principali obiettivi dell'automazione, quando riguarda più macchine, è l'integrazione, che si riferisce agli automatismi che consentono il passaggio dei materiali fra le diverse macchine in modo automatico; attraverso l'integrazione si ottengono vantaggi fondamentali: migliore coordinamento delle capacità produttive delle singole macchine ed eliminazione (o contrazione) dei cosiddetti "tempi morti" nell'attività delle macchine e degli operai che vi sono addetti, che derivano da una carenza di tempestività nell'alimentazione delle macchine stesse. L'attenzione all'integrazione è stata preminente nell'automazione delle aziende automobilistiche.

Altra nozione importante è quella di controllo automatico. Gli automatismi di controllo consentono di intervenire quando l'azione potrebbe non conseguire lo scopo voluto sia per il modificarsi di condizioni interne al sistema che esegue l'azione, sia per modifiche esterne al sistema (ambientali) e/o per modifiche delle caratteristiche riguardanti il soggetto o l'oggetto verso cui è rivolta l'azione (o per accertamento di caratteristiche diverse da quelle previste). Un esempio è fornito dalle apparecchiature che intervengono per mantenere costante la velocità di macchine elettriche anche in caso di variazioni della tensione e della frequenza dell'energia elettrica erogata dalla rete.

Considerando il punto di vista economico, la spinta allo sviluppo dell'automazione è costituita dalla ricerca di possibili mezzi di riduzione dei costi di produzione. Con ciò non si intende esclusivamente la riduzione delle spese per il personale. Uno dei fatti più importanti che si verificano parallelamente all'evoluzione dell'automazione in un'azienda è la necessità di razionalizzare e potenziare l'attività di manutenzione nell'intera azienda. Il vantaggio perseguito con l'automazione deve essere valutato in blocco e consiste nel miglior sfruttamento dell'intera organizzazione aziendale con miglioramenti generali. L'automazione, peraltro, non si limita ai reparti produttivi, ma investe tutti i settori aziendali: magazzini (mezzi di sollevamento e trasporto), laboratori (mezzi di rilevazione, di studio e di ricerca), servizi amministrativi. Una buona conoscenza dei fatti aziendali e dei reciproci condizionamenti che li legano permette di potenziare l'automazione nel settore specifico, in forma coerente con il principio fondamentale che prevede che ogni azione intrapresa in campo aziendale debba concorrere all'ottimizzazione del bilancio economico.

L'uso di microcomputer consente una notevole flessibilità nell'uso dell'automazione, importante soprattutto in campo industriale dove i complessi per la produzione in piccole serie non potrebbero sostenere i costi dell'impianto se non, appunto, automatizzato in modo sufficientemente elastico. In questi casi si ricorre a unità automatiche che hanno la possibilità di lavorare particolari di forma diversa, alcune volte anche contemporaneamente, e sono congegnate in modo da rendere nulle o molto modeste le modifiche di impostazione degli impianti esistenti. Trova così soluzione, almeno in parte, il problema di conciliare industria moderna e personalizzazione del prodotto.

Il diffondersi dell'impiego degli elaboratori di processo nei cicli produttivi permette un costante controllo di produzione a retroazione. Gli impianti computerizzati dispongono di una sezione "intelligente" in grado di effettuare l'elaborazione dei dati che vengono rilevati sul prodotto finito a valle del processo produttivo e di intervenire sull'impianto in maniera opportuna, a monte del processo, per mantenere le qualità della produzione entro determinati limiti, detti di riferimento, memorizzati in precedenza nello stesso elaboratore. Se si rende necessario, la qualità del prodotto può essere resa più rigorosa (entro certi limiti di convenienza) semplicemente intensificando l'azione di controllo dell'elaboratore (restringendo i limiti di riferimento), ferma restando tutta l'impiantistica.

Gli sviluppi più recenti dell'automazione riguardano, oltre la fabbrica automatica flessibile citata, le costruzioni elettroniche, il progetto e la fabbricazione assistiti da calcolatore (CAD/CAM), i robot, l'automazione d'ufficio e dei prodotti per il consumo. Nelle costruzioni elettroniche, la realizzazione della cosiddetta integrazione su scala molto larga, che ha concentrato su un chip (una piastrina di silicio) milioni di componenti elementari, non sarebbe stata possibile senza un grado molto spinto di automazione nella costruzione del chip stesso. La tecnologia CAD/CAM impiega il calcolatore per assistere il progettista nella creazione, modifica e analisi di un progetto (per esempio, verifica lo stato di sollecitazione di un pezzo e il calcolo della trasmissione del calore) e produce disegni di officina e altre procedure di pianificazione e di controllo della produzione. I robot sostituiscono l'uomo in attività quali la saldatura, la verniciatura, il maneggio di materiali nocivi e in futuro potranno, con gli sviluppi della visione artificiale (machine vision), ampliare il loro campo di azione a molte attività (negli ospedali e in altri servizi, nell'industria per i montaggi ecc.). Nel campo dell'automazione d'ufficio una prima svolta ha riguardato l'introduzione del personal computer e di programmi di scrittura flessibili e potenti, con una resa che, anche grazie alle stampanti laser, è prossima a quella tipografica. Uno sviluppo forse ancora più importante è venuto dall'unione di potenza di calcolo e comunicazione nelle reti (Internet in primo luogo)

Sul piano macroeconomico alcuni economisti hanno indicato nell'automazione una delle cause, se non la causa principale, delle difficoltà che si registrano già da tempo nel mercato del lavoro e che si manifestano in disoccupazione in Europa e in bassi salari negli Stati Uniti. D'altra parte, molti commentatori hanno ricollegato la forte crescita dell'economia statunitense verso la fine del secolo XX agli incrementi di produttività realizzati grazie al pieno sfruttamento delle innovazioni tecnologiche.

Dal punto di vista sociale, la diffusione delle tecniche automatiche di elaborazione e di trasmissione dei dati (word processor, fogli elettronici, data base, Internet, intranet) negli uffici comporta quasi sempre la scomparsa delle vecchie gerarchie che offrivano ampie possibilità di carriera, l'eliminazione dei gruppi intermedi, la formazione di uno strato alquanto esiguo di specialisti altamente qualificati e di uno strato molto più ampio di lavoratori addetti a operazioni in larga misura meccaniche.

Sviluppi analoghi sono registrati nelle fabbriche: anche qui l'automazione incide profondamente sulle funzioni e le qualifiche dei lavoratori, emarginando gli operai scarsamente provvisti di istruzione e assicurando prospettive migliori a coloro che possiedono una normale formazione scolastica e possibilmente qualche conoscenza tecnica.

La comparsa di strumenti di produttività di gruppo (posta elettronica, work flow, agende condivise, call center) in ambito telematico ha permesso il sorgere di nuove strutture organizzative e logistiche come il telelavoro e l'azienda a rete (organizzazione di specialisti distribuiti sul territorio e riuniti in un'azienda virtuale).

La penetrazione dei metodi automatici nella produzione e nell'amministrazione, infine, tende a modificare anche le funzioni imprenditoriali. I compiti del manager si fanno più complessi. A soddisfare le loro nuove esigenze intervengono gli stessi nuovi metodi di amministrazione, cioè l'elaborazione automatica dei dati a tutti i livelli di decisione (MISS, DSS) e in particolare la capacità dei calcolatori elettronici di individuare automaticamente la migliore soluzione di compiti complessi attraverso la ricerca operativa. Ciò comporta una ridefinizione del ruolo dei quadri intermedi del management (capiofficina, capiufficio, ispettori, dirigenti di settore ecc.) e rende possibile l'inversione della tendenza alla decentralizzazione della direzione delle grandi imprese.

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