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Il seicento

Il concetto di barocco

La cultura del Seicento viene sintetizzata con il termine "barocco". Ma la sintesi non è priva di difficoltà, sia nell'individuazione dei limiti cronologici, sia in una sua precisa definizione terminologica.

Limiti cronologici

Il manierismo, pur radice importante e per certi versi causa del barocco, non ne è parte integrante; in Italia riguarda il Cinquecento, dagli anni '30 fino al termine del secolo, ed è uno dei vettori più importanti della cultura. Si può parlare invece di barocco solo rispetto al secolo XVII: in Italia fino agli anni '90, mentre in Francia risulta già in crisi a partire dal 1660. D'altra parte, esiste una chiara differenza tematica fra le due scuole, spesso confuse fra loro: il manierismo, con il suo virtuosismo e il suo culto del particolare, è una specie di "controclassicismo" interno al classicismo; il barocco si manifesta con un'energia iconoclasta, anticlassicistica, del tutto autonoma dall'aspirazione rinascimentale, secondo una ricerca ossessiva del "nuovo".

Definizione terminologica

L'etimologia del termine non è chiara: pare che "barocco" derivi dall'incrocio tra il sostantivo "baroco", che nella filosofia scolastica designava un particolare sillogismo paradossale, e il portoghese barroco, indicante un tipo di perla irregolare e sgraziata. Proprio da quest'ultimo significato deriva l'aggettivo francese baroque (bizzarro), da cui a sua volta deriva il termine italiano. In sede filosofica già nel Cinquecento il termine identificava spregiativamente un modo falso e di ragionamento, soggetto ancora alla superata mentalità aristotelica. E persino gli stessi autori che oggi sono definiti barocchi per eccellenza (per esempio, Marino, Tassoni ecc.) usarono l'aggettivo con connotazioni negative per indicare gli eccessi stilistici dei loro colleghi. Un vasto gruppo di poeti (come Rinaldi, Stigliani e Marino) che oggi ascriviamo al barocco preferivano definirsi come esponenti del "concettismo". Il termine "barocco" cominciò a entrare nel lessico comune della critica, sempre in senso spregiativo, verso la fine del Settecento per iniziativa dei teorici del neoclassicismo (J.J. Winckelmann, F. Milizia). Il significato spregiativo fu contestato a fine Ottocento dallo storico dell'arte tedesco H. Wölfflin, che riconobbe allo stile barocco, opposto all'arte classicista, un valore positivo. Oggi il termine ha generalmente un significato oggettivo, storico, che prescinde da giudizi di valore generale: quando non è usato in senso traslato (in cui mantiene sempre un'accezione di esagerato e artificioso), tende a identificare il gusto e lo stile di tutta un'epoca.

Temi e prospettive del barocco

Il nesso "arte-natura" viene interpretato come sensuale comunicatività fra i due soggetti: il virtuosismo diventa la "meraviglia" e il "piacere" di una continua simulazione dentro lo scambio simbolico fra l'arte e la natura. L'opera d'arte è alla ricerca di una "teatralità" assoluta (fra cruda quotidianità e spettacolo visionario), e allo stesso tempo cerca di esprimere la massima fisicità (dal macabro realistico all'erotico) insieme alla massima estasi religiosa.

Sono la tecnica e il preziosismo sorprendente dell'invenzione linguistica (giochi di metafore, improvvisazioni di analogie, paradossi, enfasi, iperboli e ambiguità dei testi) la novità moderna del linguaggio barocco. Lo scrittore barocco rifiuta la normale comunicatività del linguaggio, mette da parte il primato conoscitivo e morale della lingua rinascimentale, si apre a una scelta espressiva che si giustifica solo nella sottigliezza dell'esecuzione, nell'arguzia con cui sa inventare e rendere manifesta l'"artificiosità" dell'arte. Antitesi e contrasto drammatico diventano meccanismi strutturali dominanti in tutti i generi letterari, così come in tutte le manifestazioni artistiche.

I termini chiave del barocco sono: l'ingegno, cioè la capacità della parola di trasferire le immagini e i pensieri da un contesto a un altro; l'acutezza (l'agudeza spagnola), ovvero la capacità di colpire la sensibilità dell'ascoltatore; lo spirito, ossia la capacità di suscitare la meraviglia di chi legge. Fondamentale il termine concettismo (nel quale come abbiamo visto si riconoscevano gli scrittori barocchi), che invita all'uso di "concetti" con i quali uno scrittore sa impreziosire ed esasperare la comunicazione del linguaggio: il "concetto" è una specie di illuminazione mentale che accende la "meraviglia", come se le parole fossero tanto più vere quanto più capaci di visionarità, di invenzione creatrice. Nel Cannocchiale aristotelico (1670) di Emanuele Tesauro (1592-1672), l'"argutezza, gran madre di ogni ingegnoso concetto" viene ricondotta alla conversazione "civile" e dunque poetica, con lo scopo di procurare piacere e infinita meraviglia.

Uno stile internazionale

Il Seicento fu contemporaneamente l'età cupa della dominazione spagnola e della Controriforma e l'età del progresso filosofico-scientifico, in cui si afferma definitivamente la teoria copernicana (1543) con gli studi di Keplero (1609) e di Galileo (1632). La fine della certezza antropocentrica, il crollo dell'unità religiosa, il sorgere prepotente nella scienza di un'idea di spazio scientifico infinito, la fortissima crisi dell'equilibrio classicistico imposto dal manierismo cinquecentesco sono le prospettive storiche in cui s'inquadra la grande stagione del barocco. Fu uno stile "internazionale": interessò tutte le nazioni e tutte le forme artistiche, dalla musica alla poesia e all'architettura. In un certo senso, il barocco fu il primo fenomeno di cosciente modernità, come se in un nuovo spazio simbolico si aprissero alla creatività umana nuove strade e nuove tecniche espressive.

Il barocco italiano

La nostra letteratura barocca è ferma a una risposta che non sa dare: quale modello si può proporre con l'esaurirsi di quel principio rinascimentale, e in particolare del Bembo, che aveva legato la letteratura a una prospettiva ideale? Cosa vuol dire essere moderni, rinunciare a un sapere classicista? Per quanto l'esempio italiano, specie Marino e il marinismo, sia stato esportato in tutta l'Europa, non si può nascondere che il barocco letterario italiano risulta comunque una testimonianza di crisi culturale, il segno di una letteratura senza grandi libri. La crisi politica italiana, il peso della Controriforma sono certo cause di un disagio storico che sembra privo di soluzioni. La cultura nobiliare laica è afflitta da un individualismo tanto fazioso quanto servile; la cultura gesuitica, specie dagli anni '40, deve far prevalere il senso strumentale e "predicatorio" della cultura, quale controllo sociale. Le personalità migliori del nostro barocco sembrano casi isolati, quasi scardinati da una reale società letteraria. Fino alla fine del secolo, quando si affermerà in funzione antibarocca l'Arcadia, avremo un dibattito complesso ma anche confuso, spesso arenato in un groviglio di provincialismo e di intuizioni lasciate senza sviluppo, senza forza civile e culturale.

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