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Dall'età di Adriano alle soglie del Medioevo

L'oratore

I Flòrida (Florilegio) sono una breve antologia di 23 passi scelti, tratti da sue conferenze e suoi discorsi raccolti, da un ignoto compilatore, in 4 libri. Gli argomenti trattati sono vari e mostrano la raffinata abilità dello scrittore nel narrare con vivaci e talora fantastiche descrizioni temi di natura filosofica, aneddotica e mitologica: i ginnosofisti e le meraviglie dell'India, l'elogio del pappagallo, Apollo e Marsia, un viaggio di Pitagora, il confronto tra la sua versatilità e l'ingegno del sofista Appia.

L'Apologia, o Apulei Platonici pro se de magia liber, è un'opera per noi molto importante, perché è l'unico esempio pervenuto di oratoria giudiziaria di età imperiale. Essa è una rielaborazione letteraria posteriore ­ le varie digressioni non sono adatte infatti a una orazione giudiziaria ­ ma fedele alle argomentazioni sostenute in tribunale nel processo per magia. Apuleio dapprima confuta le accuse minori, ricavate dalla sua persona e dalla sua vita privata, come quella di essere troppo bello per essere un filosofo, di lavarsi i denti con una pasta dentifricia, di possedere uno specchio, di aver scritto versi d'amore per due giovinetti. Passa poi a difendersi dall'accusa principale di essere un mago per aver creato filtri magici, per possedere uno scheletro che non è altro che una statuetta di Mercurio. Ricostruisce la sua vita dall'arrivo a Oea, sostenendo che era stato l'amico Ponziano a spingerlo al matrimonio con la madre, che non era povero, che non aveva toccato la dote della moglie, la quale, anzi, aveva nominato erede nel testamento il figlio Pudente. L'orazione è una rielaborazione personale ed erudita del modello retorico ciceroniano. Il linguaggio vivace, pieno di arcaismi, neologismi, volgarismi, sostiene una trattazione brillante, ironica e scanzonata, in cui mette in ridicolo i suoi avversari ed esalta la sua condizione di filosofo, di scienziato naturale e la sua iniziazione ai misteri dei culti orientali. Il fatto curioso è che Apuleio nega l'accusa di magia solo in modo indiretto e mai decisamente, cosicché non riesce a dissipare del tutto il sospetto, tanto che nelle epoche successive conservò la fama di mago.

 

Riepilogando

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