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Il romanticismo: da Beethoven a Berlioz

Romanticismo

Nella storiografia musicale, il termine "romanticismo" intende designare un vasto periodo storico compreso tra il secondo decennio e la fine del XIX secolo, grosso modo coincidente da una parte con il tramonto delle esperienze legate al classicismo viennese (al cui ambito sembrano sfuggire, secondo molti esegeti, le opere estreme di L. van Beethoven), dall'altra con l'insieme, tutt'altro che unitario e organico, dei movimenti e delle tendenze che preludono al contraddittorio panorama della musica del XX secolo. Essa, infatti, se fu caratterizzata per lungo tempo da una reazione polemica nei confronti delle poetiche romantiche, ne assorbì nondimeno gli aspetti più profondi e vitali.

In un così protratto arco storico, risulta problematico e sotto certi aspetti impossibile ridurre a un minimo comune denominatore la molteplicità degli apporti individuali, e anzi nella proclamata esigenza di originalità creativa, unica e irripetibile, si ravvisa una delle componenti caratterizzanti del movimento romantico.

Le motivazioni di questa disposizione risiedono non solo in una generalizzata reazione all'estetica musicale del razionalismo settecentesco, con la sua enfasi sulla convenzione formale e la sua concezione oggettiva degli "affetti", ma anche in una mutata funzione sociale del musicista, che rifiuta il ruolo subordinato assegnatogli dalla corte, dalla Chiesa, o semplicemente dalla moda, per rivendicare una completa autonomia sul piano delle scelte artistiche e morali.

Da questa rivoluzione copernicana, il linguaggio musicale trasse una straordinaria carica di rinnovamento e di tensione a tutti i livelli. Rivendicando alla musica il ruolo di massima fra le arti, in quanto linguaggio dell'infinito (cioè del non razionalmente definito), l'estetica romantica favorì l'enorme sviluppo del suo elemento più specifico, suggestivo e renitente a un controllo del raziocinio: il timbro. Ciò si tradusse in un enorme sviluppo sia delle tecniche strumentali solistiche (favorite anche dall'idoleggiamento di una figura romantica quant'altre mai, il virtuoso), sia del trattamento orchestrale. Di pari passo furono coinvolti, in questo moto di accelerato sviluppo, l'armonia, la struttura tonale, il ritmo ecc.

Forme e protagonisti

Sul piano delle forme, le grandi strutture compositive tradizionali (la sinfonia, il concerto, la sonata, il quartetto, il Lied, l'oratorio, l'opera) venivano ripensate radicalmente (una polemica riaffermazione del formalismo di ascendenza classica si avrà negli ultimi decenni dell'Ottocento come reazione agli elementi di disgregazione impliciti alle più coerenti e radicali declinazioni della poetica romantica). Apparivano anche forme nuove: dai cosiddetti "pezzi caratteristici" (per esempio, il notturno e la barcarola), frequenti soprattutto nella letteratura pianistica (che, nel cangiante adattarsi della struttura musicale alla sfumata realtà del sentimento, ambivano a fermare la palpitante immediatezza dell'esperienza vissuta), ai grandi affreschi del poema sinfonico.

Anche se il romanticismo ebbe profonda influenza in tutti i paesi europei (molti dei quali si presentarono con nuova autorità sulla scena mondiale, sulla scia del generale movimento di rivalutazione delle culture musicali nazionali), è innegabile che il movimento romantico ebbe nei paesi di cultura franco-germanica i rappresentanti più prestigiosi: C.M. von Weber, F. Schubert, H. Berlioz, F. Mendelssohn, R. Schumann, F. Chopin, F. Liszt, R. Wagner, C. Franck, J. Brahms, G. Fauré, P.I. Cajkovskij, A. Bruckner, G. Mahler, R. Strauss. Un'ideale sintesi della concezione romantica della musica nel contesto dell'intero panorama delle arti è rappresentato dal Gesamtkunstwerk (opera d'arte totale) di Wagner. È altresì caratteristico delle profonde e fertili contraddizioni di questa stagione musicale, fra le più alte della cultura europea, che le sue espressioni più significative siano anche quelle che più chiaramente ne rivelano gli elementi di superamento nella direzione dell'esperienza musicale moderna e contemporanea.

Il "Lied" e la "mélodie"

Se si volessero ricordare anzitutto gli immediati precursori del Lied romantico, si dovrebbero nominare quegli autori che produssero le loro opere fra il 1750 e il 1814, data che secondo gli studiosi indicherebbe l'inizio della stagione liederistica romantica, allorché uno Schubert ancora diciassettenne compose il suo primo Lied: Gretchen am Spinnrade (Margherita all'arcolaio). Fra gli autori preromantici sarebbero conseguentemente da classificare J.F. Reichardt, C.F. Zelter, F.J. Haydn, W.A. Mozart e L. van Beethoven. Tali musicisti prepararono l'avvento della grande fioritura del Lied romantico, che ebbe la sua massima espressione in F. Schubert, benché fosse di grande rilievo anche la produzione liederistica di R. Schumann, J.K. Loewe, P. Cornelius, F. Mendelssohn e J. Brahms. Con H. Wolf, G. Mahler, M. Reger e R. Strauss il Lied ottocentesco entrò in una dimensione ormai postromantica. Al carattere prevalentemente cameristico del Lied per canto e pianoforte, che contraddistingue ancora l'intensa produzione di Wolf, sfugge invece, per collocarsi in una categoria a sé stante, la fondamentale produzione di G. Mahler per canto e orchestra.

Alla forma poetico-musicale del Lied, sviluppatosi sul suolo della ricca tradizione tedesca, corrisponde l'analoga forma francese della mélodie. Se il primo raccoglie i frutti di un'arte del canto solista accompagnato già viva in Germania a partire almeno dal 1600, per parte sua la mélodie giunge ad affermarsi nell'alveo del romanticismo francese, a partire dalla romanza, sorta in Francia nella seconda metà del XVIII secolo. Dalla romanza, caratterizzata nella tradizione francese e italiana ­ ma non in quella tedesca ­ come composizione per voce e pianoforte su un testo generalmente di carattere amoroso e sentimentale e con forma strofica (ove, cioè, tutte le strofe del testo vengono cantate sulla stessa melodia, o con leggere varianti), la mélodie venne però gradualmente a distinguersi per affermare una maggiore qualità del testo a cui la musica doveva adattarsi secondo una forma variabile. Agli esordi della mélodie sono senz'altro da ritrovare i cicli melodici di H. Berlioz e poi, soprattutto, le raccolte delle mélodie composte da C. Gounod. Successivamente, il "campione" della mélodie fu G. Fauré, cui seguirono H. Duparc ed E. Chausson; in ambito post-romantico, furono poi Debussy e Ravel i grandi prosecutori della tradizione melodica francese. Infine, volendo ritrovare delle differenze anche tra la forma poetico-musicale del Lied e quella della mélodie, si potrebbe forse concludere che al primo compete una maggior spiritualità, sostenuta da un'espressione più musicale, alla seconda un'espressione complessivamente forse più intellettuale, di raffinata sensibilità nei confronti della lettera e degli schemi dei testi poetici.

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