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La religione

Durkheim e il funzionalismo

Émile Durkheim ha cercato di mostrare, nella sua opera fondamentale del 1912 dedicata a Le forme elementari della vita religiosa, l'origine unicamente sociale della religione. Durkheim sostiene che la religione è "un sistema solidale di credenze e di pratiche relative a cose sacre, cioè separate e interdette, le quali uniscono in un'unica comunità morale, chiamata Chiesa, tutti quelli che vi aderiscono". Secondo questa interpretazione, la religione riflette e insieme rinforza la struttura della società alla quale i suoi membri appartengono. In qualsiasi società vi sono interessi e credenze diversi; la religione promuove l'integrazione o l'unità, ricollocando interessi e credenze in un insieme di significati condivisi dalla collettività. Questa funzione unificatrice è evidente in modo particolare nella pratica dei rituali, dove in modo visibile e pubblico gli interessi vitali della società vengono simbolicamente innalzati verso il regno del sacro.

La teoria della religione di Durkheim può essere vista come una sorta di circolo, che ha nella struttura sociale l'inizio e la fine. La società organizza le esperienze umane; le persone cercano una spiegazione di questa influenza in qualcosa di ulteriore rispetto alle loro reciproche relazioni e conseguentemente sviluppano religioni che riassumono la struttura della loro società. Per esprimere queste credenze religiose le persone elaborano dei rituali, i quali hanno l'effetto di consolidare il gruppo e le sue credenze controllando il comportamento dei membri e complessivamente rinforzando la struttura della società.

A partire dalle idee di Durkheim, e grazie a un intenso lavoro di ricerca svolto soprattutto a partire dagli anni '30 dalla corrente funzionalista, si sviluppa una concezione sempre più rigorosamente organicistica della religione (considerata non tanto per ciò che essa è, ma per come agisce sulla società), che viene pensata in generale come una risposta culturale ­ costituita da credenze, valori, norme, simboli, modalità associative e di socializzazione ecc. ­ al rischio della perdita di equilibrio psichico da parte dell'individuo e al rischio di disgregazione del gruppo e della società a esso connessa. Per T. Parsons, per esempio, la religione è un insieme di orientamenti cognitivi, cioè un sistema di credenze istituzionalizzate che ha il potere, per la sua pervasività rispetto al senso complessivo dell'esistenza, di orientare l'intero comportamento dell'individuo. La religione è vista, in quest'ottica, come un'istituzione universale che influenza in profondità la struttura dell'azione sociale, e quindi gli ambiti dell'economia e della politica.

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