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Il medioevo

Dai Merovingi ai Pipinidi

Durante gli ultimi anni di Regno dei Merovingi, una grave crisi politica pervase il Regno. I territori di confine erano indipendenti, nel sud prevaleva la popolazione di discendenza romana, al nord stavano acquistando indipendenza due regioni, l'Austrasia, a est, e la Neustria, a ovest. Furono i maestri di palazzo dell'Austrasia a realizzare l'unificazione: il maggiordomo Pipino di Heristal, discendente di Pipino di Landen, nel 687 sconfisse i rivali della regione della Neustria. L'unificazione fu completata e consolidata dal figlio Carlo Martello. Questi, nel 724, iniziò una campagna militare che aveva l'obiettivo di riconquistare i territori meridionali. Nel 732 ottenne il celebre successo di Poitiers contro gli Arabi (anche se alcuni mettono oggi in discussione l'importanza di tale battaglia), riuscendo così a ristabilire l'autorità franca sulla Gallia meridionale. Il successo dei Pipinidi fu in gran parte dovuto alla forza dell'esercito, i cui guerrieri erano legati ai sovrani da un rapporto di vassallaggio: per la loro fedeltà al sovrano erano ricompensati con la concessione beneficiaria di terre del patrimonio regale. Quando le terre non erano sufficienti, venivano requisite alla Chiesa, confisca temperata dai successi contro i musulmani e dalla protezione assicurata ai cristiani. Anche i rapporti con la Chiesa furono determinanti nell'affermazione dei Pipinidi. Pipino di Heristal e Carlo Martello avevano appoggiato le missioni evangelizzatrici dei benedettini e il Regno franco aveva così ottenuto l'appoggio dei papi e del monaco Bonifacio poi incaricato di riorganizzare la Chiesa franca. Pipino il Breve, figlio di Carlo Martello, secondo una versione ufficiale, chiese a papa Zaccaria “se fosse giusto che i re franchi portassero il nome di re senza avere l'autorità regia”, intendendo con questo affermare che il governo di fatto era gestito dai maggiordomi e non dai sovrani. Il papa incaricò così Bonifacio di nominare re Pipino (751), ungendolo con il crisma per la consacrazione dei vescovi, dopo che un'assemblea di Franchi aveva deposto il re Childerico. La legittimazione papale stabilì la base dell'alleanza tra Franchi e Papato. Stefano II ripeté la consacrazione di Zaccaria e conferì a Pipino e ai figli il titolo di “patrizio dei Romani”, con cui diventavano protettori della Chiesa, in cambio della promessa di Pipino di combattere i Longobardi in Italia (Promissio Carisiaca ). A Pipino succedettero i figli Carlo e Carlomanno che la madre fece sposare con le figlie del re longobardo Desiderio. Morto Carlomanno nel 771, Carlo si fece nominare unico sovrano dei Franchi scavalcando i figli del fratello. Su richiesta del pontefice Adriano I scese in Italia e sconfisse i Longobardi dei quali si fece sovrano (774). Tra il 776 e il 787 venne in Italia altre tre volte per sedare le rivolte dei Longobardi dei ducati del centro-sud e riuscì così ad annettere anche il Ducato di Spoleto. Nel 778 condusse una spedizione contro gli Arabi di Spagna, al confine occidentale, che si concluse però con il massacro della retroguardia dell'esercito a opera dei montanari Baschi (l'episodio, noto col nome di “rotta di Roncisvalle”, fu l'oggetto della Chanson de Roland, la più famosa delle “gesta” del ciclo carolingio). La vittoria sui Sassoni nel 785 permise a Carlo di dominare anche la Germania settentrionale (da cui nel sec. IX sorgerà la seconda dinastia imperiale). Nel 788 spodestò il duca Tassilone, vassallo del padre, che tramava alle sue spalle; in questo modo incorporò al Regno anche la Carinzia e la Baviera. Nel 796 inflisse una dura sconfitta al popolo mongolo degli Avari. Tra l'801 e l'813 tolse agli Arabi la Catalogna e la città di Barcellona in Spagna, che organizzò come zone di difesa col nome di Marca Hispanica (il termine “marca” indicava proprio le circoscrizioni nelle zone di frontiera aventi lo scopo di proteggere i confini).

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