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Amazzònia

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Generalità

Vasta regione (ca. 6 milioni di km²) dell'America Meridionale, estesa per la maggior parte in Brasile e interessante in minor misura Venezuela, Colombia, Perú e Bolivia. Corrisponde, in gran parte, al bacino del Rio delle Amazzoni ed è limitata dal massiccio della Guayana a N, dall'altopiano del Brasile a S, dall'Oceano Atlantico a E e dalla cordigliera delle Ande a W. Anticamente enorme sinclinale che si allungava tra gli altopiani della Guayana e del Brasile, l'Amazzonia divenne nell'era paleozoica un golfo dell'oceano che insinuava le sue acque fino ai piedi delle Ande; successivamente il bacino dell'Amazzonia fu gradatamente colmato da poderose sedimentazioni di argille e sabbie, che ancor oggi continuano ad affluire con le acque correnti. L'Amazzonia, compresa tra l'equatore e i 10º latitudine S, ha clima di tipo equatoriale uniformemente caldo-umido, caratterizzato da elevate temperature durante tutto l'anno (24-28 ºC) con minime escursioni stagionali (meno di 5 ºC), da abbondanti precipitazioni (2000-3000 mm annui) che cadono per lo più sotto forma di violenti acquazzoni pomeridiani, e da elevati valori dell'umidità relativa (80-90%). L'abbondanza delle precipitazioni e la loro concentrazione in determinati periodi hanno per conseguenza, soprattutto sul Rio delle Amazzoni, l'improvviso accrescimento delle masse d'acqua, che straripano sommergendo vastissime superfici; il fenomeno ha tale importanza e così regolare periodicità da essere registrato nel linguaggio locale, che distingue le regioni costantemente asciutte (tierrafirme) da quelle che più o meno risultano persistentemente impaludate (igapó) e da quelle solo periodicamente sommerse (varzea); i termini hanno però anche significato edafico, presentandosi l'igapó con vegetazione palustre, in cui sono frequenti i prati di ninfee giganti (Victoria regia, tipica dell'Amazzonia) e i canneti e giuncheti frammisti ad altre essenze palustri; la varzea ha invece lussureggiante vegetazione erbacea e inestricabile sottobosco tra alberi di alto fusto e segna il passaggio alla foresta di tierrafirme. Il più importante prodotto forestale è il caucciù, ricavato dalle varie specie di Hevea, la cui raccolta però non ha più l'importanza di un tempo. Altri prodotti sono le noci del Pará, offerte dalla Bertholletia excelsa, le noci babaçu della Orbignia speciosa, la cera della carnaúba, il ricino, la balata, la chinchona e, tra i legnami, il pregiatissimo jacarandá (palissandro).

Storia

Questa vasta regione, pari a circa un terzo dell'America Meridionale, è assai poco popolata (circa 12 milioni di ab. concentrati per lo più lungo le rive dei fiumi principali). I soli centri di una certa importanza sono le città brasiliane di Belém, Manaus e Santarém. L'Amazzonia, estesa per la maggior parte in Brasile (circa 4,5 milioni di km²) interessa in minor misura Bolivia, Perú, Ecuador, Colombia, Venezuela, Guyana, Suriname, Guayana Francese. Questi Stati, esclusa la Francia per la Guayana, hanno sottoscritto nel 1978 un trattato di cooperazione, il cosiddetto Patto Amazzonico, con lo scopo dichiarato di promuovere l'economia della regione contro tentativi di internazionalizzazione della stessa. Tuttavia, il processo di occupazione e sfruttamento del suolo amazzonico, iniziato con l'appoggio della Banca Mondiale fin dai primi anni Sessanta del Novecento, ha prodotto finora solo effetti negativi in termini ecologici e sociali (decimazione delle residue tribù indigene). Lo Stato brasiliano ha avviato la costruzione di numerose strade, ma anche questi progetti sono volti non tanto allo sviluppo della regione, quanto allo scopo di poter meglio raggiungere e sfruttare le immense risorse minerarie amazzoniche. Infatti nella Serra dos Carajás si nascondono le più grandi riserve di ematite del mondo; molto importanti sono, poi, i giacimenti di bauxite nel Pará, di cassiterite nella Rondônia e nel Mato Grosso settentrionale, di manganese nell'Amapá; non mancano, infine, presenze di uranio, cobalto, titanio, diamanti, oro e altri minerali preziosi nello Stato di Roraima. A partire dalla fine degli anni Sessanta del secolo scorso è iniziato in alcuni Paesi amazzonici lo sfruttamento di giacimenti petroliferi. Anche i fiumi producono ricchezza e il Brasile ha già avviato, con la costruzione di centrali, un vasto piano di sfruttamento idroelettrico, allo scopo di rifornire di energia industrie progettate e in parte installate all'interno e all'esterno della regione. Grande rilevanza ha assunto negli ultimi anni la sistematica distruzione della foresta per la produzione di legname pregiato e per la messa a coltura delle sempre più ampie aree diboscate. Queste forme di sfruttamento del territorio hanno però fornito risultati allarmanti, in quanto il suolo relativamente fragile della foresta, una volta messo a coltivazione e privato della fitta protezione della vegetazione e del suo complesso ecosistema forestale, tende a perdere la sua fertilità nel giro di pochi anni con fenomeni di laterificazione e desertificazione sempre più estesi.

Bibliografia

F. Ruellan, L'Amazone et l'Amazonie, Parigi, 1957; M. Parde, Données nouvelles sur le débits de l'Amazone (al Congresso Idrologico), Budapest, 1964; A. e T. Seppilli, L'esplorazione dell'Amazzonia, Torino, 1964; J. Dorst, Amazzonia, Verona, 1987.