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Astùrie

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(Asturias, uff. Principado de Asturias). Comunità autonoma della Spagna nordoccidentale, 10.604 km², 1.076.635 ab. (stima 2005), 102 ab./km², capoluogo: Oviedo. Confini: oceano Atlantico (N), Galizia (W), Castiglia e León (S), Cantabria (E).

Generalità

"La cartina fisico-politica è a pag. 63 del 3° volume." . "Per la cartina geografica vedi il lemma del 2° volume." È una regione storico-amministrativa che si estende dal crinale della Cordigliera Cantabrica alla costa atlantica, coestensiva con l'omonima provincia. La regione si estende nella parte settentrionale del Paese, sul versante N della Cordigliera Cantabrica, e si affaccia a N all'oceano Atlantico con una costa irregolare, spesso rocciosa e incisa da profonde insenature (rias). Un sistema di rilievi litoranei (sierras litorales) separa la fascia costiera dal Surco Prelitoral, ampia depressione longitudinale di origine tettonica. Nella parte più interna, infine, il territorio si eleva nella Cordigliera Cantabrica che culmina a 2648 m nei Picos de Europa, protetto dal Parco Nazionale Picos de Europa (tra Asturie e León), istituito nel 1995. Il Parco Nazionale, oltre che a tutelare l'ambiente montano, ha l'importante funzione di arginare il fenomeno dell'erosione dei suoli. La rete idrografica è rappresentata da fiumi brevi ma ricchi di acque, tra cui il Nalón, il Navia, il Narcea e il Sella. Il clima delle Asturie è di tipo atlantico e montano sulla Cordigliera Cantabrica.Caratterizzata da un'alta densità di popolazione, tipica delle regioni della Spagna costiera atlantica e mediterranea, vede tuttavia diminuire la popolazione in seguito alla crisi economica che ha investito la Regione Atlantica a partire dagli anni Novanta. Il tasso di disoccupazione è alto (18, 12% nel 1991) ma si situa sotto la media nazionale. Le Asturie sono attraversate dall'asse stradale atlantico che collega i principali centri della costa settentrionale spagnola, da San Sebastián a La Coruña passando da Oviedo, sede anche di aeroporto internazionale.

Economia

La regione ha prodotto tra il 1985 e il 1991 il 2, 62% del PIL nazionale, diminuendo di oltre un punto la sua quota rispetto agli anni Cinquanta. Le principali risorse della popolazione sono l'agricoltura (cereali, patate), l'allevamento bovino e suino, la pesca e, soprattutto, lo sfruttamento del sottosuolo (dal bacino asturiano si estrae ca. il 50% del carbone spagnolo, ma vi sono anche giacimenti di minerali di ferro, rame e zinco). Il comparto industriale è di tipo tradizionale e con tecnologie obsolete e ha per questo risentito della concorrenza internazionale perdendo continuamente quote di mercato e di addetti. Le produzioni (alimentari, metalmeccaniche, siderurgiche, chimiche, cantieristiche) sono ubicate nel capoluogo e nelle città di Gijón, Avilés, Langreo, Mieres e Siero.

Storia

Le Asturie, che i Romani chiamarono Transmontana e Augustana, erano abitate da una popolazione montanara di origine ancora oscura (in tempi storici si hanno molte testimonianze di origine celtica). Entrarono nella storia spagnola nel 718 o 722 d. C., quando, pochi anni dopo l'invasione dei Mori (711), l'ispano-romano Pelagio sconfisse un piccolo esercito musulmano a Covadonga, nell'alta valle del Deva, iniziando la resistenza e la riconquista, che doveva finire quasi otto secoli dopo con l'espulsione degli ultimi Mori. Il nucleo primitivo del minuscolo regno di Pelagio si trovava nel territorio accidentato della Transmontana e ciò dovette rappresentare la prima ragione della sua sopravvivenza. La “sede dei principi” (come le Asturie si chiamarono latinamente) fu prima a Cangas de Onís, poi a Pravia e infine a Oviedo, dove Alfonso II (791-842), definito da uno storico moderno il vero “salvatore della Spagna cristiana”, costruì un modesto palazzo e la Cámara Santa, una cappella con reliquie che si dicevano trasferite da Toledo (si voleva stabilire con ciò la continuità del Regno delle Asturie nei confronti della distrutta Spagna visigota). Rinforzato dall'adesione di altre popolazioni del Nord (Cantabri, Galiziani, Baschi) e di molti rifugiati goti, approfittando delle discordie spesso insorgenti fra gli invasori mori, il Regno delle Asturie riuscì a sopravvivere e quindi a estendersi lentamente, finché la dinamica stessa della Riconquista non lo lasciò isolato e superato, entro i suoi bastioni montuosi, e l'iniziativa passò ad altri: il León prima e la Castiglia poi. Alla morte di Alfonso III soldato ed erudito (910), il Regno delle Asturie ebbe termine: l'estensione della frontiera fino al Duero rese infatti necessario il trasferimento della capitale a León, da cui pochi anni dopo il regno prese il nome. I sovrani del nuovo regno, come più tardi i Castigliani, riconobbero tuttavia gli Asturiani come loro predecessori diretti. Il ripopolamento di zone deserte, talora con mozarabi provenienti dalle più colte regioni centromeridionali, la fondazione di vescovati e monasteri, con le loro scuole e la conseguente rinascita della cultura latina, la nascita di un'arte preromanica di grande interesse, l'inizio di un'organizzazione sociale e giuridica, su basi quasi inesistenti, i contatti documentati con l'Europa e soprattutto con la Francia carolingia, la composizione di opere come il Commento all'Apocalissi del monaco Beato di Liébana e delle cronache Albeldense e di Alfonso III, documentano largamente la capitale entità del momento asturiano nella storia della nascita della nazione spagnola.

Arte

Dalla regione prende il nome la cosiddetta arte asturiana, compresa cronologicamente tra i sec. VIII e X, come estrema elaborazione dell'architettura visigotica e anticipazione di quella romanica. La documentazione più antica (774-783) è data dai resti della chiesa di S. Juan de Pravia. Alfonso II il Casto fece erigere a Oviedo dall'architetto Trioda la Cámara Santa, S. Tirso e S. Julián de los Prados, caratterizzate da una pianta che sintetizza quelle basilicali e a croce greca della tradizione visigotica, con coro tripartito e archi a tutto sesto su pilastri. Questo stile continua nella seconda metà del sec. IX e nel sec. X con le vaste chiese a copertura lignea di Santiago de Gobiendes, S. Adriano de Tuñon, S. Pedro de Nova e S. Salvador de Priesca. Ma gli esiti più alti dell'arte asturiana si hanno nel gruppo di edifici fatti erigere dal re Ramiro I (842-850), come S. Miguel de Lillo, S. Cristina de Lena e S. Maria del Naranco. Quest'ultima, in origine palazzo reale, presenta esternamente sui lati lunghi contrafforti scanalati e scalinate di accesso che portano a vestiboli e sui lati corti logge che comunicano con l'ambiente principale (ora navata della chiesa) attraverso triplici arcate; le pareti dell'interno, voltato a botte, sono scandite da arcate su fasci di colonne a spirale. Da questi modelli deriva la più tarda chiesa di S. Salvador de Val de Dios (893), che per la sua esecuzione rozza documenta la decadenza della cultura artistica della regione. L'arte asturiana produsse anche notevoli affreschi decorativi e raffinate opere di oreficeria i cui maggiori esempi sono conservati nel tesoro della Cámara Santa di Oviedo. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 344-349, 352" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 3 pp 344-349, 352"

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