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Càccamo

comune in provincia di Palermo (50 km), 521 m s.m., 187,80 km², 8524 ab. (caccamesi), patrono: san Nicasio (ultima domenica di agosto).

Centro situato alle falde sudoccidentali del monte San Calogero. L'abitato è arroccato su un contrafforte del Cozzo Guardiola. Benché si sia ipotizzata l'esistenza di un centro abitato già in periodo fenicio o greco, le prime notizie storiche sul borgo risalgono al sec. XII. Infeudato nel 1094 a Goffredo di Sagejo, appartenne poi ai Bonello, a Paolo Cicala, all'arcivescovo di Palermo, ai Chiaramonte e ai Cabrera. § Il monumento cittadino più significativo è il castello (sec. XII, ristrutturato in età barocca), in pietra bianca, che si innalza, turrito e merlato, su una parete rocciosa ed è il più grande della Sicilia. Tra le sue mura, nel 1160, fu ordita da Matteo Bonello e dai baroni normanni la congiura contro Guglielmo il Malo; questo episodio rappresenta il tema di colorati murales che decorano i muri di alcuni edifici dell'abitato. Il duomo dedicato a San Giorgio, di origine normanna, fu riedificato nel sec. XVII. Tra le chiese sono importanti quelle di Santa Maria degli Angeli (sec. XV), di San Marco (sec. XIV), della Santissima Annunziata (sec. XVI-XVII) e di San Benedetto, detta “la Badia” (1615), con un bel pavimento in ceramica policroma realizzato nel Settecento. § L'economia si basa sull'agricoltura (uva da vino, olive, agrumi, mandorle, liquirizia) e sull'industria, presente nei settori alimentare, dei materiali da costruzione e della lavorazione del legno.