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ortodòsso

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Lessico

agg. e sm. [sec. XIV; dal greco orthódoxos, tramite il latino tardo orthodoxus].

1) Che, chi accetta integralmente e sostiene i principi e i dogmi professati da una determinata confessione religiosa (ortodossia): cattolico ortodosso. In particolare, Chiesa ortodossa; gli ortodossi, gli appartenenti a tale Chiesa.

2) Per estensione, che, chi accetta integralmente una dottrina filosofica, politica, scientifica, ecc.: è un idealista ortodosso.

Chiesa ortodossa : cenni storici

La Chiesa ortodossa rivendica l'eredità del patriarcato di Costantinopoli, della grecità cristiana, e, in essa, della “retta dottrina” (ortodossia) formulata nei primi sette concili ecumenici, respingendo sia le eresie condannate da tali concili, e le Chiese nestoriana e monofisita che le avevano mantenute, sia la Chiesa cattolica, sia infine le Chiese e sette nate dalla Riforma protestante. Il prestigio della sede costantinopolitana si era venuto affermando sui patriarcati di Antiochia, Alessandria, Gerusalemme per essere la sede pure dell'imperatore cristiano, via via estendendosi su tutte le Chiese dell'Impero bizantino. La sua rivendicazione di primato pose presto il patriarca di Costantinopoli in antagonismo col vescovo di Roma. Di qui il progressivo distanziamento della Chiesa orientale da quella romana, accentuato dal diverso sviluppo di struttura ecclesiastica, liturgia, teologia, monachesimo nelle due Chiese e dalle differenti vicende dell'Occidente latino-germanico rispetto a quelle dell'Oriente bizantino, profondamente investito dalla potenza araba (dal sec. VIII). Una prima rottura con Roma si ebbe sotto il patriarca Fozio (863-867), seguita da quella definitiva del 1054, sotto il patriarca Michele Cerulario. Non mancarono tentativi di riunione all'epoca delle crociate (Chiesa maronita), nonché alla ripresa della pressione islamica nel sec. XIII (Concilio di Lione, 1274) e nel sec. XV (Concilio di Firenze, 1438) ma furono di breve durata e con scarsa partecipazione dei fedeli. Nel contempo si rendevano indipendenti (autocefale) le Chiese create tra gli Slavi dalle missioni bizantine di Cirillo e Metodio nei regni di Serbia e Bulgaria. L'occupazione ottomana causò il distacco del patriarcato di Mosca, mentre il patriarca d'İstanbul otteneva dal nuovo regime il riconoscimento di capo religioso di tutte le Chiese greco-ortodosse dei suoi domini. Di queste Chiese alcune si costituirono autocefale nel sec. XIX, altre si unirono a Roma (Ruteni dell'Ucraina, Romeni della Transilvania, giacobiti nel Malabar e nell'India).

Chiesa ortodossa: la dottrina

Caratteristica fondamentale della Chiesa ortodossa è, nella dottrina, l'accettazione come fonti della fede, accanto alla Sacra Scrittura, della Tradizione, riconoscendo però vincolanti solo i primi sette concili ecumenici. Nel Credo non è accettato il filioque per la processione dello Spirito Santo. Maria è venerata come la theotókos, la madre di Dio e corredentrice, senza definizioni rigorose dei suoi attributi. Nella dottrina come nella liturgia è fatto largo posto allo Spirito Santo, alla “divinizzazione” che esso opera nei fedeli. La teologia è rimasta alla patristica e sotto l'influsso del platonismo; la Chiesa è il luogo in cui avviene la redenzione, la comunità da Dio ordinata in cui gli uomini sono uniti dalla fede ortodossa, dalla legge divina, dal sacerdozio e dai sacramenti. La sua costituzione è sinodale e conciliare, non monarchica; e nella sua vita è fortemente accentuata l'azione dello Spirito Santo. I sacerdoti, ma non i vescovi, possono essere coniugati. Il monachesimo sia nella forma eremitica sia in quella cenobitica, ha una parte rilevante anche come protesta contro l'adattamento della Chiesa al mondo, combinando l'ascetismo con la preghiera e la contemplazione, e costituendo centri di edificazione, di conforto, di propiziazione per i fedeli. La devozione si dispiega nella liturgia con l'intensa partecipazione dei fedeli mediante il canto e con molti gesti pii (segni di croce, genuflessione); nonché nelle astinenze quaresimali che preparano la Pasqua di Risurrezione, massima festa anche per la pietà popolare. L'arte religiosa è dominata dalle esigenze della liturgia (l'iconostasi), dal culto delle immagini (icone). Partecipe del movimento ecumenico la Chiesa ortodossa ha accettato la comunione in sacris con la Chiesa anglicana già nel sec. XIX e ora anche con quella cattolica, a cui si sente vicina particolarmente nell'ascesi, nel mistero eucaristico, nel culto della Vergine e dei Santi. Escludendo i nestoriani e monofisiti, la Chiesa ortodossa oggi comprende: il patriarcato di Costantinopoli, la Chiesa sinodale greca di Atene e quella di Cipro; la melchita (in territorio arabo) coi patriarcati di Alessandria, Antiochia, Gerusalemme e del Sinai; le Chiese slave del patriarcato di Mosca, dell'autocefalia di Polonia, ex-Iugoslavia, Bulgaria con larga diaspora; le Chiese ortodosse di Romania e della Georgia.

Bibliografia

J. de Kologrivof, Il cristianesimo russo-ortodosso, Milano, 1947; A. Schmemann, Byzantine Theocracy and the Ortodox Church, Ginevra, 1948; Fr. Dvornik, Lo scisma di Fozio. Storia e leggenda, Roma, 1953; R. Janin, Les Èglises orientales et les rites orientaux, Parigi, 1955; S. Bulgakov, L'ortodoxie, Parigi, 1958; J. Meyendorff, L'ortodossia ieri ed oggi, Roma, 1959; P. Endokimov, L'ortodossia, Bologna, 1965; K. Algermissen, La Chiesa e le chiese di Cristo, Roma, 1969; E. Jane, La chiesa ortodossa russa, Bologna, 1989.